Del giudicare

Il mio giudice è il Signore! Non vogliate perciò giudicare nulla prima del tempo, finché venga il Signore.

Corinzi 4,4-5

Eccola qui la pietra che ha affossato l’umano giudizio.
Insieme alla storia della pagliuzza e della trave, ovviamente.

Giudicare è peccato: non si fa. Non si deve.
Sta male. E’ disdicevole. Moralmente inaccettabile.
E se proprio lo si fa non si dice.
C’è chi dice addirittura che renda ciechi.

In realtà quella del giudizio è una delle più alte espressioni dell’intelletto umano.
Presuppone l’elaborazione di una domanda e la riflessione sulle possibili risposte, ché di risposte non ve n’è mai una sola. Tantomeno una giusta (ché la verità d’oggi è destinata rivelarsi illusione di domani).
Ed è proprio qui che entra in ballo, come in un esperimento di fisica quantistica, l’osservatore.

Non si è mai obiettivi nel giudicare.
Non lo si può essere.
E, proprio come per la fisica quantistica, il solo voler misurare influenza la misura.
Ma questo non basta ad invalidarla.
Come non invalida il nostro diritto/dovere di giudicare.

In tedesco è tutto più facile, che il termine stesso Urteil porta dentro di sé la sua essenza: separare.
Ciò che si vuole da ciò che non si vuole.
Il punto da dove si arriva e quello verso cui si va.
Ciò che è essenziale da ciò che non lo è.

Tutti lo facciamo. Tutti i giorni. Nelle piccole e nelle grandi cose.

Io non credo a chi dice di non giudicare.
Credo ancor meno a chi appiccica un valore morale a questo supposto e improbabile non giudicare.
E sorrido a chi si lancia in giudizi apodittici su chi giudica.

Noi siamo quello che facciamo.
E quello che facciamo è sotto la luce di almeno un piccolo riflettore che lo rende passibile di giudizio.
E chiunque vedrà quella luce la valuterà e ne trarrà le sue conclusioni.
Positive. Negative.
Di ininfluente rumore termico.

E in fondo, come diceva quel simpatico misantropo di Oscar Wilde solo le persone superficiali non giudicano dalle apparenze.

Incontri di radio

Vent’anni, trenta chili, due figli, un po’ di fidanzati.
Questo è quel che mi separa dai tempi che a Riva del Garda c’ero di casa.

Non c’era la circonvallazione (= giustizia per Mori), allora.
E andare a Riva del Garda poteva essere come un pellegrinaggio. Nel senso che ad andarci in macchina o in ginocchio sui ceci ci si metteva lo stesso tempo.

Eppure è sempre uguale a se stessa, pur essendo profondamente cambiata.
Le stesse case del centro. Lo stesso attracco dei traghetti. Le condotte forzate dalla Val di Ledro.

Ma non ci sono più i posti di allora.
Il parcheggio dove ci incontravamo nelle sere d’estate. Quello in centro, dove c’era una baracchina dove mangiare un hot dog o due patatine, ascoltando musica improbabile dalle macchine lasciate aperte.
E la minuscola gelateria, dove c’eran due fratelli che facevano un gelato da urlo. E il pub dove passavamo le sere d’inverno. E la birreria in piena campagna, che era aperta solo d’estate perché le porte non le aveva.

Pero’ c’è un’enoteca, sul cui buongusto avrei di che dire, a partire dall’insegna delirium tremens. Una pasticceria di qualità mediocre dove pendono gli ordini col terminalino, che fa tanto tecnologico.
E al posto del nostro parcheggio con la baracchina c’è una roba di vetro e cemento che non ho ben capito a che serva, ma che comunque fa schifo lo stesso.

Però piazza Erbe è sempre lì. E anche la Rocca. E anche il lungolago.

E tutto questo è invaso da festanti radaioli.

C’è Sandrino, che quando viveva a Bologna non lo vedevamo mai, ma lo sentivamo in chat.
Che adesso che fa il papà ad Alfonsine non lo sentiamo manco più in chat.
Ma che adesso lo troviamo a Riva.
Con un suv parcheggiato in maniera indecente, ché tanto i vigili son già passati e non mi hanno multato. Le cuffie in testa. La parlantina di sempre, quella di chi mi ha rifilato una comoda borsa portavivande spacciandola per un accessorio per il notebook.
Ma l’ha rifilata anche a Gioxx e allora va bene così.

