Così, come per caso

Eccomi qui in mezzo alla folla. Direttamente dalla questura.
Che non lo sapevo nemmeno che ci sarebbe stata una manifestazione oggi.
Non a Bologna, non da quanto sapevo.

C’erano gli universitari.
Ma tutti se li aspettano gli universitari.
Che son giovani, hanno ancora l’illusione di cambiare il mondo e poi non hanno un cazzo da fare.

E c’erano i liceali.
E le mamme dei liceali. Che per una volta eran d’accordo coi figli adolescenti.

E c’erano le mamme combattive. Quelle delle Longhena, che la scorsa settimana erano in televisione.
Quelle accusate di strumentalizzare i propri bambini, ché i bambini non c’entrano con la politica.
Come se la scuola non fosse affar loro. O peggio, come se la scuola fosse un affare politico.

E c’erano anche le mamme giovani. Quelle che, per ora, il problema scuola non ce l’hanno proprio. Se mai quello del mal di schiena, visto che portano i figli nel marsupio.

E c’erano le mamme con la testa velata. Ché magari loro l’italiano lo parlano male, ma i loro figli hanno un tasso di socmel degno di Beppe Maniglia.
E ciò nonostante dovranno fare il test d’italiano.

E c’erano i papà. Ché per una volta le questioni di scuola non sono territorio solo delle mamme.

E c’erano ragazzini sulla carrozzella e ragazzini down e ragazzini non meglio definibili. Così diversamente abili, che non avranno più un sostegno.
Se son abili, sian anche arruolati.

E c’era un vecchio.
Con le spalle dritte e lo sguardo fiero su gambe malferme.
Due bastoni a reggerne i passi.

Dei ragazzi (universitari che non hanno un cazzo da fare) gli sono andati vicino ad offrirgli un sostegno.

Io non sono qui per me, né per i figli e i nipoti che non ho.
Io sono qui perché nessuno debba più vedere quello che ho visto io alla vostra età

E al TG dell’una sentiremo i nostri governanti dire che tutto questo non era niente.
E non lo sarà.
Per loro.