Pirandello, in realtà, non ha inventato niente. Kafka nemmeno.
E’ la vita stessa che a volte è più inverosimile del più inverosimile dei racconti. Più intricata. Più inconsistente.
E così può capitare che il tuo compagno di vita di abbia davvero fatto un grosso torto per proteggere un’altra persona che, per certi versi, ti ha fatto essa stessa un torto.
E, in realtà, se tu fossi una persona normale ti saresti incazzata non solo per il grosso torto, ma anche per il torto semplice origine di tutte le cose.
E poi decidi che non farai niente contro la persona coinvolta nel torto originario, perché comunque tu avresti poco da guadagnarci e lei molto da perderci.
E dopo un po’ attraverso strade oblique e pensieri laterali sei lì ad ascoltare, confortare, consolare questa persona per la quale, in teoria, tu dovresti provare solo rancore, visto che ti ha fatto un torto.
E che dopo aver ascoltato, confortato, consolato, un giorno ti ritrovi con Jtheo a parlare del problema che nel 2003 ti ha fatto mettere insieme al tuo compagno di vita, quando ex abrupto esce una chat di poche righe dal significato incomprensibilemnte accusatorio che termina con un melodrammatico addio (e qui mi immagino una pallida figuretta appesa alle tende con il polso ritorto appoggiato alla fronte
).
E allora ti ritrovi a pensare che forse avresti sprecato meno tempo ed energie se avessi deciso di piantare le unghie. E che forse ti saresti divertita di più a giocare secondo quelle che sono le tue regole usuali.
Lo potresti ancora fare, ma non lo fai.
Perché? Perché in fondo vale ancora la considerazione di cui sopra.
E la morale di questa storia?
Che Mae West aveva poi ragione a dire
When I’m good, I’m very good. But when I’m bad I’m better.
La prossima volta non ci provo nemmeno ad essere good.
Ci si guadagnano solo inutili rotture di pelotas.
E con questo questo blog può tornare all’inferno.