Incontri di radio

Vent’anni, trenta chili, due figli, un po’ di fidanzati.
Questo è quel che mi separa dai tempi che a Riva del Garda c’ero di casa.

Non c’era la circonvallazione (= giustizia per Mori), allora.
E andare a Riva del Garda poteva essere come un pellegrinaggio. Nel senso che ad andarci in macchina o in ginocchio sui ceci ci si metteva lo stesso tempo.

Eppure è sempre uguale a se stessa, pur essendo profondamente cambiata.
Le stesse case del centro. Lo stesso attracco dei traghetti. Le condotte forzate dalla Val di Ledro.

Ma non ci sono più i posti di allora.
Il parcheggio dove ci incontravamo nelle sere d’estate. Quello in centro, dove c’era una baracchina dove mangiare un hot dog o due patatine, ascoltando musica improbabile dalle macchine lasciate aperte.
E la minuscola gelateria, dove c’eran due fratelli che facevano un gelato da urlo. E il pub dove passavamo le sere d’inverno. E la birreria in piena campagna, che era aperta solo d’estate perché le porte non le aveva.

Pero’ c’è un’enoteca, sul cui buongusto avrei di che dire, a partire dall’insegna delirium tremens. Una pasticceria di qualità mediocre dove pendono gli ordini col terminalino, che fa tanto tecnologico.
E al posto del nostro parcheggio con la baracchina c’è una roba di vetro e cemento che non ho ben capito a che serva, ma che comunque fa schifo lo stesso.

Però piazza Erbe è sempre lì. E anche la Rocca. E anche il lungolago.

E tutto questo è invaso da festanti radaioli.

C’è Sandrino, che quando viveva a Bologna non lo vedevamo mai, ma lo sentivamo in chat.
Che adesso che fa il papà ad Alfonsine non lo sentiamo manco più in chat.
Ma che adesso lo troviamo a Riva.
Con un suv parcheggiato in maniera indecente, ché tanto i vigili son già passati e non mi hanno multato. Le cuffie in testa. La parlantina di sempre, quella di chi mi ha rifilato una comoda borsa portavivande spacciandola per un accessorio per il notebook.
Ma l’ha rifilata anche a Gioxx e allora va bene così.

C’erano i Foneri che non so nemmeno se questo è il loro link, ma di meglio non ho saputo fare.
Son mesi che il pazzo presenzialista vuole condividere il nostro accesso a internet, ché fa tanto social.
Non fosse che al contempo se la mena per i possibili effetti del WiFi sui bimbi gli accessi illegali, varie ed eventuali, non sarei piegata in due dal ridere. Immagino.

E poi Gianluca Neri, che ormai si è montato la testa e crede davvero di conoscere i posti dove solo gli sherpa mangiano il coniglio fatto come dio comanda.
- A settembre ti ci porto io in un vero posto da sherpa e poi ne riparliamo. -
E poi prova a tirarsela a mille perché l’uomo del modem non andava alle feste di Cuore, ché quelli eran i bolognesi e io non c’entravo niente.
Però promette al bolso non so cosa su non so quale doppiatore. Così, giusto a memento mori.

E poi colui che per esser davvero baffuto fino nell’anima si è fatto anche crescere la barba.
Tanto barba da sembrare finta. Con tanti occhiali da sembrare Alan Ford travestito da Fidel Castro che voglia mascherarsi da Zorro.
Con centotre anni in meno. E un po’ di risate in piu’.

E poi… poi si è messo a piovere (che novità, vero?) e abbiamo tagliato il cordame.

E così ci siam persi la Ninna. Ché il bolso se n’è accorto solo stamattina che diceva di esserci.
Purtroppo.