Archive for the 'didostory' Category

Cappuccetto Rosso - seconda parte

Sunday, July 18th, 2010 at about 10:17

(Mattina presto, bimbi chiusi nella loro camera)

Dai, facciamo Cappuccetto Rosso - seconda parte!

Ulisse esce e, con in mano un cappello da Babbo Natale, bussa alla porta.

Chi è? chiede la vocina dall’altra parte,

Sono cappuccetto rosso, nonnina recitato con voce grave e sventolando il cappello di cui sopra.
Apre la porta e urla Ta- dah!

Un attimo di silenzio e poi esplode la voce di Cesare: Papà, papà io ho paura di questa parte… Papààààààà
Papàààààààààààààààà, fallo vomitare!

Papà entra in camera, e vede Ulisse-lupo a letto con il cappello da Babbo Natale in testa, e Cesare-bozzo sotto le coperte che dovrebbe essere nella sua pancia.
Papà… ho paura, fallo vomitare!

Ma Cappuccetto Rosso non è ancora arrivata!
E’ lo stesso, fallo vomitare!
Lupaccio, io sono un cacciatore! Adesso ti do due botte sulla schiena (che si fa solo per finta, solo nelle favole) e tu vomiterai!

Cesare-nonna esce da sotto le coperte Lupo, adesso ti prendo e ti riempio di pietre…
Ma poi mi fare vomitare anche quelle?

by D.

Di foglie mangiate e colazioni aspettate

Wednesday, April 7th, 2010 at about 22:20

La foglia l’ha mangiata ben presto Ulisse.
Ché sì, andava bene che il dottore dovesse vedere se aveva ancora il raffreddore, ma gli andava molto meno bene che per farlo dovesse spogliarsi.
Ancor meno gli piaceva la storia dell’occhio magico che avrebbe permesso al dottore di guardargli dentro la pancina.
E comunque no, le scarpe non se le sarebbe tolte mai.

Ma era il primo della lista operatoria. E bisognava far presto a prepararlo.
Il camice verde? Tenetevelo.
La preanestesia? Sputata.

Solo quando sono arrivate due barelliere (al prezzo di una) si è rassegnato.
Ma negli occhi aveva la paura. Tanta paura.
E il tradimento.
Quello di mamma e papà che lo facevano andar via per andare non si sa dove. Sicuramente non in un bel posto, visto che Cesare non c’era.

La manina non ha mai mollato quella del suo papà. Nemmeno quando il corridoio si faceva stretto stretto. Nemmeno quando un televisore sopra la porta della sala operatoria cercava di incantarlo con Madagascar.

Silenzioso oltre modo.
Non una domanda, non un lamento.
Nemmeno quando è entrata la cannula della flebo.
Coraggioso oltre ogni misura.

Il sorriso da anestesia. E gli occhi che si chiudono.
Papà che torna giù.
Ci guardiamo. L’automatismo entra in funzione prima di noi.
Prendiamo le borse, i telefoni. Andiamo al bar.

A fare colazione. Come tutte le altre volte.
Che son tante le altre volte dell’altro tato. Tante da averne perso il conto.
E anche se sappiamo bene che questa è tutt’altra storia e anche se nessuno dei due lo dice, nessuno dei due riesce a non pensare a quell’altra prima volta, l’ultima che abbiamo visto Cesare senza cicatrice.
Tre sigma. Stavolta non siamo a tre sigma, ma non si sa mai.

Finiamo colazione che probabilmente Dido ha già finito l’intervento. Poi se lo tengono un’oretta in osservazione, ma non ci siam mica abituati a questi tempi, noi.

E infatti arriva anche prima di quanto lo aspettassimo, mentre eravamo in visita dai vicini, tra chiacchiere e caffè.

Dido.
Pallido come non mai. Una bambola di pezza che sembra il fantasma del treenne instancabile ed inesauribile cui siamo abituati.
Apre un occhio Ho fame. Non voglio questo filo, mamma diglielo al dottore di togliermi questo filo.

E vien fuori che i canali inguinali che causavano l’idrocele si erano uno chiuso da solo e l’altro quasi. Non succede mai passati i due anni, ovviamente.
A tre sigma in fondo c’eravamo anche stavolta.

