Ciao, nonno Ferruccio

Cosa ci fate qui tutti e due? Perché non è venuta la nonna a prenderci?

Non era ancora sceso dall’autobus e Ulisse aveva già iniziato a farsi domande.
E forse anche a darsi risposte, visto che al mattino aveva visto il papà scappare via, di corsa dal nonno.

E non ha dato tregua finché non ha visto le parole cristallizzarsi nell’aria umida.
Stamattina il nonno è morto.

Eppure la notizia arriva solo tangenzialmente. E Cesare pensa che ad esser morto sia il vicino di letto.
Ogni tanto penso che quel bambino si sarebbe dovuto chiamare Zeno, altroché.

Giorni strani, da lunedì scorso.
Fatti della normalità di piccole routine da mantenere. Di groppi in gola e lacrime che arrivano all’improvviso.
Durante il ritorno a casa. Mentre sta per partire l’autobus della scuola. Dopo la doccia della sera.

Mamma, ma il nonno adesso che è morto dov’è?
Tesoro nessuno sa dov’è.
Per me è diventato una stella, come il lucciolo Ray.
Se vuoi, stasera possiamo andare fuori a vedere se c’è una stella nuova e poi venerdì lo possiamo andare a salutare… vuoi ?
Non lo so, ci devo pensare… e poi io non so mica cosa dirgli…
Digli che gli hai voluto bene, anche se questo lo sa già.

3 Responses to Ciao, nonno Ferruccio

  1. Grazie, grazie, grazie Daria: sei una mamma e una moglie stupenda e sei venuta ad arricchire la nostra famiglia regalandoci due nipotini meravigliosi, Cesare e Ulisse e portandoci una sensibilità sottile e delicata che ti fa onore.

  2. Un abbraccio a tutta la vostra famiglia. Nonno Ferruccio deve essere stato un grande e sono sicuro che i piccoli Cesare e Ulisse lo ricorderanno per sempre. Ho perso mio nonno quando avevo quattro anni ma lo ricordo benissimo e la sua immagine mi accompagna sempre.

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