L’ometto

Mattina difficile, stamattina.
Come tutte, più o meno.
Il cliché è sempre lo stesso: Cesare si sveglia all’alba e va da iMamy che lo prega di lasciarla dormire ancora un po’. Poi va da Ulisse, che mette la testa sotto il cuscino.
iPapy non sente niente.

Di solito dopo poco iMamy si alza, dà qualcosa da mangiare a Cesare (che ha fameeeeeeeeeee), convince Ulisse a svegliarsi/lavarsi/vestirsi, lo nutre, verifica che gli zaini siano a posto e torna a letto.
A quel punto entra in scena iPapy che maledice il mondo, si fa il caffè e li porta all’autobus.

Stamattina il meccanismo si è inceppato e iMamy, dopo una notte passata quasi tutta sveglia, non si è alzata proprio.
Cesare torna in camera dei genitori alle otto meno un quarto e cerca di svegliare iPapy che, quando capisce che ore sono fa un balzo che nemmeno il miglior leone del tempio di Amon a Karnak.

iPapy: … e… e… e… e Ulisse?
Cesare: è di là, sta facendo colazione. Gli ho preparato io il succo. Ne ho preso un po’ anche per me.
iPapy: ma è vestito?
Cesare: no, è in pigiama, ma lo vesto io.

E se ne va.
Dopo meno di cinque minuti Ulisse era vestito, scarpato e con lo zaino in spalla.
Entrambi pronti per l’autobus, davanti alla porta ad aspettare iPapy.

A questo punto non so se inorgoglirmi dell’ometto grande o vergognarmi dei genitori sgarruppati…

Ogni mattina uouo’

– 6:12 “voglio latte” voce piangnucolante, e un genitore arranca addormentandosi apppeso al mobile di cucina

– 6:30 “voglio nemo” e una genitrice inveisce accendendo il DVD e trascinandosi a letto di nuovo

– 7:10 suona la seconda sveglia mentre la radio diffonde “prima pagina”: un genitore mette i piedi fuori dal letto

– 7:30 un caffé viene faticosamente fabbricato

– 7:32 al secondo sorso “vojo cotti” e il genitore viene trascinato per un braccio alla biscottiera

– 7:40 “mi viene da vomitare per finta”

– 8:05 passa lo scuolabus: ci arriveremo mai (vivi)?

Giusto per raccontarvi qualche motivo di latitanza blogosferica.