La penna

Il doppio foglio aperto davanti a noi, lo schema di un cuore sano. E le modifiche fatte a penna dal dott. Pace per spiegarci cosa avrebbero fatto e perché.

Dove dobbiamo firmare, dottore?

A dir la verità non stavamo granché ascoltando quel che ci diceva. Il cosa, il come e il perché ce li eravamo letti millemila volte sul sito del Cincinnati Chinden’s Hospital.
In quel momento avremmo solo voluto sentirci dire che sarebbe andato tutto bene.
Ma il dott. Pace non poteva dircelo. E non l’ha detto.

La penna era pesante tra le dita. L’aria altrettanto pesante nei polmoni.

Dove dobbiamo firmare, dottore?

Ecco, quella firma, quella firma di una mano greve, è stato il volo nel nostro personale orizzonte degli eventi.
Il prima e il dopo non eran nemmeno fratelli. E noi non eravamo le stesse persone.

Poco inchiostro per cambiare tutto.
10 anni.
Son passati 10 anni. Cesare ha 10 anni.

Ma la sensazione del peso di quella penna tra le dita è ancora qui.

Ciao, nonno Ferruccio

Cosa ci fate qui tutti e due? Perché non è venuta la nonna a prenderci?

Non era ancora sceso dall’autobus e Ulisse aveva già iniziato a farsi domande.
E forse anche a darsi risposte, visto che al mattino aveva visto il papà scappare via, di corsa dal nonno.

E non ha dato tregua finché non ha visto le parole cristallizzarsi nell’aria umida.
Stamattina il nonno è morto.

Eppure la notizia arriva solo tangenzialmente. E Cesare pensa che ad esser morto sia il vicino di letto.
Ogni tanto penso che quel bambino si sarebbe dovuto chiamare Zeno, altroché.

Giorni strani, da lunedì scorso.
Fatti della normalità di piccole routine da mantenere. Di groppi in gola e lacrime che arrivano all’improvviso.
Durante il ritorno a casa. Mentre sta per partire l’autobus della scuola. Dopo la doccia della sera.

Mamma, ma il nonno adesso che è morto dov’è?
Tesoro nessuno sa dov’è.
Per me è diventato una stella, come il lucciolo Ray.
Se vuoi, stasera possiamo andare fuori a vedere se c’è una stella nuova e poi venerdì lo possiamo andare a salutare… vuoi ?
Non lo so, ci devo pensare… e poi io non so mica cosa dirgli…
Digli che gli hai voluto bene, anche se questo lo sa già.

Il vostro scienziato

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Prendete un quasi ottenne, catapultatelo da una torrida Bologna a una mite meta di montagna. Lasciatelo qualche settimana nell’orto dei nonni Trentini e vi ritroverete un novello Piero Angela:

Care rondini,

io vi auguro buona estate e buone vacanze in Africa che è il posto più caldo di Bologna [sic].

Io vi guardo dalla finestra sui fili dell’elettricità.

Il vostro scienziato,

Cesare G.

Le spine e la consecutio temporum

Cesare ha da qualche giorno un buco nella coscia: i bambini di Casaglia imparano sul campo che i rovi pungono. 🙂

– Sai Papà, all’Acero ci sono dei bastoni con… [fa il gesto di spine che escono]
– Dei rovi!
– Già!
– [Papà ammicca interrogativo] E tu perché sei andato proprio lì?
credevo che quei bastoni in cui sono andato non avessero dei rovi e invece ce l’avevano.
– …

Mi sono girato e ho aperto l’editor del blog. Immortalato il momento, anche se non è la prima volta.