Il mistero della vita

eco

Una donna arriva disperata dal suo ginecologo e disse : Dottore Lei mi deve aiutare, ho un problema molto, ma molto serio.. Mio figlio ancora non ha completato un anno ed io sono di nuovo incinta, non voglio altri figli in un cosi corto spazio di tempo, ma si con qualche anno di differenza.. Allora il medico domandò: Bene, allora Lei cosa desidera che io faccia? La Signora rispose: Voglio interrompere questa gravidanza e conto sul suo aiuto. IL medico allora iniziò a pensare e dopo un lungo silenzio disse: Penso che abbia trovato un metodo per risolvere il suo problema meno pericoloso per Lei. La signora sorrise pensando che il medico aveva accettato la sua richiesta.. IL Dottore continuò a parlare: Allora cara signora, per risolvere il suo problema e non stare con 2 neonati in un così corto spazio di tempo, uccidiamo questo che è fra le sue braccia, cosi lei potrà riposare per 9 mesi finche avrà l’altro. Se dobbiamo uccidere, non fà differenza fra questo o quell’altro, anche perchè sacrificare questo che lei ha tra le sue braccia è molto più facile, perchè non ci saranno rischi per Lei. La donna rimase molto più che disperata e disse: NO dottore uccidere un bambino è crimine!! Il dottore rispose: Anch’io la penso come Lei, ma Lei era tanto convinta che ho pensato di aiutarla. Dopo alcune considerazioni, il dottore capì che la sua lezione aveva fatto il suo effetto, e riuscì a far capire alla madre che non c’era la minima differenza fra quello tenuto in braccio e quello dentro del suo ventre.. Sorrise e disse: ci vediamo fra una settimana per la prima ecografia e per sentire il cuoricino del fratellino.. Se ti piace Condivide.. Possiamo provare assieme a salvare una vita!

 

 

Questa è una simpatica storiellina, che da settimane gira su faccialibro e, ad oggi, ha avuto 21574 condivisioni, mica balls.

Io la trovo di una violenza inaudita.

Un medico fa a brandelli una donna per farle fare quello che lui pensa sia giusto per lei. Come se la sua vita, il suo cuore, il suo cervello fossero niente di fronte al suo utero. Una donna, non un’incubatrice del cazzo.

Sono passati 35 anni dall’entrata in vigore della legge 194, ma siamo ancora al punto che la donna, con  i suoi desideri, i suoi sentimenti e (se volete) anche le sue debolezze viene considerata meno di niente, quando si parla di aborto.
Come fosse solo povera sciocchina che non sa cosa sta facendo, che non si rende conto dell’orrore di quello che vuole fare.
Una sciocchina che urge essere riportata sulla retta via ché non si può credere che lei abbia un cervello e lo sappia usare per decidere.

Fidatevi, quando si tratta di scegliere su suo figlio una donna sa sempre quel che fa. Sa di essere in una no-win situation, sa che non ci sono vie semplici, sa che qualsiasi scelta non sará gratis e che a pagare sarà sempre e solo lei. Lo sa bene.
E lo conosce fino in fondo lo strazio che ha nel cuore, anche senza che uno stronzo si senta in diritto di farla soffrire un po’ di più.
Ché per tutti questi moralisti in preda di bramosie salvifiche, la vita in senso astratto é sacra, ma la sua, di donna e di madre, in fin dei conti non lo é. Proprio per niente.

Io ci sono stata su un lettino dove un medico pretendeva di decidere per me. E quel medico, per pararsi il culo, voleva che ricorressi all’aborto terapeutico perché il figlio che aspettavo, un figlio tanto amato e tanto desiderato, non era perfetto.
Al grido di anche se uscisse vivo dalla sala operatoria, cosa volete che campi?, siete giovani, ne avrete altri. Robine così.

Da quel giorno la crudeltà mentale per me ha un nome e una faccia.
Che somiglia tanto a quella dell’ipotetico medico di questa storiellina scritta solo per far moralisticamente leva sul buoni sentimenti.
O sul miserabile bisogno di sentirsi migliori sulla pelle degli altri.
Ché, quando non ci si deve sporcare le mani con la vita, basta poco a mettersi sul piedistallo dei migliori.

