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E rieccoci al punto di partenza.
La scorsa settimana, zitti zitti, ce ne siamo scappati dal caldo di Bologna.
Dai nonni, naturalmente.

Ma dai nonni può sempre capitare di tutto.

Anche che un treenne impertinente veda un paio di finte crocs gialle e ingiunga a sua nonna di comprargliele.
E che sua nonna non ci pensi due volte ad accontentarlo (mica era cosi’, quando era la mia mamma, eh?).
E che, infine, il suddetto treenne non se le voglia più togliere dai piedi. Nemmeno per dormire. Nemmeno quando la morchia le rende un corpo unico col piede stesso.
Un affare, davvero: una mattina avevo lasciato un figlio normale che andava a fare un giretto con la nonna e adesso me ne ritrovo uno con i piedi da papero.

Oppure può capitare che il seimesenne decida che è ora di fare la rivoluzione.
Della pappa, ovviamente.
Ché è ben vero che la pappa gli piace molto, non fa storie e la finisce tutta.
Ma è altrettanto vero che da quando mangia la pappa vuole anche più latte.
Tanto da ripristinare la moda del pasto notturno.
Così giusto per non perdere l’abitudine alle nottatacce… e il treenne papero (serpe in seno) gli dà pure man forte e decide che di notte ci si sveglia non una, non due, non tre… ma undici volte.

Eggià, ne avevo nostalgia di certe notti…

Silenzio stampa

iMamy odia i traslochi. Ma è un odio viscerale.
Di quelli che se tenti di chiuderli in una scatola di razionalità, ottieni solo di vederne cedere malamente le pareti sotto la spinta del blob interiore.

iPapy ama i traslochi. Li vive come momenti catartici.
Quelli in cui dovresti prender per mano tutto e fare un’analisi marxiana di ogni foglietto, di ogni granello di polvere, per poi decidere il loro destino.
Ma poi arriva iMamy, che con sforzo sovraumano resiste alla tentazione di buttare tutto nel rusco. Ma non ha fatto i conti con il blob di cui sopra che ingloba tutto e chiude le scatole dentro un armadio. O sotto un letto. O in garage.
Un anno santo o l’altro verranno riaperte.
Più o meno come le tombe egizie.

iBaby adora i cambiamenti, traslochi inclusi. Soprattutto quando significano un lettino nuovo. Col tetto, la finestrina che si apre. E la porta e gli spioncini da cui guardare fuori.
E niente più scale su coi arrampicarsi come un penitente.
E tante cose da esplorare, visto che la casa è ancora un cantiere.
Quelle cose che, ovviamente sono tutto fuorché consigliabili per un bambino.

E Ulisse? Ulisse è finto.
Cresce come un germoglio, sorride alla vita. E lalleggia, barutola e striscia.
Non si può non adorarlo.
Indipendentemente dalla location.

Tutte queste sono le ragioni del nostro mutismo.
Non so se dire peccato o per fortuna 😉