Benvenuto Francesco!

Thursday, December 17th, 2009 at about 15:42

Non so com’è ma ci sono volte che quando nasce un bambino è come un po’ di più.
Come se tutti i bambini fossero uguali, ma alcuni fossero più uguali degli altri.
Ecco Francesco è così.

Francesco è il bimbo di Benedetta.
La mia prima cugina per parte di madre. Quella nata dieci anni e dieci giorni dopo di me.
Quella cui ho regalato una bambola, che è rimasta la bambola Daria finché la consunzione non se l’è portata via.
Quella che porta il nome di suo fratello, che io adoravo, morto il giorno del mio compleanno.
Roba di millemila anni fa, ma che sembran ieri.

E poi una gravidanza da mezze bestemmie tra i denti. E un ricovero prima del parto a pane e acqua.
E una sofferenza fetale. E un cesareo.
E altre mezze bestemmie tra i denti, che gli antidolorifici è meglio di no.
Che si vede che anche in quell’ospedale lì vige la stessa moda di quello dove è nato Cesare.
Insomma robe così, ma che rendono Francesco proprio più uguale.

Benvenuto piccolino, che la vita ti sorrida.
Ogni giorno di più.

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by D.
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Un iBaby post sotto l’albero

Sunday, December 13th, 2009 at about 22:08

Mi piace perché c’è gente, e non poca, che racconta un pezzo di sè. E lo fa senza recitare, senza romanzare, cercando con impegno le parole giuste. Trovandole.

(via Squonk » And… we’re back! (PslA strikes again, 2009 version: “Hop Hop Hop”))

E’ appena uscito il Post Sotto l’Albero 2009, una annuale creazione a più mani portata a termine a suon di frustate da Sir Squonk, che sopporta ritardi, ripensamenti, correzioni come nessun editor saprebbe fare senza farti inseguire dai cani affamati.

Il nostro post è firmato da entrambi i Bolsi (*), perché confezionato come omaggio natalizio di Bolsa Sit-Com a chi ci sopporta in rete. In realtà il racconto è un pezzo di bravura di Daria che ha aggiunto un’altro tassello alla storia di Cesare.

Perché ci sono tante cose che non abbiamo raccontato e che, una ad una, emergono dal pozzo della memoria.

(*) Dovremo deciderci a mettere qualcosa in home page, a questo punto.

by Federico

Ululiessenza

Thursday, November 19th, 2009 at about 23:10

Step 1
Prendere un quasitreenne.
Metterlo in una tinozza dei panni piena d’acqua.
Mettere il tutto nella doccia.
Lasciarlo sguazzare un po’.

Step 2
Lavare i capelli del quasitreene.
Sentirlo superare la barriera del suono a forza di urla.
Di protesta, che per la paura qui siam più o meno come Olaf Grandibaf.
Risciaquargli i capelli con la doccia, con la lancetta dell’audiometro oltre finescala. Di qualsivoglia scala, sia ben chiaro.

Step 3
Dichiarazione programmatica: E io mi asciugo i capelli col tappeto!
Guardare il quasitreene urlare sempre più forte e tuffarsi a pesce.
Sul tappeto del bagno, ovviamente.
Su cui poi si strofina violentemente la testa.

Step 4
Preoccuparsi per un padre in preda alle convulsioni per il troppo ridere.
Vedere il quasitreenne che urla biutto papà e raggiunge vette inusitate di decibel, mentre colui che l’ha generato è ormai a due passi dal colpo apoplettico.
Meno di 31 secondi alla fine quando arriva -novella cavalleria rusticana- il cinquenne che dice Papà ti sembra il caso di ridere di fronte a un bambino che piange?
Al che il padre E infatti son andato a ridere in un’altra stanza…

Step 5
Il quasitreenne sembra Salsa di Peperon y Monton,
Il padre svuota la tinozza.
Il quasi treenne la rivuole piena.
E ci si tuffa dentro, capelli e tutto, sempre al grido di biutto papà.

Step 6
Il quasitreenne trascina nella tinozza accappatoio e tappeto.
Indi si rilava i capelli e si incazza per non poterli asciugare nel tappeto.
Per tacere del suo disappunto di fronte all’impossibilità di indossare il suo accappatoio preferito.
Ché le cose si fanno come le dice lui.
Olé.

by D.
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Il dentino sotto il cuscino

Tuesday, November 17th, 2009 at about 11:23

Questa è una storia che inizia un weekend con un pianto e un dentino quasi orizzontale.

Sarà stato Dido, sarà che è autunno e cadono le foglie. Non si sa.

Poi la storia prosegue con qualche pianto, la fatina dei dentini che se li lasci sotto il cuscino lei ti lascia un soldino.

La dottoressa dei dentini al telefono riesce a far parlare cesare a farsi promettere che lui col ditino prova a farlo ballare e poi un topino porterà un soldino.

La storia riprende il lunedi mattina, al momento di andare a scuola quando la paura fa dire no a Cesare con le mani sbarrate davanti alla bocca.

Ma a Casaglia le sue dade, tra le mille cose che sanno fare, sono anche provette dentiste e, grazie a Caterina - che riesce persino a far soffiare il naso a Cesare, la sera nello zaino c’è un barattolino trasparente con dentro un dentino.

La storia racconta che poi il dentino fu messo in un bicchiere, perché così aveva detto la dottoressa dei dentini e Cesare ci si è addormentato con il cuscino sopra, la sua stanchezza a farlo addormentare di botto.

Il martedi mattina, in questa storia, udiamo Cesare grugnire prima delle sette di mattina, come sempre, per chiedere il latte. Solo che stavolta non dice “voglio il latte”, dice “non riesco a trovare il soldino”. E un papà gli dice “solleva il cuscino”.

La testa sul cuscino. Cesare sorride felice. Dolce. Senza parole.

Nella nostra storia quel martedi mattina Cesare ritrova la parola poco dopo, girellando per casa con la piccola scatola del nuovo minipuzzle che però ospita anche un soldino.

Nel conquistare il lettone come ogni mattina cesare stavolta si posiziona accuratamente in mezzo, stende le braccia toccando simmetricamente mamma e papà infine scandisce:

Siete i migliori genitori che io abbia mai avuto.

Grazie a te, Cesare e buon anniversario.

by Federico