Mi spiace, signori miei, non ci sono migliori.
Ognuno fa quel che può, quel che lo fa soffrire meno, quel che lo fa sentire meglio. Ognuno fa quel che umanamente gli risulta possibile.
Non si è eroi a mettere al mondo un figlio, non si è bestie se non ci si sente farlo.

Non c’è nessun mistero della vita, ché manco Giacobbo oserebbe tanto.
Ci son le leggi della biologia, grazie alle quali ognuno di noi è qui. E c’è la coscienza, che ogni giorno ci impone di fare delle scelte.
Non imporle agli altri sarebbe già qualcosa.
Non sentirsi così tanto meglio degli altri da imporre loro in toto la nostra coscienza, sarebbe ancora un passettino di più.

E lo ribadisco: questa storiellina fa schifo, come tutto quello che ci sta dietro.

Il nostro San Valentino

Per certi versi avere due figli equivale alla morte civile: non vedi più nessuno, non senti più nessuno.
Non scrivi neanche più.

Di uscire da soli, poi, non se ne parla nemmeno.
Il solo ipotizzarlo potrebbe indurre a pensare alla necessita di un ricovero immediato per evidenti e manifesti disturbi psichici.

Ma oggi era San Valentino. E i bimbi li abbiamo lasciati ai nonni.
Ché in gioco c’era ben più di quattro rose o due candele sul tavolo di un ristorante.

Il dicembre 2004 me lo ricordo bene.
Cesare tornava a casa dopo cinquanta giorni di ricovero, di cui venti sospeso tra la vita e la morte.  Vivo, straordinariamente vivo.

E anche Miryam quel dicembre non lo dimenticherà mai.
Ma il suo dicembre 2004 è come un enorme pensiero chitinoso sul cuore.
Una ferita ancora aperta. Aperta per sempre, forse.

Oggi, San Valentino, eravamo in piazza per cercare di difendere la 194, una delle poche leggi che tutelano noi donne.
Per Miryam, per me, per tutte le donne che non c’erano.
Per le ragazze, che, evidentemente, non ritenevano importante esserci, che è roba politica e la politica io non la capisco.
Per gli uomini, che hanno brillato per la loro assenza.

Per tutte quelle che hanno dovuto scegliere
Scegliere si sè, della propria pelle, della propria vita.

Chè di quattro rose, due candele e il brillocco si può fare a meno.
Della dignità no.

Torto contorto ritorto

Pirandello, in realtà, non ha inventato niente. Kafka nemmeno.
E’ la vita stessa che a volte è più inverosimile del più inverosimile dei racconti. Più intricata. Più inconsistente.

E così può capitare che il tuo compagno di vita di abbia davvero fatto un grosso torto per proteggere un’altra persona che, per certi versi, ti ha fatto essa stessa un torto.

E, in realtà, se tu fossi una persona normale ti saresti incazzata non solo per il grosso torto, ma anche per il torto semplice origine di tutte le cose.

E poi decidi che non farai niente contro la persona coinvolta nel torto originario, perché comunque tu avresti poco da guadagnarci e lei molto da perderci.

E dopo un po’ attraverso strade oblique e pensieri laterali sei lì ad ascoltare, confortare, consolare questa persona per la quale, in teoria, tu dovresti provare solo rancore, visto che ti ha fatto un torto.

E che dopo aver ascoltato, confortato, consolato, un giorno ti ritrovi con Jtheo a parlare del problema che nel 2003 ti ha fatto mettere insieme al tuo compagno di vita, quando ex abrupto esce una chat di poche righe dal significato incomprensibilemnte accusatorio che termina con un melodrammatico addio (e qui mi immagino una pallida figuretta appesa alle tende con il polso ritorto appoggiato alla fronte :-) ).

E allora ti ritrovi a pensare che forse avresti sprecato meno tempo ed energie se avessi deciso di piantare le unghie. E che forse ti saresti divertita di più a giocare secondo quelle che sono le tue regole usuali.

Lo potresti ancora fare, ma non lo fai.
Perché? Perché in fondo vale ancora la considerazione di cui sopra.

E la morale di questa storia?
Che Mae West aveva poi ragione a dire

When I’m good, I’m very good. But when I’m bad I’m better.

La prossima volta non ci provo nemmeno ad essere good.
Ci si guadagnano solo inutili rotture di pelotas.

