mental sauces… mental saws…


Archive for Maggio, 2007

Vittime e carnefici

E’ appena finita la tanto discussa puntata di annozero, quella in cui hanno trasmesso il documentario BBC Sex Crime and Vatican.
Più che il filmato, che avevo già visto da un po’, mi interessava il dibattito.

E monsignor Rino Fisichella, rettore della Pontificia Università Lateranense, cui va tutta la mia ammirazione per il self control e le arti diplomatiche (duemila anni di scuola saran ben serviti a qualcosa), ha decisamente vinto ogni possibile premio per la faccia di bronzo con cui ha detto:

Anche la Chiesa è vittima

Allora se il core del filmato fosse stata la denuncia di pedofilia da parte dei membri della Chiesa Cattolica Apostolica Romana, monsignor Fisichella potrebbe anche aver ragione, visto che certe pecore nere sono di sicuro un’onta per la perfettissima immagine che la Chiesa vuole dare di sé.

Ma la vera questione è che la Chiesa Cattolica, quella che vorrebbe insegnare a tutti (cattolici e non) quali siano le regole morali su cui improntare la propria vita, i panni sporchi se li vorrebbe lavare in casa.
Nessuno se ne deve impicciare, nessuno ne deve parlare, nessuno deve sporgere denuncia all’autorità costituita.
E, con la scusa del segreto istruttorio per il processo canonico, impone a tutti il silenzio, pena la scomunica, nei casi di violenze sui bambini.
Poi si sa i processi canonici durano molti anni e tra qualche lustro tutto finirà a tarallucci e vino.

E in tutto questo la Chiesa ha il coraggio civile di chiamarsi vittima?

Ci sono conti che non mi tornano. Non possono proprio tornare

Un unico pensiero, mutuato da Luis de Buñuel: grazie a dio sono atea.

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Polemica e web 2.0

Come commentavo poc’anzi su meta-etica, è curioso come nella blogosfera la vis polemica sia considerata alla stregua della maleducazione.
Quasi come se il non essere d’accordo e dirlo apertis verbis fosse una mancanza di rispetto per chi scrive.

Veramente, non capisco.
Sarà che vengo da anni e anni di discussioni, anche accesissime, su BBS, newsgroup e forum, sarà che non vedo un blog come una monade leibnitziana che interagisce solo con se stessa, ma non vedo proprio dove sia il problema.

Non si fa, dice Fed, serio serio.
Se poi gli si chiede perché non si faccia, apre un infinito dibattito ;-) sul fatto che non lo fa nessuno, che il web 2.0 ha e dà una visione ottimistica dei rapporti tra le persone (hahahahahahahahaha), che è poco carino… al più si fa un post all’uopo (ma mantenendo i toni moderati) nel proprio blog, nella speranza che il nemico lo legga.

Insomma ognuno sputa veleno nel proprio piatto, sperando che il vento o la deriva dei continenti lo portino fino all’avversario.
Quel che si dice polemica adiabatica.

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Strafiga, ovvero questa te la sei voluta

Nel post sul FemCamp Elena says:

eh ma così mi imbarazza un casino
Poi diciamolo.. esiste un appellattivo più lontano dalla mia persona di “strafiga”?. No. (S’apra il dibattito).
Grazie, anche tu, anche voi, anche il cosino che fa odore di latte e che mi si è addormentato in braccio e quell’altro che si procura ematomi a rota: sei/siete strafighi

Se non avessi chiesto di aprire il dibattito mi sarei limitata a ricommentare il post precedente, ma a questo punto ce n’est pas possible!

Io non abuso mai delle parole.
Non indulgo mai in complimenti. Le mie sono sempre constatazioni.
E se dico che sei strafiga è perché lo sei.
Lo sei per quello che dici, per come parli, per come guardi, per come ti muovi.
Lo sei anche per come scrivi, anche se non avevo mai letto niente di tuo prima.

Non vedo perché non dirlo.

E se vuoi proprio aprire il dibattito, ti spedisco il dibattologo di famiglia…


Stracci di FemCamp

Incredibile a dirsi: non siamo arrivati in ritardo.
Eppure io non ho seguito uno straccio di intervento che fosse uno. Sì, perché è stato del tutto impossibile allontanare il Tato dal cortile di accesso.

