E torno dal limbo per parlar del limbo

Se uno non sarà rinato nell’acqua e nello Spirito Santo, non potrà entrare nel Regno di Dio.
(Giovanni 3,5)

Il Limbo è un luogo dello spirito per quanti hanno amato Dante e la sua Commedia.
L’inizio del viaggio, l’Acheronte, il castello inaccessibile e le anime giuste e sapienti, destinate a non goder mai della visione di Dio perché non battezzate.

Non battezzate, questo è il problema.
Che poi anche qui ci sono i distinguo: ci sono i giusti non battezzati perché nati prima dell’avvento di Cristo e per questi il limbo è situazione temporanea.
E poi ci sono i bambini non battezzati e per loro è destinazione necessaria e definitiva.
Anzi: era definitiva.

Il 20 aprile 2007 le cose cambiano e viene teologicamente esclusa la necessità del limbo per i bimbi non battezzati.
Non è che venga abolito, ma viene considerato da un lato plausibile e dall’altro una visione eccessivamente restrittiva della salvezza.

Insomma se prima si sapeva dove si andava a finire adesso c’è un bel limbo-nonlimbo. Una curiosa sovrapposizione di due autostati sorprendentemente antitetici ortogonali* che comunque dice nulla.

Si potrebbe prenderla come base per una nuova teogonia obliqua.
In fondo ogni dio è figlio delle più grandi contraddizioni dell’uomo.
In fondo.

*sì, sì, al solito facciamo quelli che fanno vedere di sapere le loro cosine, visto che la precisazione è stata richiesta dal bolso

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