Le cose da dire, il tempo per dirle.

Ogni tanto qualcuno mi chiede “ma come fai ad avere (quasi) ogni giorno qualcosa da dire”. Io alzo le spalle. E’ che in realtà vorrei rispondere “come fai tu, a non averlo.

(Via Squonk » Speechless)

Anch’io ammiro molto la costanza da fondisti di blogger come il Sir. Anch’io sento nella testa un costante borbottare di pentolone sul fuoco eppure solo raramente la bolla arriva in superficie e alza il coperchio.

Le cose da dire ci sono, le abbiamo tutti dentro di noi.

Il tempo per dirle, per dispiegare l’idea accartocciata nella nostra testa, non sempre c’è.

Il lavoro, i figli, la routine, le cavallette.

Già, le cavallette.

Take your time, don’t find your time

diceva Randy Pausch.

Il tempo per scrivere è anche il tempo per capire e guardarti intorno. Per sapere dove stai andando, almeno un po’.

Se aspetti di trovarlo e non cerchi di prendertelo finisce che ti perdi. E non capisci. E rimani nella nebbia.

La vita scorre via in fretta. Se non ti fermi a guardarti intorno finisce che te la perdi.

Ferris Bueller

E’ come non prendersi il tempo per correre, dormire bene, stimolare il cervello: Si vive male, si lavora male, si vuole bene male.

Ad esempio sono tre anni che volevo scrivere questo post, ispirato dal post di Gaspar Mi piacerebbe, ma non ho tempo:

Ora, quando mi dici “Mi piacerebbe ma non ho tempo” il significato vero è un altro: da “Non è in cima alle mie priorità” fino a “Non me ne può fregar di meno“, a seconda dei casi.

[…]

Ma se mi spezzo una gamba, il tempo di andare al Pronto Soccorso lo trovo di sicuro.

Ora me lo sono preso. Grazie Sir, Grazie Gaspar.

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