Però… alcune cose le ho comunque notate:

  1. Sembravano esserci più uomini che donne. E questo la dice lunga sulle donne e la rete, purtroppo.
  2. C’erano anche donne che i vent’anni li avevano passati da un pezzo. E questo mi ha reso estremamente felice, perché sono anni che sostengo che internet non è solo teenagers, pedofili e nerds.
  3. Massimo Morelli non ha ancora visto il finale di Lost 3. Allora glielo dico io: finisce che il medico saluta Evangeline Lilly. Era ora.
  4. Elena mi ha detto che vogliono organizzare un RomagnaCamp. E’ la volta buona che Fed si decide e porta il Tato al mare.
    Nota a pié di pagina: Elena è strafiga. Non c’entra niente ma va detto.
  5. Gioxx deve innalzare altari e fare sacrifici disumani al dio dell’ATC che gli ha concesso di ritrovare il suo fido macbook (non backuppato, bestia!), proditoriamente lasciato sulla navetta che dal parcheggio l’ha portato in via San Felice.
  6. JTheo sarà anche simpatico come un dito nel culo, ma lo adoro. Non servono commenti ulteriori.
  7. il Bolso non ha avuto il coraggio di mettere in scena la sua tettateoria
  8. L’assenza più evidente: Aborigena
  9. Paolone è… Paolone.

E, come chicca finale… io adesso sono a casa e scrivo questo post (non prima di aver nutrito e addormentato i due inferociti infanti) e il bolso è tornato là.
Tradotto: o trent’anni di femminismo non son serviti a niente, o la potenza del lato femminile di un maschio vince su tutto.
Tertium non datur.

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Una rete di donne - Donne in rete

Sabato ci sarà il FemCamp.
E sarà qui a Bologna.
Fed* ci tiene molto ad andarci, un po’ per vedere i suoi blogamici, un po’ per conoscere alcuni personaggi che, per quanto li cita, ormai hanno tratto di mito.
Poi ci sarà chi non ci sarà, ma sarà difficile sentirne la mancanza.

E io?
E io, unica donna di famiglia mi lascio andare a uno dei miei soliti sofismi:

Perché mai il mio sesso dovrebbe essere importante nel mio rapporto con la rete e/o la tecnologia?

Perché dovrei sentire il bisogno di una sorta di riserva indiana fatta di noi donne, per noi donne, che solo noi ci capiamo?

Perché mai il solo fatto di essere donna dovrebbe creare una affinità con un altro membro femminile del genere umano?

Porto di lago senza vento, come una ruota senza perno, come una discussione che si avvita.
Qual è il sesso di un cervello?

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* il solito presenzialista, pronto a stringere le mani a tutti e disposto a far qualsiasi cosa pur di essere al centro dell’attenzione


Giovanni Falcone e Francesca Morvillo

Un uomo fa quello che è suo dovere fare, quali che siano le conseguenze personali, quali che siano gli ostacoli, i pericoli o le pressioni. Questa è la base di tutta la moralità umana

Una giornata caldissima, per essere maggio.
E la testa presa da cross section, scattering e modelli a shell.
In sottofondo un’eco lontana degli inutili scrutini per l’elezione del Presidente della Repubblica. La faccia di Forlani, che non riusciva ad essere eletto.

500 Kg di tritolo.
Per ucciderlo 500 volte.
Lui, Giovanni Falcone.
Il giudice che aveva avuto il coraggio di mettere le mani nella piaga purulenta di Cosa Nostra. Che aveva cercato di portare alla luce del sole i nessi con la politica romana.
E Francesca Morvillo, una donna che aveva accettato di dividere con lui una non-vita fatta di rinunce e voglia di giustizia.
E Rocco Di Cillo. E Vito Schifani. E Antonio Montinaro.
Che per mantenere la famiglia vivevano ogni giorno sul filo del rasoio.

E quella sera, davvero, sembrava che il sole fosse tramontato per sempre.
Di sicuro era tramontato quel sogno di legalità che si incarnava nel giudice Falcone, nel suo amico Paolo Borsellino e in tutto il loro pool.