E con questo questo blog può tornare all’inferno.

CazzeggioCamp

Ed eccoci qui, tornati confinati in casa (letteralmente, visto che i muratori stanno mettendo le mattonelle fuori della porta) a parlare di ciò che è stato, quello che doveva essere il Romagnacamp.

E’ stato che è iniziato con le balle girate (mie) perché il bolso si muove solo, esclusivamente e unicamente al seguito della blogonda.
Per il resto è la cosa più simile a un baobab che l’uomo bianco abbia mai creato.

E’ stato che l’autostrada prometteva code e allora noi abbiamo ben pensato di riuscire ad arrivare in ritardo (ormai il ritardo per noi è un luogo dello spirito) perdendoci per le campagne romagnole.
Siamo però riusciti a vedere un cartello che indicava Solarolo. Son cose.

E’ stato che Cesare ha visto per la prima volta il mare. E il mare gli faceva gli scherzini rovesciandolo e bagnandogli i capelli.
E lui lo prendeva a calcioni, così impara.

E’ stato che Ulisse ha gattonato sul bagnasciuga. Per dirla tutta ha pure mangiato la sabbia del bagnasciuga. Ha anche provato ad azzannare un granchio morto. Adesso che son passati due giorni ed è ancora vivo lo può sapere anche il suo iPapy.

E’ stato che c’era LoAl che un blog non ce l’ha ma che è stato imbesuito dal bolso per averlo. Però quella che c’era gli pareva tutta bella gente.
Non so so sia un commento positivo, visto che LoAl è soprannominato il pazzo.

E’ stato che c’erano Elena e Feba stanche morte. Esser organizzatrici non è cosa per tutti.
E, al solito, il lavoro duro se lo smazzano le donne.

E’ stato che grazie a PM10 ho riscoperto il piacere di lavorare a maglia. E, ancor meglio, l’ha scoperto Sofi.
Se i pargoli me lo consentiranno, il prossimo anno santo le organizzatrici avranno una sciarpa ciclamino :-)

E’ stato che Gioxx, organizzatore (in teoria) pure lui, a un certo punto voleva tagliare il cordame perché era il compleanno di una fanciulla.
E’ ben vero che ci sono fanciulle e fanciulle, ma ne ho sentite di migliori.
Ci sono vici non confermate che dicono che c’era pure altri due organizzatori, ma sono come la temperatura di Bolzano: non pervenuti.

E’ stato che ho imparato un po’ di cose di JTheo. Un uomo che è sopravvissuto all’invasione degli scarafaggi egiziani.
E scusatemi se è poco.

E’ stato che abbiamo mangiato pizza fino a scoppiare. E Cesare si è addormentato a cavallo di due sedie. E Gioxx mi ha fatto scoprire l’orrore della truzzomobile.
Consiglio: per le fanciulle di cui sopra, una truzzomobile è proprio quello che non ci vuole.

E’ stato che il bolso a un certo punto si è fermato in autostrada.
Birre-Bolso: 2-0

E gli interventi?
What’s interventi?
Che tradotto vuol dire: siamo andati a un barcamp e abbiamo passato una giornata al mare.

Care organizzatrici, non picchiatemi: vi ho pur sempre promesso una sciarpa ciclamino!

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Odore di passato

L’odore di casa di nonna.
Odore di pulito.
Odore di polvere che aveva rinunciato a posarsi. Di vetri lucidi ad ogni ora del giorno, tutti i giorni.
Di pavimenti incerati di fino.
Di bagni sempre disinfettati.

Odore di ordine. Di ogni cosa al suo posto e di un posto per ogni cosa.
Di soprammobili perfettamente allineati. Di pentole perfettamente riposte.
Di briciole che si suicidavano pur di non cadere a terra.
Di un tavolo coperto da una lastra di vetro perché non si rovinasse il legno.
Odore dell’alcool che puliva quel vetro piu’ e piu’ volte al giorno.
Non credo che vi abbia regnato un’impronta digitale per più di un’ora.

Odore di un pulito troppo pulito. Odore di vite infelici.
Di una casa che viva non lo è stata mai.
Ché la vita porta sporco ed aumenta l’entropia.
Intollerabile.

