Girasoli

Come dicevo altrove, i sotterranei del S. Orsola sono un’esperienza di vita.
Fumo, polvere bruciata dal calore dei tubi del riscaldamento, gas di scarico.
Buio.
Tre anni fa eravamo li’, davanti alla porta del laboratorio di citogenetica ad aspettare l’esito di quella funicolocentesi che avrebbe deciso il nostro futuro.
Erano le 14.40 quando sono arrivati i risultati, mentre dall’altra parte di Bologna, in un altro ospedale, c’era una stanza singola riservata per me qualora avessi deciso per l’aborto terapeutico.

Ma la sindrome di Di George non c’era.
E all’ultimo minuto, come in tutti i bravi film d’azione, si è fermata la macchina distruttrice.

Un paio di giorni fa, proprio nell’anniversario di quella giornata, Cesare è arrivato a casa con un vasetto di plastica con dentro i germogli spuntati dai semini di girasole piantati con le sue manine all’asilo.
Striminziti, rabberciati.
Ma vivi.
Proprio com’era lui quando ce lo siamo portati a casa in quel dicembre del 2004.

Ma quelle due piantine, che difficilmente sopravviveranno per quanto sono messe male, mi hanno ripagato di tutti i respiri che ho dovuto trattenere.

Da quel giorno nei sotterranei del S. Orsola, fino all’ultimo dei giorni futuri.

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