Il giorno dopo il cielo era meno azzurro e l’aria meno calda.
Il giorno dopo aleggiava, assordante, il muto sospiro di sollievo della politica italiana.
Il giorno dopo avevamo un nuovo capo dello stato.

Si muore generalmente perché si è soli o perché si è entrati in un gioco troppo grande.
Giovanni Falcone

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Diventare grandi

Quando si diventa grandi?

Si diventa grandi quando si organizza il proprio primo funerale. Quando si chiude un pezzo della propria storia. Quando si decide che una porta chiusa lo è per sempre.

Si diventa grandi quando si accetta la sconfitta. Quando si impara che quello che si vorrebbe e quello che si vuole non sono necessariamente la stessa cosa. Quando non ci si fa abbattere dalle difficoltà della vita.

Si diventa grandi quando si deve accettare che le persone non sono tutte come te. Quando si misura la piccolezza di chi per pochi spiccioli sarebbe disposto a rovinare i tuoi sogni. Quando si deve trattare con chi è uso adottare il ricatto come metodo di contrattazione.

Si diventa grandi.
Prima o poi tocca a tutti.


Girasoli

Come dicevo altrove, i sotterranei del S. Orsola sono un’esperienza di vita.
Fumo, polvere bruciata dal calore dei tubi del riscaldamento, gas di scarico.
Buio.
Tre anni fa eravamo li’, davanti alla porta del laboratorio di citogenetica ad aspettare l’esito di quella funicolocentesi che avrebbe deciso il nostro futuro.
Erano le 14.40 quando sono arrivati i risultati, mentre dall’altra parte di Bologna, in un altro ospedale, c’era una stanza singola riservata per me qualora avessi deciso per l’aborto terapeutico.

Ma la sindrome di Di George non c’era.
E all’ultimo minuto, come in tutti i bravi film d’azione, si è fermata la macchina distruttrice.

Un paio di giorni fa, proprio nell’anniversario di quella giornata, Cesare è arrivato a casa con un vasetto di plastica con dentro i germogli spuntati dai semini di girasole piantati con le sue manine all’asilo.
Striminziti, rabberciati.
Ma vivi.
Proprio com’era lui quando ce lo siamo portati a casa in quel dicembre del 2004.

Ma quelle due piantine, che difficilmente sopravviveranno per quanto sono messe male, mi hanno ripagato di tutti i respiri che ho dovuto trattenere.

Da quel giorno nei sotterranei del S. Orsola, fino all’ultimo dei giorni futuri.

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Coda di paglia

Non sopporto che il Vaticano abbia rifiutato i funerali di Welby. Invece non è stato così per Pinochet, per Franco e per uno della banda della Magliana

Parole vere, troppo vere, quelle di Andrea Rivera.
Decisamente fuori contesto, visto che si era al concerto del Primo Maggio.
E, ancor più, fuori luogo.

La Chiesa può fare quello che vuole quando è a casa propria.
Può decidere che i funerali secondo i suoi riti vengano celebrati solo il quinto venerdì di ogni mese e solo alle pesone nate di giorno dispari in anno pari.
E’ un suo diritto negarli a chiunque non sia gradito per pensieri, parole, opere od omissioni.
E’ suo diritto concederli a chi, secondo i suoi dettami, è redimibile e redento.
Carità cristiana la chiamano.

E tutto questo, visto da fuori, risulta iniquo e antidemocratico.
Del resto la Chiesa non ha mai voluto né ha mai detto di essere democratica. Come nessuna struttura di potere, del resto.
Quindi non vedo perchè scandalizzarsi dell’atto in sé.

Quando però l’Osservatore Romano nell’edizione del 2-3 maggio bolla di terrorismo una protesta personale come quella espressa da Rivera, proprio non ce la faccio stare zitta.
Perché a questo punto e in questi termini non è più una faccenda che riguarda unicsamente gli iscritti al club che si chiama Chiesa.
Le parole hanno un peso e terrorismo è particolarmente pesante. Densità pari a quella dell’uranio, più o meno.
Auspicherei che nessuno ne abusasse.

Soprattutto chi, in nome dell’amore, ha una coda di paglia lunga qualche anno luce.
Coda che potrebbe addirittura essere portata come prova ontologica dell’esistenza di dio.

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