mental sauces… mental saws…


Archive for Luglio, 2008

Le mamme coraggio

Le vedo, quelle braccia che raccolgono la testolina.
Quell’abbraccio senza fine, fino all’ultimo respiro.
Gli occhi asciutti, che per piangere c’è tempo dopo.

La vedo, quella donna piegata ma non spezzata dal dolore.
Quella donna che ha visto cose disumane, portato pesi indescrivibili.
Che ha affrontato salite e discese da lasciar senza respiro.
Che ormai almeno so che siamo in cima, o in fondo, e che adesso non devo più stare col fiato sospeso.

Le mamme coraggio son tutte così.
Ritratti in bianco e nero dalle tinte troppo forti.
Dalle ombre troppo dure.

Cambiano i nomi, i tratti, gli affetti.
Ma lo sguardo è lo stesso.
Lo sguardo di chi ha visto il prima,il durante e anche il dopo.
Ché il dolore non ne fa di distinzioni.
Strappa via brandelli di cuore a morsi sfilacciando la carne ben bene.

Le mamme coraggio son quelle che sanno di non essere mamme coraggio.
Ché mica l’han potuto scegliere.
E se avessero potuto non l’avrebbero scelto.

Le mamme coraggio son quelle che non sentono il bisogno di urlarsi.
Ché sanno quel che sono.
E quel che avrebbero voluto essere: donne.
Mamme.


Kapuro

Io l’avrei voluta chiamare Tullia, ma mio fratello no: lui voleva il gl.
E l’ha avuta vinta lui ed è stata Tuglia.
Ma per poco, che alla fine è diventata per tutti Kapuro.

Sì, perché fin da piccola ha dimostrato la sua indole di cane testardo e incosciente. Gaburo per i trentini. Kapuro, per la mia amica svizzera, la cui parlata non comprende consonanti men che dure.

Tale padrone tale cane, del resto.

E tu, Kapuro, l’hai aspettato il tuo padrone.
Hai aspettato che tornasse a casa dopo un mese di ospedale. E hai aspettato anche che la tua padrona si riprendesse dalla febbre improvvisa che l’ha presa al ritorno del suo compagno di vita.
Lì, ai piedi del loro letto, hai aspettato.
Solo quando sei stata certa che tutto era a posto, solo allora, ti sei lasciata morire.
E fino all’ultimo hai tenuto alta le testa, per guardarci negli occhi mentre ti venivamo a salutare.

Fai buon viaggio, Tuglia, un melo e un mandorlo ti faranno compagnia.


Web 2.0

Non so da quanti anni navigo in rete.
BBS, minitel, internet quando non c’era ancora il web, iRC, forum, newsgroup.
Eoni fa.

Eppure le discussioni son sempre sugli stessi massimi sistemi.
Ad essere cambiato è il livello delle discussioni.
Molto peggiore adesso di tre lustri fa.

Pochi sanno come si discute, ancor meno sanno argomentare le proprie opinoni.
Molti non sanno nemmeno di averle delle opinioni.
Troppi non conoscono nemmeno le basi della sintassi e dell’ortografia.
Il vocabolario, questo sconosciuto.
Eppure tutti si sentono in diritto di dire la loro.
Anche quando la loro è un nulla condito di niente.

Non so se la massificazione dell’accesso a internet e, ancor piu’, della possibilità di produrre contenuti sia stato un grande affare.
Ché il più è solo uno sbrodolarsi addosso.
Fuffa scritta male e sostenuta peggio.

Con un triste contorno di lei non sa chi sono io, questo è il mio blog e si fa come dico io, i commenti non richiesti e non graditi saranno polverizzati all’istante, questa è casa mia e qui io sono la Via, la Verità e la Vita.
Ché non si dica mai che si possa imparare qualcosa sentendo punti di vita diversi dal proprio.

Mala tempora currunt.

C’è del marcio in Danimarca

La messa è finita, andate in pace.


Lamentazione

Ci sono momenti, come questo, che mi chiedo dove sia scritto che io debba dormire sempre meno ed essere sempre attiva uguale.

Dovevano esserci delle clausole in corpo 5 nel contratto.
Anzi, forse anche più piccolo, ché non l’ho proprio vista ’sta cosa.

Ma fa girar le balle.
E non poco.


Dolore muto

Ho un urlo in gola.
E non va né su né giù.

E, in un certo senso, mi vergogno di stare così male.
Ché questo dolore prima di tutto non è mio.

Una nebbia setosa sui pensieri.
Un pensiero chitinoso sul cuore.


Son cose

Apprendo in questo momento, per bocca del ministro Frattini, che questo è l’anno internazionale della patata.
Adesso mi sono chiare molte cose di questo esecutivo.