Archive for the 'Altreavventure' Category

Piccoli marpioni crescono

Friday, July 30th, 2010 at about 12:38

Sai mamma, io e il mio amico Mirco abbiamo inventato un gioco…

- Chi è Mirco? Che gioco avete inventato?

Mirco è un mio amico del campo estivo! E abbiamo inventato il gioco del bacio

- … come funziona?

Che io e Mirco scappiamo, Giada e un’altra bambina che non mi ricordo come si chiama ci rincorrono e ci baciano. Poi se ci baciano noi perdiamo e allora dobbiamo scappare di nuovo…

-…

Posted in Altreavventure
by D.

Cappuccetto Rosso - seconda parte

Sunday, July 18th, 2010 at about 10:17

(Mattina presto, bimbi chiusi nella loro camera)

Dai, facciamo Cappuccetto Rosso - seconda parte!

Ulisse esce e, con in mano un cappello da Babbo Natale, bussa alla porta.

Chi è? chiede la vocina dall’altra parte,

Sono cappuccetto rosso, nonnina recitato con voce grave e sventolando il cappello di cui sopra.
Apre la porta e urla Ta- dah!

Un attimo di silenzio e poi esplode la voce di Cesare: Papà, papà io ho paura di questa parte… Papààààààà
Papàààààààààààààààà, fallo vomitare!

Papà entra in camera, e vede Ulisse-lupo a letto con il cappello da Babbo Natale in testa, e Cesare-bozzo sotto le coperte che dovrebbe essere nella sua pancia.
Papà… ho paura, fallo vomitare!

Ma Cappuccetto Rosso non è ancora arrivata!
E’ lo stesso, fallo vomitare!
Lupaccio, io sono un cacciatore! Adesso ti do due botte sulla schiena (che si fa solo per finta, solo nelle favole) e tu vomiterai!

Cesare-nonna esce da sotto le coperte Lupo, adesso ti prendo e ti riempio di pietre…
Ma poi mi fare vomitare anche quelle?

by D.

Le spine e la consecutio temporum

Sunday, May 30th, 2010 at about 12:17

Cesare ha da qualche giorno un buco nella coscia: i bambini di Casaglia imparano sul campo che i rovi pungono. :)

- Sai Papà, all’Acero ci sono dei bastoni con… [fa il gesto di spine che escono]
- Dei rovi!
- Già!
- [Papà ammicca interrogativo] E tu perché sei andato proprio lì?
- credevo che quei bastoni in cui sono andato non avessero dei rovi e invece ce l’avevano.
- …

Mi sono girato e ho aperto l’editor del blog. Immortalato il momento, anche se non è la prima volta.

by Federico

Di foglie mangiate e colazioni aspettate

Wednesday, April 7th, 2010 at about 22:20

La foglia l’ha mangiata ben presto Ulisse.
Ché sì, andava bene che il dottore dovesse vedere se aveva ancora il raffreddore, ma gli andava molto meno bene che per farlo dovesse spogliarsi.
Ancor meno gli piaceva la storia dell’occhio magico che avrebbe permesso al dottore di guardargli dentro la pancina.
E comunque no, le scarpe non se le sarebbe tolte mai.

Ma era il primo della lista operatoria. E bisognava far presto a prepararlo.
Il camice verde? Tenetevelo.
La preanestesia? Sputata.

Solo quando sono arrivate due barelliere (al prezzo di una) si è rassegnato.
Ma negli occhi aveva la paura. Tanta paura.
E il tradimento.
Quello di mamma e papà che lo facevano andar via per andare non si sa dove. Sicuramente non in un bel posto, visto che Cesare non c’era.

La manina non ha mai mollato quella del suo papà. Nemmeno quando il corridoio si faceva stretto stretto. Nemmeno quando un televisore sopra la porta della sala operatoria cercava di incantarlo con Madagascar.

Silenzioso oltre modo.
Non una domanda, non un lamento.
Nemmeno quando è entrata la cannula della flebo.
Coraggioso oltre ogni misura.

Il sorriso da anestesia. E gli occhi che si chiudono.
Papà che torna giù.
Ci guardiamo. L’automatismo entra in funzione prima di noi.
Prendiamo le borse, i telefoni. Andiamo al bar.

A fare colazione. Come tutte le altre volte.
Che son tante le altre volte dell’altro tato. Tante da averne perso il conto.
E anche se sappiamo bene che questa è tutt’altra storia e anche se nessuno dei due lo dice, nessuno dei due riesce a non pensare a quell’altra prima volta, l’ultima che abbiamo visto Cesare senza cicatrice.
Tre sigma. Stavolta non siamo a tre sigma, ma non si sa mai.

Finiamo colazione che probabilmente Dido ha già finito l’intervento. Poi se lo tengono un’oretta in osservazione, ma non ci siam mica abituati a questi tempi, noi.

E infatti arriva anche prima di quanto lo aspettassimo, mentre eravamo in visita dai vicini, tra chiacchiere e caffè.

Dido.
Pallido come non mai. Una bambola di pezza che sembra il fantasma del treenne instancabile ed inesauribile cui siamo abituati.
Apre un occhio Ho fame. Non voglio questo filo, mamma diglielo al dottore di togliermi questo filo.

E vien fuori che i canali inguinali che causavano l’idrocele si erano uno chiuso da solo e l’altro quasi. Non succede mai passati i due anni, ovviamente.
A tre sigma in fondo c’eravamo anche stavolta.

Poi il guerriero cede di nuovo il passo al sonno.
Ma per poco.
Solo per poco.
dido

by D.