Kapuro

Io l’avrei voluta chiamare Tullia, ma mio fratello no: lui voleva il gl.
E l’ha avuta vinta lui ed è stata Tuglia.
Ma per poco, che alla fine è diventata per tutti Kapuro.

Sì, perché fin da piccola ha dimostrato la sua indole di cane testardo e incosciente. Gaburo per i trentini. Kapuro, per la mia amica svizzera, la cui parlata non comprende consonanti men che dure.

Tale padrone tale cane, del resto.

E tu, Kapuro, l’hai aspettato il tuo padrone.
Hai aspettato che tornasse a casa dopo un mese di ospedale. E hai aspettato anche che la tua padrona si riprendesse dalla febbre improvvisa che l’ha presa al ritorno del suo compagno di vita.
Lì, ai piedi del loro letto, hai aspettato.
Solo quando sei stata certa che tutto era a posto, solo allora, ti sei lasciata morire.
E fino all’ultimo hai tenuto alta le testa, per guardarci negli occhi mentre ti venivamo a salutare.

Fai buon viaggio, Tuglia, un melo e un mandorlo ti faranno compagnia.