Il karate dei vecchi maestri

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Ieri sera Daria ha riempito un mio buco culturale degli anni ’80 facendomi vedere Karate Kid.

Visto oggi è un film abbastanza ovvio: l’allievo inesperto e scalpitante viene avviato dal saggio maestro verso la vittoria con un allenamento estenuante che non sembra avere nulla a che fare con il karate vero e proprio. Vittoria scontata con il calcio dell’ultima scena. Finale frettoloso tipo “arrivederci e grazie”.

Stamattina però ho avvertito una strana sensazione. Per la prima volta ho visto un film “di formazione” dalla parte del maestro.

Ciò che appare scontato e baldanzoso visto dalla parte del ragazzino, non è affatto scontato dalla parte di chi lo allena, anche se si maschera dietro uno sguardo imperturbabile.

“E se non ce la fa?”

Si chiede il maestro dentro di sé, senza darlo a vedere.

È una domanda che ci siamo fatti diverse volte per poi risponderci ogni volta “ce la farà”. Noi siamo i suoi coach, non possiamo non credere in lui. In caso contrario si accetta la selezione naturale.

E mai per un momento abbiamo smesso di credere in Cesare.

Me lo ricordo ogni mattina, quando comincia il suo assalto, prima delle 6. Ce lo siamo ricordati ieri, alla festa dei Piccoli Grandi Cuori, che – grazie a ricorsi del calendario – avveniva lo stesso giorno della prima volta che ci siamo andati, con il Tato in rianimazione e noi a guardare al futuro.

Cresci sano e forte, piccolo Karate Kid.

Amore è un corretto ordine delle cose

C’erano una volta due giovani innamorandi, l’uno pigro, metodico, razionalmente sequenziale, l’altra lucida, pratica, fulminea realizzatrice.

Il loro amore nacque e prese vigore durante alcune serate casalinghe, il cui preludio era una cenetta romantica cucinata dalla sapiente cuoca amministratrice di sapori intensi e seducenti.

A cena finita, gli sguardi dei due stavano già dando inizio alla danza dell’attrazione quando, ad un tratto, quello di lei si posa sull’acquaio contenente i due piatti sporchi della cena.

– non vorrai mica lasciare il lavandino in quelle condizioni?

All’imperiosa frase di lei, un turbine di pensieri di lui trovò faticosamente strada nella propria mente: “perché mai mi chiede una cosa per cui mi servirebbero ore? Lo sa che sono incapace, forse che sia una sfida d’amore? OK, meglio accettare”.

Egli prese spugnetta e detersivo e l’amore sbocciò.

Qualche tempo dopo i due giovani ormai innamorati decisero di comprare una casa. Dopo essere sopravvissuta alla lunga quest per agenzie immobiliari, all’indecisione perenne di lui e ad un rogito degno della miglior commedia all’italiana, la proverbiale lucidità di lei venne messa a dura prova dal concetto demoniaco di trasloco.

Quando tutto sembrava perduto, l’amore di lui per l’ordine e la giusta collocazione delle cose portò inaspettato un raggio di sole attraverso una fitta coltre di cumulinembi. Avevano appena sistemato la cucina quando:

– Amore! Ti amo! – Esclamò lei
– Cosa ho fatto stavolta? – Si preparò lui
– Hai sistemato le posate esattamente come avrei fatto io!
– …

Tre cavità nel cassetto ospitano ora come allora cucchiai, forchette e coltelli. Quell’unico ordine azzeccato senza volere contro ogni probabilità delle combinazioni fattoriali cementò per sempre il loro amore.

Alcuni anni dopo i nostri eroi, diventati genitori, assistettero impotenti al nuovo gioco dello svuotamento del cassetto dei lego e palline di mais.

Obbedendo all’ordine perentorio di riempire la paletta con cui i bimbi vogliono rimettere le palline nel cassetto una ad una rifletterono su quanto amore implicito ci fosse in quel rituale.

Magari non facciamolo proprio tutte le sere, eh?