Gates, Jobs, Paolo e i bullet point

In questi giorni è rimbalzata la segnalazione di questo post che confronta lo stile di presentazioni di Jobs e Gates:

Gates, Jobs, & the Zen aesthetic: “As a follow up to yesterday's post on Bill Gates' presentation style, I thought it would be useful to examine briefly the two contrasting visual approaches employed by Gates and Jobs in their presentations while keeping key aesthetic concepts found in Zen in mind.”

(Via Presentation Zen.)

A me è arrivata via iChat ma ne hanno parlato Paolo e Melablog.

L'analisi è completamente condivisibile e rappresenta l'essenza del dualismo fra il modo di realizzare software (e di pensare) di MS e di Apple: sovrabbondanza di feature e di informazioni da un lato, semplicità ed eleganza dall'altro (anche a discapito delle feature stesse).

Il punto su cui volevo aggiungere qualcosa è la condanna netta dei bullet point:

Gates, Jobs, & the Zen aesthetic: “Mr. Gates needs to read Cliff Atkinson's Beyond Bullet Points, ironically published by Microsoft Press. Atkinson says that '…bullet points create obstacles between presenters and audiences.' He correctly claims that bullets tend to make our presentations formal and stiff, serve to 'dumb down' our points, and lead to audiences being confused…and bored. Rather than running through points on a slide, Atkinson recommends presenters embrace the art of storytelling, and that visuals (slides) be used smoothly and simply to enhance the speaker's points as he tells his story. This can be done even in technical presentations, and it can certainly be done in high-tech business presentations.”

È vero che l'eccesso di bullet point (le liste a paragrafi rientrati con pallino davanti) è un morbo da cui nessun utente di programmi di presentazioni è esente, così come è altrettanto diffusa l'abitudine di scambiare la slide per una relazione scritta, ovvero la trascrizione completa di ciò che lo speaker sta dicendo (cito Paolo, ma viene detto anche nel post Zen)

Presentatevi bene: “Credo che fare le slides in PowerPoint sia uno dei pochi momenti in cui un manager può esprimere la sua creatività. Il fatto che non abbia alcun talento grafico e che nessuno gli ha mai detto che non è indispensabile scrivere proprio TUTTO quello che hai intenzione di dire in una silde, non serve certo a fermarlo.”

Tuttavia dobbiamo considerare che il significato primo dei bullet point è quello di tenere in piedi la struttura del pensiero che vogliamo esporre: la vocazione di quei pallini è di essere nient'altro che un'outline.

Il materiale di questa struttura sono le cose che dobbiamo esporre a voce. Se abbiamo paura di dimenticarcele esiste lo spazio apposito nelle note dove inserire, volendo, anche la sceneggiatura completa della nostra presentazione (ma per me è più divertente andare a braccio): invisibile per il pubblico. Rete di sicurezza per lo speaker.

Solo occasionalmente un pensiero per esteso può comparire in una slide. Rigorosamente limitato a poche righe, quelle che restano in mente. Ho visto slide piene di articoli integrali di normative illeggibili. Il pubblico sbadiglia sul posto e (forse) si leggerà il contenuto con calma in privato, scaricandosi il PDF.

Tornando alla struttura, poiché la quantità di informazione che riempe una singola slide dovrebbe essere ragionevolmente bassa, anche la sua struttura dovrebbe essere leggera: 3-4 bullet, massimo 5, con il primo in alto e uno in mezzo che fanno da argomenti principali e gli altri da diramazione secondaria.

In questa situazione l'uso dei bullet point sulla slide definitiva ha senso, secondo me: se devo esporre un tema prevalentemente tecnico oppure consequenziale o razionale, posso permettermi di farlo mediante una sequenza di righe… a patto che il mio eloquio sia sufficientemente non soporifero.

PowerPoint è pieno di strutture pronte per le slide fatte con i bullet ed è dotato della pericolosa proprietà di ridurre automaticamente la grandezza dei caratteri man mano che si aggiungono paragrafi: non mette limite al dilagare dei bullet e dei testi integrali.

Keynote (il programma di presentazioni usato da Jobs e ora incorporato nella mini suite iWork) insegue il suo rivale per ovvi motivi (favorire lo switch di utenti da PP) offrendo le stesse strutture a bullet. La differenza sta, oltre all'eleganza e alla cura grafica dei template (vedere per credere), nel mancato ridimensionamento dei font e nel gentile invito, mediante l'ampia interlinea dei template, a tenere basso il numero dei paragrafi con bullet.

Con Keynote, se vogliamo aggiungere testo dobbiamo forzare font e interlinea a stringersi, rovinando sensibilmente la grafica dei template incorporati ma anche quella di un template PPT importato.

Il concetto di modica dose per i bullet point, insomma. Qualcosa di simile a quanto si trova nello strumento S5 di Eric Meyer.