Questo blog era morto a causa di una donna. E adesso (non dopo tre, ma dopo 25 giorni, Neeta… ;) ) riprende per merito (o colpa?) di altre donne.

Io non ho mai capito le donne. Non ho mai apprezzato la profondità pozzangherale dei discorsi da donne. Non ho mai compreso le piccole, risibili, manovre per diventare regine di una qualsivoglia corte dei miracoli. Non ho mai condiviso il bisogno, squisitamente femminile, di espiare, di immolarsi, di sentirsi poco degne, di farsi gestire, di lasciare ad altri il compito di decidere sul loro conto, la loro vita, la loro mente e il loro corpo.

E poi… poi sono arrivate le mie donne.

E’ un po’ che ci conosciamo. E’ un po’ che facciamo strada insieme. E’ un po’ che ci confrontiamo.
E, ancora oggi, mi stupisco di come e di quanto abbia imparato da loro.

Donne che amano vivere pericolosamente.
Ché spogliarsi fino alla carne è solo dei pazzi e di chi non teme né il giudizio della pubblica piazza né di se stessi.
Ché il sostenere le proprie idee anche quando arrivano rasoiate di traverso è di chi ha le basi di granito.
Ché non cercare scappatoie alle regole, ma battersi per cambiarle e farlo fino alle lacrime è di chi crede ancora in qualcosa.
Ché mettersi in gioco, davvero, è pericoloso.

Donne che camminano sempre a testa alta.
Donne che non si piegano alla vita.
Donne che sanno guardare lontano.

Grazie donne, per essere entrate nella mia vita. Grazie per avermi dimostrato che la differenza tra donne e donn(icciole) è tutto fuorché trascurabile.

E grazie per le discussioni degli ultimi due giorni che mi hanno fatto tornare la voglia di scrivere qui.