La logica dice che…

Mamma ci fai delle operazioni?

Questo è il refrain di quasi ogni cena. Si alterna solo a

Mamma, ci chiedi dei verbi?

Il fatto è che però la mamma alla settecentotrentasettesima addizionesottrazionemoltiplicazionedivisione ne ha un po’ pieni i maroni. E vuole chiedere qualcosa che richieda più di un secondo in modo da avere il tempo di masticare anche due bocconi.

E allora comincia a chiedere a Cesare radici quadrate, che nessuno gli ha insegnato come fare, ma ci arriva per approssimazione. Per fortuna tutto questo gli richiede un po’.
E la mamma intanto mangia.

Ma per Ulisse, che è in seconda? Che si può inventare per Ulisse?

Quanto fa venticinque per venticinque?

La domanda resta nell’aria per qualche secondo.

E ha come risposta un’altra domanda:

Quanti cinquanta ci stanno in un venticinque?

– Mezzo

E quanto fa venticinque diviso due?

– Dodici e mezzo

Rotelline che girano, piccoli ingranaggi che sferragliano…

La logica dice che io devo fare dodici per cinquanta e poi aggiungere un po’.

Per fare dodici per cinquanta, faccio dodici per cento, che sono 10 centinaia più due centinaia, ovvero milleduecento e poi prendo la metà, che è seicento.

A seicento devo aggiungere un po’ e il po’ è la metà di 50, ovvero 25.

Quindi venticinque per venticinque fa seicentoventicinque.

Game. Set. Match.

Preoccupante proliferazione di bolsi

Prologo
Malga alpina, esterno, giorno

– Mamma, mamma! Hai visto che sulla targa della macchina di papà c’è la D di Dido, la C di cesare e la M di mamma. Ma papà non c’è?
– Ma certo che c’è! La vedi quella I su fondo blu? Ecco quella è la I di Il bolso!

iPapy ringhia, Cesare ride, Ulisse ancor di più.

Qualche giorno dopo…
A22, macchina, giorno

– Mamma, sai… credo che in quasi tutte le famiglie ci sia un bolso. Hai visto quante I sulle targhe?

iMamy piegata in tre dal ridere, iPapy ringhia al cubo.
Cesare e Ulisse perplimuti

Epilogo
Casa, interno, notte

-No, non è giusto, glielo devi spiegare che la I non significa il bolso.
(…) e poi (…) e ancora (…)
(insomma, vi risparmio la filippica)

– Cesare, vieni qui che ti devo dire una cosa!
La I sulle targhe non significa il bolso, ma Italia.

Faccia perplessa per meno di un nanosecondo.
-Sulle altre macchine, forse, sulla nostra no!

Il ragazzo è perspicace.

L’ometto

Mattina difficile, stamattina.
Come tutte, più o meno.
Il cliché è sempre lo stesso: Cesare si sveglia all’alba e va da iMamy che lo prega di lasciarla dormire ancora un po’. Poi va da Ulisse, che mette la testa sotto il cuscino.
iPapy non sente niente.

Di solito dopo poco iMamy si alza, dà qualcosa da mangiare a Cesare (che ha fameeeeeeeeeee), convince Ulisse a svegliarsi/lavarsi/vestirsi, lo nutre, verifica che gli zaini siano a posto e torna a letto.
A quel punto entra in scena iPapy che maledice il mondo, si fa il caffè e li porta all’autobus.

Stamattina il meccanismo si è inceppato e iMamy, dopo una notte passata quasi tutta sveglia, non si è alzata proprio.
Cesare torna in camera dei genitori alle otto meno un quarto e cerca di svegliare iPapy che, quando capisce che ore sono fa un balzo che nemmeno il miglior leone del tempio di Amon a Karnak.

iPapy: … e… e… e… e Ulisse?
Cesare: è di là, sta facendo colazione. Gli ho preparato io il succo. Ne ho preso un po’ anche per me.
iPapy: ma è vestito?
Cesare: no, è in pigiama, ma lo vesto io.

E se ne va.
Dopo meno di cinque minuti Ulisse era vestito, scarpato e con lo zaino in spalla.
Entrambi pronti per l’autobus, davanti alla porta ad aspettare iPapy.

A questo punto non so se inorgoglirmi dell’ometto grande o vergognarmi dei genitori sgarruppati…

Tesi, antitesi e sintesi

iMamy: sapete bambini, una volta papà abitava qui con una sua vecchia fidanzata.

Ulisse: sì, lo sappiamo… dai!

iMamy: ma secondo voi, la mamma è la fidanzata di papà?

Ulisse e Cesare in coro: ma noooooooo…. che dici?

iMamy: e allora co’è la mamma?

Ulisse (con tono condiscendente) : una mamma, no?

Cesare: ma noooooo… la mamma è un umano!

Ulisse: ma noooooooooo…. è un umanomamma!