Ululiessenza

Step 1
Prendere un quasitreenne.
Metterlo in una tinozza dei panni piena d’acqua.
Mettere il tutto nella doccia.
Lasciarlo sguazzare un po’.

Step 2
Lavare i capelli del quasitreene.
Sentirlo superare la barriera del suono a forza di urla.
Di protesta, che per la paura qui siam più o meno come Olaf Grandibaf.
Risciaquargli i capelli con la doccia, con la lancetta dell’audiometro oltre finescala. Di qualsivoglia scala, sia ben chiaro.

Step 3
Dichiarazione programmatica: E io mi asciugo i capelli col tappeto!
Guardare il quasitreene urlare sempre più forte e tuffarsi a pesce.
Sul tappeto del bagno, ovviamente.
Su cui poi si strofina violentemente la testa.

Step 4
Preoccuparsi per un padre in preda alle convulsioni per il troppo ridere.
Vedere il quasitreenne che urla biutto papà e raggiunge vette inusitate di decibel, mentre colui che l’ha generato è ormai a due passi dal colpo apoplettico.
Meno di 31 secondi alla fine quando arriva -novella cavalleria rusticana- il cinquenne che dice Papà ti sembra il caso di ridere di fronte a un bambino che piange?
Al che il padre E infatti son andato a ridere in un’altra stanza…

Step 5
Il quasitreenne sembra Salsa di Peperon y Monton,
Il padre svuota la tinozza.
Il quasi treenne la rivuole piena.
E ci si tuffa dentro, capelli e tutto, sempre al grido di biutto papà.

Step 6
Il quasitreenne trascina nella tinozza accappatoio e tappeto.
Indi si rilava i capelli e si incazza per non poterli asciugare nel tappeto.
Per tacere del suo disappunto di fronte all’impossibilità di indossare il suo accappatoio preferito.
Ché le cose si fanno come le dice lui.
Olé.

All’assalto della radiosveglia

Ti accorgi di quanto e quanto in fretta i pargoli sono cresciuti quando vedi sbucare la loro testa da altezze non previste e le loro manine ravanare su piani d’appoggio prima inaccessibili.

Questa volta la vittima è la mensola comodino con la sua radiosveglia. Il finale e lo sfondo sono tecnologici il racconto e le relative elucubrazioni sono finite di là.