I nuovi non funerali

Ci sono un bel po’ di passi obbligati e un mare di scartoffie da compilare per poter interrompere una gravidanza indesiderata.
E adesso in Lombardia c’è anche la crocetta da mettere per decidere chi seppellirà il prodotto del concepimento.

E avanti così, a dar spallate a ciò che resta della legge 194. Avanti così, a negare alle donne il diritto al proprio corpo, al proprio destino.

Avanti così, a considerare le donne le prime nemiche dei propri figli. Quelle che li ammazzano prima del tempo. Quelle che li buttano via come un chewingum usato. Quelle che non pagheranno mai abbastanza i loro errori.

Avanti così.

Se vuole procedere lei con la tumulazione sono 50 euro.
Metta la crocetta e firmi, per favore.

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Vittime e carnefici

E’ appena finita la tanto discussa puntata di annozero, quella in cui hanno trasmesso il documentario BBC Sex Crime and Vatican.
Più che il filmato, che avevo già visto da un po’, mi interessava il dibattito.

E monsignor Rino Fisichella, rettore della Pontificia Università Lateranense, cui va tutta la mia ammirazione per il self control e le arti diplomatiche (duemila anni di scuola saran ben serviti a qualcosa), ha decisamente vinto ogni possibile premio per la faccia di bronzo con cui ha detto:

Anche la Chiesa è vittima

Allora se il core del filmato fosse stata la denuncia di pedofilia da parte dei membri della Chiesa Cattolica Apostolica Romana, monsignor Fisichella potrebbe anche aver ragione, visto che certe pecore nere sono di sicuro un’onta per la perfettissima immagine che la Chiesa vuole dare di sé.

Ma la vera questione è che la Chiesa Cattolica, quella che vorrebbe insegnare a tutti (cattolici e non) quali siano le regole morali su cui improntare la propria vita, i panni sporchi se li vorrebbe lavare in casa.
Nessuno se ne deve impicciare, nessuno ne deve parlare, nessuno deve sporgere denuncia all’autorità costituita.
E, con la scusa del segreto istruttorio per il processo canonico, impone a tutti il silenzio, pena la scomunica, nei casi di violenze sui bambini.
Poi si sa i processi canonici durano molti anni e tra qualche lustro tutto finirà a tarallucci e vino.

E in tutto questo la Chiesa ha il coraggio civile di chiamarsi vittima?

Ci sono conti che non mi tornano. Non possono proprio tornare

Un unico pensiero, mutuato da Luis de Buñuel: grazie a dio sono atea.

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Stracci di FemCamp

Incredibile a dirsi: non siamo arrivati in ritardo.
Eppure io non ho seguito uno straccio di intervento che fosse uno. Sì, perché è stato del tutto impossibile allontanare il Tato dal cortile di accesso.

Però… alcune cose le ho comunque notate:

  1. Sembravano esserci più uomini che donne. E questo la dice lunga sulle donne e la rete, purtroppo.
  2. C’erano anche donne che i vent’anni li avevano passati da un pezzo. E questo mi ha reso estremamente felice, perché sono anni che sostengo che internet non è solo teenagers, pedofili e nerds.
  3. Massimo Morelli non ha ancora visto il finale di Lost 3. Allora glielo dico io: finisce che il medico saluta Evangeline Lilly. Era ora.
  4. Elena mi ha detto che vogliono organizzare un RomagnaCamp. E’ la volta buona che Fed si decide e porta il Tato al mare.
    Nota a pié di pagina: Elena è strafiga. Non c’entra niente ma va detto.
  5. Gioxx deve innalzare altari e fare sacrifici disumani al dio dell’ATC che gli ha concesso di ritrovare il suo fido macbook (non backuppato, bestia!), proditoriamente lasciato sulla navetta che dal parcheggio l’ha portato in via San Felice.
  6. JTheo sarà anche simpatico come un dito nel culo, ma lo adoro. Non servono commenti ulteriori.
  7. il Bolso non ha avuto il coraggio di mettere in scena la sua tettateoria
  8. L’assenza più evidente: Aborigena
  9. Paolone è… Paolone.

E, come chicca finale… io adesso sono a casa e scrivo questo post (non prima di aver nutrito e addormentato i due inferociti infanti) e il bolso è tornato là.
Tradotto: o trent’anni di femminismo non son serviti a niente, o la potenza del lato femminile di un maschio vince su tutto.
Tertium non datur.

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