C’erano i Foneri che non so nemmeno se questo è il loro link, ma di meglio non ho saputo fare.
Son mesi che il pazzo presenzialista vuole condividere il nostro accesso a internet, ché fa tanto social.
Non fosse che al contempo se la mena per i possibili effetti del WiFi sui bimbi gli accessi illegali, varie ed eventuali, non sarei piegata in due dal ridere. Immagino.

E poi Gianluca Neri, che ormai si è montato la testa e crede davvero di conoscere i posti dove solo gli sherpa mangiano il coniglio fatto come dio comanda.
- A settembre ti ci porto io in un vero posto da sherpa e poi ne riparliamo. -
E poi prova a tirarsela a mille perché l’uomo del modem non andava alle feste di Cuore, ché quelli eran i bolognesi e io non c’entravo niente.
Però promette al bolso non so cosa su non so quale doppiatore. Così, giusto a memento mori.

E poi colui che per esser davvero baffuto fino nell’anima si è fatto anche crescere la barba.
Tanto barba da sembrare finta. Con tanti occhiali da sembrare Alan Ford travestito da Fidel Castro che voglia mascherarsi da Zorro.
Con centotre anni in meno. E un po’ di risate in piu’.

E poi… poi si è messo a piovere (che novità, vero?) e abbiamo tagliato il cordame.

E così ci siam persi la Ninna. Ché il bolso se n’è accorto solo stamattina che diceva di esserci.
Purtroppo.

In memoria della zinna

La satira è un punto di vista e un po’ di memoria. 

Daniele Luttazzi*

E le chicche** della Zinna non dovrebbero andare perse, anche se la parodizzata l’ha presa maluccio.
Pazienza.

