Come dicevo altrove, i sotterranei del S. Orsola sono un’esperienza di vita.
Fumo, polvere bruciata dal calore dei tubi del riscaldamento, gas di scarico.
Buio.
Tre anni fa eravamo li’, davanti alla porta del laboratorio di citogenetica ad aspettare l’esito di quella funicolocentesi che avrebbe deciso il nostro futuro.
Erano le 14.40 quando sono arrivati i risultati, mentre dall’altra parte di Bologna, in un altro ospedale, c’era una stanza singola riservata per me qualora avessi deciso per l’aborto terapeutico.
Ma la sindrome di Di George non c’era.
E all’ultimo minuto, come in tutti i bravi film d’azione, si è fermata la macchina distruttrice.
Un paio di giorni fa, proprio nell’anniversario di quella giornata, Cesare è arrivato a casa con un vasetto di plastica con dentro i germogli spuntati dai semini di girasole piantati con le sue manine all’asilo.
Striminziti, rabberciati.
Ma vivi.
Proprio com’era lui quando ce lo siamo portati a casa in quel dicembre del 2004.
Ma quelle due piantine, che difficilmente sopravviveranno per quanto sono messe male, mi hanno ripagato di tutti i respiri che ho dovuto trattenere.
Da quel giorno nei sotterranei del S. Orsola, fino all’ultimo dei giorni futuri.
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girasoli, Aborto terapeutico. Sindrome di Di George
This entry was posted on Giovedì, Maggio 10th, 2007 at 16:02 and is filed under Pensieri. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 feed. RSS 2.0. You can leave a response, or trackback from your own site.
Maggio 11th, 2007 at 13:19
[...] anche tu, Dany, il prossimo anno avrai i tuoi girasoli. Che magari girasoli non saranno. Ma avranno lo stesso [...]
Maggio 22nd, 2007 at 20:23
[...] due germogli troppo lunghi, cresciuti al chiuso. Strapazzati da un viaggio in autobus e dall’irruenza di un Tatino portatore di doni. Eppure erano il più [...]