
C’era qualcosa di strano in questa giornata di marzo dalle nuvole basse e scure: forse i sei mesi di distanza dall’ultimo cateterismo, forse il vacillare della nostra sicurezza nel vedere Cesare andare a scuola contento tutti i giorni, forse l’ospedale come luogo delle cattive notizie che non promette niente di buono con questo tempo.
L’attesa è lunga. Giù in reparto c’è un’emergenza. I bimbi al quinto piano aspettano nella stanza giochi. E giocano sereni. E le ore passano felici. E l’emergenza riceve tutte le risorse necessarie. Ma stavolta siamo dall’altra parte.
Arriva il nostro turno, nella penombra della saletta ecografica Cesare è un po’ timoroso, poi gli viene chiesto del suo autobussone preferito, quello grigio con la striscia rossa, e Cesare si rilassa. Guarda il suo cuoricino in TV, lo ascolta fare ciuff ciuff, poi piomba in un sonno ristoratore, alla terza ora di attesa.
Prima ancora di scrivere il referto un commento a bassa voce:
Le polmonari sono molto ben perfuse. E questo ci conquista!
Tutto OK. Ci si vede l’anno prossimo, marzo 2009. Stesso giorno.
E allora usciamo, salutiamo il reparto e andiamo al bar camst del S. Orsola. Cesare cammina nel parco dell’ospedale con un genitore per ogni mano. Raccoglie bastoni e li tira, gioca contento. Mangia con noi al bancone del bar, come un grande.
Dove un tempo lo aspettavamo drogati di cornetti alla crema. Soli.
Stavolta basta una birra piccola ad ubriacarci.
Cosa c’era di strano? Cesare ha mangiato con noi. Ecco cosa.