Il karate dei vecchi maestri

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Ieri sera Daria ha riempito un mio buco culturale degli anni ’80 facendomi vedere Karate Kid.

Visto oggi è un film abbastanza ovvio: l’allievo inesperto e scalpitante viene avviato dal saggio maestro verso la vittoria con un allenamento estenuante che non sembra avere nulla a che fare con il karate vero e proprio. Vittoria scontata con il calcio dell’ultima scena. Finale frettoloso tipo “arrivederci e grazie”.

Stamattina però ho avvertito una strana sensazione. Per la prima volta ho visto un film “di formazione” dalla parte del maestro.

Ciò che appare scontato e baldanzoso visto dalla parte del ragazzino, non è affatto scontato dalla parte di chi lo allena, anche se si maschera dietro uno sguardo imperturbabile.

“E se non ce la fa?”

Si chiede il maestro dentro di sé, senza darlo a vedere.

È una domanda che ci siamo fatti diverse volte per poi risponderci ogni volta “ce la farà”. Noi siamo i suoi coach, non possiamo non credere in lui. In caso contrario si accetta la selezione naturale.

E mai per un momento abbiamo smesso di credere in Cesare.

Me lo ricordo ogni mattina, quando comincia il suo assalto, prima delle 6. Ce lo siamo ricordati ieri, alla festa dei Piccoli Grandi Cuori, che – grazie a ricorsi del calendario – avveniva lo stesso giorno della prima volta che ci siamo andati, con il Tato in rianimazione e noi a guardare al futuro.

Cresci sano e forte, piccolo Karate Kid.