  • avevi quell’afrore muschiato…da stallone. Ti snasavo in metropolitana, mentre facevo finta di leggere iodonna e secernevo…disidratation
  • Spit in the dish where she eats: apre un fake e i cretini che aveva bloccato accorrono in massa. Non saprebbero vivere senza di lei
  • ride. Porca paletta nana, su twitte_r è pieno di dementi.
  • .ho avuto tre orgasmi dall’ultimo update..ed è tutto naturale… Non rispondo agli invidiosi….
  • ollele. olllala. non la fo vedè, e state a rosicà
  • Energy warnig: Ad un passo dal mio piacere. ad un soffio. ad un niente. ad un millimimetro. ad un dettaglio. Poi sono finite le batterie
  • By my feet: Mi ha detto “scendi”. E io fuori dalla macchina ho alzato la gonna e ho detto: “volevi questo?”. Ma tu sei ripartito. Sgommando
  • ti chiamo master. ti chiamo padrone. ti chiamo signore. ti chiamo mio adone. Ah, come, un taxi? Sì, te lo chiamo subito…
  • il mio spirito è inquieto…qualcosa sta per arrivare…riesco quasi a sentirlo…è quasi tangibile…percepisco la sua presenza…SBONK!
  • che dolore, porca paletta
  • Ha fatto la sua domanda per i candidati, candeggiando, e la candida è un ricordo lontano…
  • Pensa che i fatti di Bolzaneto sono una brutta cosa e che è non è giusto che da quelle parti parlano il tedesco
  • Pensavi non avrei leccato le piastrelle? Pensavi non avessi bevuto vodka? Pensavi che non avrei un dito? Quando smetti di pensare pulisci
  • che poi, se avrei ricomprato le batterie, a quest’ora non saressi qui ma in vasca.
  • Quando mi hai alzato la gonna l’ultima volta ho preso freddo, diarrea per 3 giorni, porca tavoletta!
  • ma voi…cari twitti…che posizione avete a riguardo? Perchè io…
  • Si rimira in the mirror, cellulite go away, leave me hello….
  • Si sveglia madida, si rifa il caffè, che la prende alla sprovvista, colandole addosso…
  • Si deterge, s’insapona, si deodora, s’insifona, si commenta… ma Santa Nana, quanta fatica per farsi alzare la sottana!
  • Workflow. Mi hai presa sulla scrivania. Sulla stampante. Sul fax. Sullo scanner. Nella sala server. In quella riunioni. Ma lavorare mai eh?
  • vado a fare una gita a Tor Quemada, va’…
  • Toh! Rquemada! Quanto tempo che non mi prendevi così….
  • pensa che certi muri non si potranno mai abbattare. ma tu comunque continua a spingere
  • odio gli uomini che in ufficio non riescono a non guardarmi il culo. Per colpa loro dovrò smetterla di lavorare in ginocchio sulla sedia
  • ti cammino sopra per eccitarmi un po’. ti guardo, e sei duro da morire. cado su di te, e tu muto e immobile. Ti amo, asfalto di via G. Belli
  • E’ molto triste perchè nessuno le fa la parodia, che pare odia, ma invece è amore
  • che poi perchè tutti parlano di parodia oggi? La gente ha tempo da perdere. Io invece vado a scrivere un altro racconto erotico
  • pensavo mi odiassi. credevo mi amassi. ero sicura mi volessi. ma quando mi sono tolta il template hai continuato a leccarlo senza cagarmi +
  • about. porca puleggia, la gente non ha ancora capito che le parodie si fanno sui blog e non sui blogger. Dilettants
  • Let’s talk about it! (ha sbagliato il titolo dell’ultimo post, quello dove spiega che anche se non pare, è una donna di successo)
  • non capisce perchè parlare di masturbazione femminile generi tanto scandalo. Dopodichè paga ed esce dal supermercato
  • si chiede a cosa serve lo stile, quando hai un tacco a stiletto e la schiena di un blogger in cui conficcarlo
  • Se per voi valgo sw3n, non avete capito una paletta. E pinna_r? Perché non citate anche lei. E’ che ci sono trend setter e pecorine…
  • Nuda, sul ciglio della strada, ripeteva incessantemente: fake me, fake me, fake me, fake me. Refusi del cazzo
  • E’ che ci sono trend setter e pecorine. Sì, lo sa, l’ha già scritto, ma voleva vederlo senza puntini, rielaborarlo un po’.
  • mi scopava da paura, con un solo difetto. Nel momento dell’orgasmo gridava: viva la bozza Bianco per la revisione della legge elettorale!
  • Il twit precedente è una parafrasi di Foster Wallace, per fare contenti quelli che pensano che io sia LPD
  • c’è gente che è convinta che le parodie e i fake siano nati con i blog. Le serve un bagno caldo in pausa pranzo. Va
  • @Stefigno followi 1850 persone depresse e neanche una che te la dia, porca Esmeralda, think about it…
  • pausa pranzo. mangia un tramezzino. scrive un raccontino. banna 728 troll dal suo blog. Non saprebbero vivere senza di lei. Lei, invece
  • Mi piace pensare che basterebbe solo guardarti per farti perdere la ragione. Ma ho perso una lente, porca paletta.
  • Ti ecciti, ti ingrifi, ti ingrufi, ti ingrugni. Nel vedermi a quattro zampe sul pavimento. Ma sto sempre cercando la lente di prima.
  • Lentamente allento lenzuola, lentiggini m’allattano la fronte, cerco la lente, ma non ti vedrei lo stesso. Vienimi davanti, dai.
  • Shame on you if you fake me. And if you don’t fake me, shame on me, and fuck off the rest. I’m the best, looking for a beast.
  • E’ in ufficio che guarda male una pila di fogli comparsi sulla sua scrivania. Basta, senza lente non si va avanti in questa vita anal ogica.
  • Non ha tempo per andare in bagno, odia la routine dell’ufficio che impedisce di andare in bagno e…. aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa, fatta
  • comincia un po’ a sentire la stanchezza. L’opra struggente del formidabile genio pesa anche nell’epoca della sua riproducibilità.
  • ancora stanno con gli idraulici. Io sto scrivendo un racconto erotico su un sistemista di rete, e loro ancora con gli idraulici stanno
  • mi lecco lubricamente le labbra…ti guardo…mi guardi…sorrido…sorridi. Ma è lo specchio, porca pala!
  • un bel gioco dura poco…quindi sbrigati a farmi godere, stronzo.
  • Mi eccitava perchè era un uomo dal grande seguito. E non ho detto niente mentre scopandomi ha cominciato ad urlare: 500, 500 followers!!!
  • yoga. La tua mano che mi passa il lasonil sulle ginocchia sbucciate…i tuoi piedi sul mio naso…i miei peli sul tuo viso, il tuo…
  • Whishing. Vorrei tanto sapere chi si cela dietro di me…
  • Ecco, non ho fatto in tempo a scrivere “dietro di me” che qualcuno ha capito male. Ma perchèèèèèèèèèèèèè
  • Dopo l’appello a boicottarla di @blublog, rilanciato da tale @ninna_r, riceve altre 5 richieste da nuovi followers
  • ora mandatele l’artiglieria, maledetti, zinna_r è qui ad aspettarvi con il coltello tra i denti, per la libertà di espressione e di satira!
  • e vabbè, sapete che c’è…
  • Precox. Un bel gioco dura poco. E come sono andata, me ne vengo. Ciao

* a riprova che anche un orologio fermo due volte al giorno segna l’ora giusta.

