La logica dice che…

Mamma ci fai delle operazioni?

Questo è il refrain di quasi ogni cena. Si alterna solo a

Mamma, ci chiedi dei verbi?

Il fatto è che però la mamma alla settecentotrentasettesima addizionesottrazionemoltiplicazionedivisione ne ha un po’ pieni i maroni. E vuole chiedere qualcosa che richieda più di un secondo in modo da avere il tempo di masticare anche due bocconi.

E allora comincia a chiedere a Cesare radici quadrate, che nessuno gli ha insegnato come fare, ma ci arriva per approssimazione. Per fortuna tutto questo gli richiede un po’.
E la mamma intanto mangia.

Ma per Ulisse, che è in seconda? Che si può inventare per Ulisse?

Quanto fa venticinque per venticinque?

La domanda resta nell’aria per qualche secondo.

E ha come risposta un’altra domanda:

Quanti cinquanta ci stanno in un venticinque?

– Mezzo

E quanto fa venticinque diviso due?

– Dodici e mezzo

Rotelline che girano, piccoli ingranaggi che sferragliano…

La logica dice che io devo fare dodici per cinquanta e poi aggiungere un po’.

Per fare dodici per cinquanta, faccio dodici per cento, che sono 10 centinaia più due centinaia, ovvero milleduecento e poi prendo la metà, che è seicento.

A seicento devo aggiungere un po’ e il po’ è la metà di 50, ovvero 25.

Quindi venticinque per venticinque fa seicentoventicinque.

Game. Set. Match.

La penna

Il doppio foglio aperto davanti a noi, lo schema di un cuore sano. E le modifiche fatte a penna dal dott. Pace per spiegarci cosa avrebbero fatto e perché.

Dove dobbiamo firmare, dottore?

A dir la verità non stavamo granché ascoltando quel che ci diceva. Il cosa, il come e il perché ce li eravamo letti millemila volte sul sito del Cincinnati Chinden’s Hospital.
In quel momento avremmo solo voluto sentirci dire che sarebbe andato tutto bene.
Ma il dott. Pace non poteva dircelo. E non l’ha detto.

La penna era pesante tra le dita. L’aria altrettanto pesante nei polmoni.

Dove dobbiamo firmare, dottore?

Ecco, quella firma, quella firma di una mano greve, è stato il volo nel nostro personale orizzonte degli eventi.
Il prima e il dopo non eran nemmeno fratelli. E noi non eravamo le stesse persone.

Poco inchiostro per cambiare tutto.
10 anni.
Son passati 10 anni. Cesare ha 10 anni.

Ma la sensazione del peso di quella penna tra le dita è ancora qui.

Un buon lavoro

Eccoci qui, in macchina, di ritorno a casa.
E l’iPod nano, che sí papà è tuo, ma ce lo farai ben sentire, no? manda sull’autoradio gli Elii a tutto volume.

I genitori lanciano sonori BEEEEP a cercar di coprir le parolacce e i bambini cantano a squarciagola ridendo e ripetendo continui BEEEEP.

Ed ecco a noi il vitello dai piedi di balsa.
E quello dai piedi di spugna seguito da quelli dai piedi di cobalto e tonnati.
E si canta la storia falsa.

Ma alla fine arriva l’orsetto ricchione. E il BEEEEP non arriva in tempo.

Cosa significa ricchione?

Chiedilo alla mamma, svicola il bolso iPapy.

È una persona che è innamorata di una del suo stesso sesso.
Un uomo che ama un uomo. O una donna che ama una donna.

Mamma, ma allora non è una parolaccia!

Questi sono i momenti in cui ti rendi conto che stai facendo davvero un buon lavoro.

Poi inizi a spiegare che ricchione viene usato in modo denigratorio e blablablablabla, ma son soddisfazioni.

Il problema del latte

Mamma, mi fai il latte?

È l’alba, ti sei addormetata da poco ma lui -Ulisse- arriva impietoso.

Il latte col Nesquik!

Maledetta pubblicità. Se non avesse in testa il Nesquik, il latte non lo chiederebbe. Forse.
Inutile anche biascicare un il latte è finito!, ché lui lo sa che c’è la scorta.
In bella mostra, sopra il frigo, a due metri e mezzo da suolo.

Mamma, mi fai il latte?

Ancora? Figlio ingrato e senza pietà.
Ti alzi, vai in cucina, ti metti in punta di piedi e prendi il latte (le braccia da orango sono più utili di quel che si crede).
Tazza di yoda e microonde. Un minuto.

Ulisse si è preso il Nesquik e il cucchiaino. E il tovagliolo, ché non si può mica far colazione senza tovagliolo.

Gli dai la tazza e torni a letto, prima che il bolso smetta di meditare impedendo definitivamente di recuperare qualche minuto di sonno.

Mamma il latte è troppo caldo strilla la vocetta petulante (Ulisse è una suocera. Per definizione).

Non è possibile che sia troppo caldo: tazza, microonde, un minuto.
Come tutte le volte.

Io lo so perché è troppo caldo. Il latte di solito lo prendi dal frigorifero, ma questa volta l’hai preso da sopra il frigorifero.
Ma fuori dal frigorifero la temperatura è più alta, quindi partendo da una temperatura più alta alla fine è più caldo del solito
.

Care maestre, son cazzi.
Vostri.