Ciao, nonno Ferruccio

Cosa ci fate qui tutti e due? Perché non è venuta la nonna a prenderci?

Non era ancora sceso dall’autobus e Ulisse aveva già iniziato a farsi domande.
E forse anche a darsi risposte, visto che al mattino aveva visto il papà scappare via, di corsa dal nonno.

E non ha dato tregua finché non ha visto le parole cristallizzarsi nell’aria umida.
Stamattina il nonno è morto.

Eppure la notizia arriva solo tangenzialmente. E Cesare pensa che ad esser morto sia il vicino di letto.
Ogni tanto penso che quel bambino si sarebbe dovuto chiamare Zeno, altroché.

Giorni strani, da lunedì scorso.
Fatti della normalità di piccole routine da mantenere. Di groppi in gola e lacrime che arrivano all’improvviso.
Durante il ritorno a casa. Mentre sta per partire l’autobus della scuola. Dopo la doccia della sera.

Mamma, ma il nonno adesso che è morto dov’è?
Tesoro nessuno sa dov’è.
Per me è diventato una stella, come il lucciolo Ray.
Se vuoi, stasera possiamo andare fuori a vedere se c’è una stella nuova e poi venerdì lo possiamo andare a salutare… vuoi ?
Non lo so, ci devo pensare… e poi io non so mica cosa dirgli…
Digli che gli hai voluto bene, anche se questo lo sa già.

E’ difficile

Stamattina siamo stati alla coop.
E fin qui niente di strano.

Ma tornando dalla coop passiamo vicino a un parcheggio recintato con delle catene.
E, ogni volta, Cesare ci si mette sopra e incomincia a cavalcare.

Oggi, quando si è convinto a scendere mi ha detto:

Mamma, il mio cavallo è morto.

E io, che avendo appena finito di leggere Il tristo mietitore, pensavo a Binky non ho fatto in tempo a dire niente che lui ha proseguito:

Ma tu lo sapevi, mamma, che i cavalli muoiono?

– Be’, sì, può succedere…

Anche i bambini possono morire, sai? Succede quando i dottori non riescono a ripararli.

Poi ha alzato le spalle ed e’ corso via.

Vi risparmio il groppo in gola che si sta sciogliendo solo ora.