** mancano gran parte di quelle del primo giorno… sono arrivata tardi, sorry! :(

Donne

Questo blog era morto a causa di una donna. E adesso (non dopo tre, ma dopo 25 giorni, Neeta… ;) ) riprende per merito (o colpa?) di altre donne.

Io non ho mai capito le donne. Non ho mai apprezzato la profondità pozzangherale dei discorsi da donne. Non ho mai compreso le piccole, risibili, manovre per diventare regine di una qualsivoglia corte dei miracoli. Non ho mai condiviso il bisogno, squisitamente femminile, di espiare, di immolarsi, di sentirsi poco degne, di farsi gestire, di lasciare ad altri il compito di decidere sul loro conto, la loro vita, la loro mente e il loro corpo.

E poi… poi sono arrivate le mie donne.

E’ un po’ che ci conosciamo. E’ un po’ che facciamo strada insieme. E’ un po’ che ci confrontiamo.
E, ancora oggi, mi stupisco di come e di quanto abbia imparato da loro.

Donne che amano vivere pericolosamente.
Ché spogliarsi fino alla carne è solo dei pazzi e di chi non teme né il giudizio della pubblica piazza né di se stessi.
Ché il sostenere le proprie idee anche quando arrivano rasoiate di traverso è di chi ha le basi di granito.
Ché non cercare scappatoie alle regole, ma battersi per cambiarle e farlo fino alle lacrime è di chi crede ancora in qualcosa.
Ché mettersi in gioco, davvero, è pericoloso.

Donne che camminano sempre a testa alta.
Donne che non si piegano alla vita.
Donne che sanno guardare lontano.

Grazie donne, per essere entrate nella mia vita. Grazie per avermi dimostrato che la differenza tra donne e donn(icciole) è tutto fuorché trascurabile.

E grazie per le discussioni degli ultimi due giorni che mi hanno fatto tornare la voglia di scrivere qui.

Torto contorto ritorto

Pirandello, in realtà, non ha inventato niente. Kafka nemmeno.
E’ la vita stessa che a volte è più inverosimile del più inverosimile dei racconti. Più intricata. Più inconsistente.

E così può capitare che il tuo compagno di vita di abbia davvero fatto un grosso torto per proteggere un’altra persona che, per certi versi, ti ha fatto essa stessa un torto.

E, in realtà, se tu fossi una persona normale ti saresti incazzata non solo per il grosso torto, ma anche per il torto semplice origine di tutte le cose.

E poi decidi che non farai niente contro la persona coinvolta nel torto originario, perché comunque tu avresti poco da guadagnarci e lei molto da perderci.

E dopo un po’ attraverso strade oblique e pensieri laterali sei lì ad ascoltare, confortare, consolare questa persona per la quale, in teoria, tu dovresti provare solo rancore, visto che ti ha fatto un torto.

E che dopo aver ascoltato, confortato, consolato, un giorno ti ritrovi con Jtheo a parlare del problema che nel 2003 ti ha fatto mettere insieme al tuo compagno di vita, quando ex abrupto esce una chat di poche righe dal significato incomprensibilemnte accusatorio che termina con un melodrammatico addio (e qui mi immagino una pallida figuretta appesa alle tende con il polso ritorto appoggiato alla fronte :-) ).

E allora ti ritrovi a pensare che forse avresti sprecato meno tempo ed energie se avessi deciso di piantare le unghie. E che forse ti saresti divertita di più a giocare secondo quelle che sono le tue regole usuali.

Lo potresti ancora fare, ma non lo fai.
Perché? Perché in fondo vale ancora la considerazione di cui sopra.

E la morale di questa storia?
Che Mae West aveva poi ragione a dire

When I’m good, I’m very good. But when I’m bad I’m better.

La prossima volta non ci provo nemmeno ad essere good.
Ci si guadagnano solo inutili rotture di pelotas.

E con questo questo blog può tornare all’inferno.

Cmoacunito samtpa

Sneocdo uno sdtiuo dlel’Untisverià di Cadmbrige, non irmptoa cmoe snoo sctrite le plaroe, tutte le letetre posnsoo esesre al pstoo sbgalaito,

É ipmtortane sloo che la prmia e l’umltia letrtea saino al ptoso gtsiuo, il rteso non ctona.

