Ciao, nonno Ferruccio

Cosa ci fate qui tutti e due? Perché non è venuta la nonna a prenderci?

Non era ancora sceso dall’autobus e Ulisse aveva già iniziato a farsi domande.
E forse anche a darsi risposte, visto che al mattino aveva visto il papà scappare via, di corsa dal nonno.

E non ha dato tregua finché non ha visto le parole cristallizzarsi nell’aria umida.
Stamattina il nonno è morto.

Eppure la notizia arriva solo tangenzialmente. E Cesare pensa che ad esser morto sia il vicino di letto.
Ogni tanto penso che quel bambino si sarebbe dovuto chiamare Zeno, altroché.

Giorni strani, da lunedì scorso.
Fatti della normalità di piccole routine da mantenere. Di groppi in gola e lacrime che arrivano all’improvviso.
Durante il ritorno a casa. Mentre sta per partire l’autobus della scuola. Dopo la doccia della sera.

Mamma, ma il nonno adesso che è morto dov’è?
Tesoro nessuno sa dov’è.
Per me è diventato una stella, come il lucciolo Ray.
Se vuoi, stasera possiamo andare fuori a vedere se c’è una stella nuova e poi venerdì lo possiamo andare a salutare… vuoi ?
Non lo so, ci devo pensare… e poi io non so mica cosa dirgli…
Digli che gli hai voluto bene, anche se questo lo sa già.

Disaster!

Prendi una mamma con l’emicrania, un papà stanco e due figli scatenati da due settimane di vacanze natalizie.
Metti che il balletto serale per andare a letto sia ormai diventato un cancan.
Aggiungi che l’Ululisse a volte decide che la cacca non si fa in bagno, ma dove ci si trova.

Il risultato è una cacca fumante sull’orsetto preferito di Cesare che, per altro, era sul relativo letto. Ululisse che ci finisce dentro con i piedi e la spalma per tutta casa. iPapy in preda ad attaccodi panico da pericolo invasione di batteri. La porta di camera dei bimbi che si incastra per via di una sedia e Cesare che invece di spostarla si mette a legger calendari…

iMamy si alza, infila il braccio dalla porta, prende l’orsetto e lo butta in lavatrice.
Poi cerca di spiegare a Cesare come si fa a disincastrare la sedia, ma questo peggiora la situazione e adesso la porta si apre ancora meno.
Lui chiuso dentro, noi chiusi fuori. E una porta che non sappiamo togliere dai cardini.

Ulisse che si lancia contro la porta come un ariete, che non si dica mai che il suo adorato fratello stia in prigione come Geppetto. iPapy che lo sta per prender per la collottola e buttar fuori di casa.
E quello dentro che continua, imperterrito, a legger calendari cantando la siglia dei wonder pets.

iPapy sta pensando di abbatter la porta ad asciate (e non è nuovo a questi pensieri) quando iMamy, sfruttando le sue lunghe braccia*, riesce a raggiungere la maledetta sedia e a disincastrarla.

Cesare libero, Ulisse ulula di felicità, iMamy raccatta le lenzuola imbrattate e iPapy si fa venire i conati di vomito, ma non ci riesce.

Tutto è bene quel che finisce bene.
La lavatrice e va.
iMamy torna a letto.

* da Orango a detta di iPapy

2 agosto

Lo so che ormai siamo al 4, ma tanto in questa casa non arriviamo mai in orario.

Il 2 agosto per noi è sempre tempo di ricordare.
La manifestazione per la strage della stazione. Ché non ci si dimentica mica di quelli che sono morti.
E di quelli che son sopravvissuti, che il conto più grosso l’han pagato loro.

Ci andiamo sempre. Anche se fa caldo. Anche quando abbiamo altro da fare.

Anche quest’anno avevamo altro da fare.
Abbiamo lasciato la piazza quando parlava Rotondi, che aveva ragione Libero Mancuso a dir che non lo avrebbero fischiato.

E siam partiti.
Ché non volevamo lasciare andare Thomas senza il nostro saluto.
Anche se faceva caldo. Anche se era una giornata da bollino nero sulle autostrade. Anche se la nonna si era ammalata. Anche se…

E da quest’anno il 2 agosto sarò ancor più una pietra nella nestra memoria.

Nino

Lo ricordo bene il giorno che ho conosciuto Nino.

Cesare era a casa da poco e dormiva nella sua cesta. E Nino –il professore, il noto neuropsichiatra infantile, etc etc– che si avvicinava in punta di piedi tenendo il berretto di lana con due mani, novello Re Magio venuto a far visita al bambinello.

Me lo ricordo bene Nino e mi ricordo bene i suoi occhi lucidi.
Chissà se arriverò ad essere nonno… non credo… vuoi essere tu il mio nipotino, Cesare?

E da allora c’è sempre stato Nino nella vita di Cesare.
Ogni volta che ci ha fatto trattenere il fiato, ogni volta che faceva una conquista.
Silenziosa presenza, che arrivava sempre in punta di piedi e in punta di piedi se ne andava.

E in punta di piedi se n’è andato dalla vita.
Non senza aver salutato Cesare, quando le sue condizioni ancora glielo permettevano.

Adesso sono io ad avere gli occhi pieni di lacrime.
Perché Nino mi mancherà.
Anzi, no, mi manca già.