Cappuccetto Rosso – seconda parte

(Mattina presto, bimbi chiusi nella loro camera)

Dai, facciamo Cappuccetto Rosso – seconda parte!

Ulisse esce e, con in mano un cappello da Babbo Natale, bussa alla porta.

Chi è? chiede la vocina dall’altra parte,

Sono cappuccetto rosso, nonnina recitato con voce grave e sventolando il cappello di cui sopra.
Apre la porta e urla Ta- dah!

Un attimo di silenzio e poi esplode la voce di Cesare: Papà, papà io ho paura di questa parte… Papààààààà
Papàààààààààààààààà, fallo vomitare!

Papà entra in camera, e vede Ulisse-lupo a letto con il cappello da Babbo Natale in testa, e Cesare-bozzo sotto le coperte che dovrebbe essere nella sua pancia.
Papà… ho paura, fallo vomitare!

Ma Cappuccetto Rosso non è ancora arrivata!
E’ lo stesso, fallo vomitare!
Lupaccio, io sono un cacciatore! Adesso ti do due botte sulla schiena (che si fa solo per finta, solo nelle favole) e tu vomiterai!

Cesare-nonna esce da sotto le coperte Lupo, adesso ti prendo e ti riempio di pietre…
Ma poi mi fare vomitare anche quelle?

Il carrello delle merende di cappuccetto rosso

Una delle cose più belle del raccontare le favole (anzi sempre la stessa favola) della buonanotte è dare carta bianca alla fantasia dell’infante nei punti non specificati dall’autore. Anzi quella carta bianca dopo un po’ l’infante se la prende.

Così fu che dopo vari mesi di Cappuccetto Rosso che si incammina per il sentiero del bosco con il cestino delle merende per la nonna, Cesare ha cominciato a chiedere cosa c’era in quel benedetto cestino. In realtà lo chiede a sé medesimo e si da pure la risposta, per la gioia di Marzullo.

Da qualche sera l’elenco si è stabilizzato più o meno su questa lista:

  • una bottiglia di latte
  • una fragola
  • un panino
  • un hamburger
  • delle patatine
  • un cocomero
  • una salsiccia
  • e un pezzo sceltissimo di carne

Sì, ho fatto anch’io la faccia che state facendo voi.

Numeri da favola

Cari lettori, dovete sapere che i tre porcellini, favola unica raccontata per circa tre anni è stata scalzata dalla decisione di iPapy di recuperare la sua copia d’annata de le Favole al Telefono.

Accadde così che, chiusi nel castello-letto come ogni sera dotati di lume(*) si prende il libro e si legge una favola dopo l’altra.

Il nobile scopo sarebbe quello di regolare il dosaggio delle letture notturne, sfruttando la brevità delle favole; risultato: un’altra, poi un’altra ancora, poi l’ultima, poi una sola ancora, etc. In genere le trattative si fermano alla quarta favola. L’effetto collaterale è che nel contempo si addormenta anche Dido-Dido che ascolta attento succhiando il biberon e lanciando qualche urlo di protesta.

Com’è, come non è, dovete sapere che l’altra sera Cesare era molto contento di dormire nel suo lenzuolo con tutti i numeri di varie forme e dimensioni:

– vedi, Papà qui ci sono i due, i tre, gli ottoni, i diecioni, poi i cinque, i quattro ma anche gli ottini e i diecini…

Arrivano le favole: ne leggo una, poi un’altra, poi l’ultima.

– allora sono tre, papà?
– [iPapy trasalisce] sì, amore te ne ho lette tre…
– allora domani possiamo dire ai nonni che me ne hai lette tre: prima una (fuori il pollice) poi due (fuori l’indice) e poi anche tre (fuori il medio): sì, sono proprio tre!
– [iPapy abbraccia il piccolo abaco biondo e lo bacia con schiocco]

OK, con i numeri interi non negativi siamo a posto.

(*) La lume (plur. invar. le lume): torcia elettrica a led, una volta di proprietà di iPapy. cit. quando si rompe la portiamo all’ospedale delle lume.