Poi il guerriero cede di nuovo il passo al sonno.
Ma per poco.
Solo per poco.
dido

by D.

Disaster!

Wednesday, January 6th, 2010 at about 23:46

Prendi una mamma con l’emicrania, un papà stanco e due figli scatenati da due settimane di vacanze natalizie.
Metti che il balletto serale per andare a letto sia ormai diventato un cancan.
Aggiungi che l’Ululisse a volte decide che la cacca non si fa in bagno, ma dove ci si trova.

Il risultato è una cacca fumante sull’orsetto preferito di Cesare che, per altro, era sul relativo letto. Ululisse che ci finisce dentro con i piedi e la spalma per tutta casa. iPapy in preda ad attaccodi panico da pericolo invasione di batteri. La porta di camera dei bimbi che si incastra per via di una sedia e Cesare che invece di spostarla si mette a legger calendari…

iMamy si alza, infila il braccio dalla porta, prende l’orsetto e lo butta in lavatrice.
Poi cerca di spiegare a Cesare come si fa a disincastrare la sedia, ma questo peggiora la situazione e adesso la porta si apre ancora meno.
Lui chiuso dentro, noi chiusi fuori. E una porta che non sappiamo togliere dai cardini.

Ulisse che si lancia contro la porta come un ariete, che non si dica mai che il suo adorato fratello stia in prigione come Geppetto. iPapy che lo sta per prender per la collottola e buttar fuori di casa.
E quello dentro che continua, imperterrito, a legger calendari cantando la siglia dei wonder pets.

iPapy sta pensando di abbatter la porta ad asciate (e non è nuovo a questi pensieri) quando iMamy, sfruttando le sue lunghe braccia*, riesce a raggiungere la maledetta sedia e a disincastrarla.

Cesare libero, Ulisse ulula di felicità, iMamy raccatta le lenzuola imbrattate e iPapy si fa venire i conati di vomito, ma non ci riesce.

Tutto è bene quel che finisce bene.
La lavatrice e va.
iMamy torna a letto.

* da Orango a detta di iPapy

by D.

Ululiessenza

Thursday, November 19th, 2009 at about 23:10

Step 1
Prendere un quasitreenne.
Metterlo in una tinozza dei panni piena d’acqua.
Mettere il tutto nella doccia.
Lasciarlo sguazzare un po’.

Step 2
Lavare i capelli del quasitreene.
Sentirlo superare la barriera del suono a forza di urla.
Di protesta, che per la paura qui siam più o meno come Olaf Grandibaf.
Risciaquargli i capelli con la doccia, con la lancetta dell’audiometro oltre finescala. Di qualsivoglia scala, sia ben chiaro.

Step 3
Dichiarazione programmatica: E io mi asciugo i capelli col tappeto!
Guardare il quasitreene urlare sempre più forte e tuffarsi a pesce.
Sul tappeto del bagno, ovviamente.
Su cui poi si strofina violentemente la testa.

Step 4
Preoccuparsi per un padre in preda alle convulsioni per il troppo ridere.
Vedere il quasitreenne che urla biutto papà e raggiunge vette inusitate di decibel, mentre colui che l’ha generato è ormai a due passi dal colpo apoplettico.
Meno di 31 secondi alla fine quando arriva -novella cavalleria rusticana- il cinquenne che dice Papà ti sembra il caso di ridere di fronte a un bambino che piange?
Al che il padre E infatti son andato a ridere in un’altra stanza…

Step 5
Il quasitreenne sembra Salsa di Peperon y Monton,
Il padre svuota la tinozza.
Il quasi treenne la rivuole piena.
E ci si tuffa dentro, capelli e tutto, sempre al grido di biutto papà.

Step 6
Il quasitreenne trascina nella tinozza accappatoio e tappeto.
Indi si rilava i capelli e si incazza per non poterli asciugare nel tappeto.
Per tacere del suo disappunto di fronte all’impossibilità di indossare il suo accappatoio preferito.
Ché le cose si fanno come le dice lui.
Olé.

by D.