Il cerlvelo é comquune semrpe in gdrao di decraifre tttuo qtueso coas, pcheré non lgege ongi silngoa ltetrea, ma lgege la palroa nel suo insmiee… vsito?

Sneodco voi, csoa czazo si funamo a Cadmbrgei?

Lettera

Non so quale sia il posto giusto per questa lettera che oggi è comparsa sul forum delle mi donne.
La sento un po’ mia e la metto qui, la sento un po’ di Cesare e la metto di .
Parole, parole per entrambi.
Parole per tutti i genitori che sono stati investiti dal treno di c’è qualcosa che non va. Per tutte quelle mamme che hanno vissuto lo strazio del cuore.
Per Elena, per Anna.
Per Daniela.
Per Viviana.

La mia amica sta aspettando il primo figlio. La gente chiede cosa preferisce
Sorride e da la solita risposta che le mamme hanno dato da sempre
non importa se è maschio o femmina, vuole solo che abbia 10 dita sulle mani e piedi.
Ovviamente dice cosi…le mamme dicono sempre cosi.
Le mamme mentono.
A dire la verità tutte le mamme vogliono qualcosa in più. Tutte le mamme vogliono un bambino perfettamente sano, con la testa rotonda, le labbre a cilegia, un nasino perfetto e pelle soffice. Tutte le mamme vogliono un bambino cosi bello che a guardare i bimbi della Anne Geddes sembrano addirittura brutti

Tutte le mamme vogliono un bambino che sta seduto e cammina esattamente quando la dice la tabella della pediatra
Tutte le mamme vogliono un bambino che vede, sente, corre e salta. Che e’ bravo a giocare a calcetto o balla perfettamente nelle lezioni di danza.
Chiamalo egoismo ma noi mamme lo vogliamo cosi

Alcune mamme hanno un bambino con una cosa in più…

Alcune mamme hanno bimbi con condizioni che non sanno nemmeno pronunciare, una spina dorsale che non si è fusa bene o un palato che non si è chiuso.
La maggior parte di queste mamme possono ricordare il momento esatto, il posto, le scarpe che portavano, il colori dei muri nel piccolo ufficio dove il medico ha detto quelle parole che hanno tolto il fiato. Sembrava un pugno nello stomaco che ti toglie il fiato di colpo.

Alcune mamme lasciano l’ospedale con un bimbo sano poi mesi, anni dopo lo portano a fare un controllo di routine e sembra di aver schiantato contro un muro quando subiscono questo devastante notizia. Non può essere possibile! Non c’è nella nostra famiglia, Può succedere a noi?

Come ho detto ai miei figli mentre andiamo in fisioterapia non esiste il corpo perfetto, tutti in un momento o altro nella vita avranno qualcosa. Magari non si vedrà facilemente, sarà curato con delle visite, medicine o chirurgia.
I problemi di salute dei miei figli sono stati minimi e facilmente gestibili quindi e’ con grande ammirazione che guardo le mamme di bambini affilitti di malattie serie e penso come fanno.

Francamente mi spaventi. Come fai a tirare su e giù il bambino dalla sedia a rotelle. Come fai con controll, i test, le seguenti medicazioni, diete e ascoltare 100 specialisti che ti parlano in continuazione.
Penso come fai a sopportare le frase fatte e le parole carine di persone che cercano di convincerti che Dio sta lavorando quando ti è venuto il dubbio che fosse in sciopero.
Penso anche come fai a sopportare pezzi come questo che ti fanno sembrare un’eroe quando sei una persona normale.

Sgridi, urli e mordi. Non ti sei proposto per questo. Non hai saltato su e giù nella fila delle mamme dicendo ‘scegli me dio ce la faccio!!’
Sei una donna che non ha tempo per fermarsi e riflettere quindi permettemi di farlo per te.

Da come la vedo io sei avanti di tutti noi. Hai sviluppato la forza di un cavallo insieme alla delicatezza di un fiore.
Hai un cuore che sciogle come un ciccolatino in macchina in estate mentre sei testarda come un mulo

Puoi essere dolce e tenera nelle circostanze giuste e intenso e aggressivo quando serve.
Sei la madre e protettrice di un bambino con una malattia grave. Sei la vicina di casa, un’amica, una sconosciuta che passo davanti al supermercato, sei la donna che mi siedo affianco in chiesa, mia cugina, mia cognata.
Sei una donna che voleva 10 dita sulle mani e piedi e ha ricevuto qualcosa in più.

Sei una meraviglia.

Lori Bergman