Buon sangue non mente

Giornata di sole, ieri. Cesare e Ulisse han preteso di tornare al parco a giocare a fare i pompieri.
Insomma a calarsi dal palo che hanno scoperto un paio di mesi fa.
palo

Solo che ieri, al contrario dell’altra volta, c’erano millemila bambini al parco.
E due bimbe, in cima al castello, impedivano a Cesare di raggiungere l’agognato palo.

– Mi fareste passare per favore?
Ma tu chi sei? Mica ti conosciamo! rispondono loro, con la petulanza delle cinquenni.
– Ho forse mai detto di volervi conoscere?

E’ MIO figlio.

Amore è un corretto ordine delle cose

C’erano una volta due giovani innamorandi, l’uno pigro, metodico, razionalmente sequenziale, l’altra lucida, pratica, fulminea realizzatrice.

Il loro amore nacque e prese vigore durante alcune serate casalinghe, il cui preludio era una cenetta romantica cucinata dalla sapiente cuoca amministratrice di sapori intensi e seducenti.

A cena finita, gli sguardi dei due stavano già dando inizio alla danza dell’attrazione quando, ad un tratto, quello di lei si posa sull’acquaio contenente i due piatti sporchi della cena.

– non vorrai mica lasciare il lavandino in quelle condizioni?

All’imperiosa frase di lei, un turbine di pensieri di lui trovò faticosamente strada nella propria mente: “perché mai mi chiede una cosa per cui mi servirebbero ore? Lo sa che sono incapace, forse che sia una sfida d’amore? OK, meglio accettare”.

Egli prese spugnetta e detersivo e l’amore sbocciò.

Qualche tempo dopo i due giovani ormai innamorati decisero di comprare una casa. Dopo essere sopravvissuta alla lunga quest per agenzie immobiliari, all’indecisione perenne di lui e ad un rogito degno della miglior commedia all’italiana, la proverbiale lucidità di lei venne messa a dura prova dal concetto demoniaco di trasloco.

Quando tutto sembrava perduto, l’amore di lui per l’ordine e la giusta collocazione delle cose portò inaspettato un raggio di sole attraverso una fitta coltre di cumulinembi. Avevano appena sistemato la cucina quando:

– Amore! Ti amo! – Esclamò lei
– Cosa ho fatto stavolta? – Si preparò lui
– Hai sistemato le posate esattamente come avrei fatto io!
– …

Tre cavità nel cassetto ospitano ora come allora cucchiai, forchette e coltelli. Quell’unico ordine azzeccato senza volere contro ogni probabilità delle combinazioni fattoriali cementò per sempre il loro amore.

Alcuni anni dopo i nostri eroi, diventati genitori, assistettero impotenti al nuovo gioco dello svuotamento del cassetto dei lego e palline di mais.

Obbedendo all’ordine perentorio di riempire la paletta con cui i bimbi vogliono rimettere le palline nel cassetto una ad una rifletterono su quanto amore implicito ci fosse in quel rituale.

Magari non facciamolo proprio tutte le sere, eh?

Aspettative

Care maestre,
ci avete dato un compito davvero difficile quando ci avete chiesto:
ma voi, cosa vi aspettate da Casaglia?

Tre anni fa, come oggi, Cesare era lì in un lettino in stanza 6.
Stavano stabilizzando lo scompenso cardiaco e le porte della sala operatoria si stavano riaprendo per lui.
Con tutto quello che sarebbe venuto dopo.

Questo è un imprinting difficile da dimenticare.
Si diventa come soldati di guerra di trincea, con l’elmetto ben calato sulla testa che tiene dentro un solo pensiero: la speranza di arrivare vivi a domattina.

Lo sappiamo che da allora di domattina ce ne sono stati tanti. Sappiamo che le cose non sono rimaste lì, che Cesare non è più quel bambino tra la vita e la morte.

Ma lo è stato.

E adesso?
E adesso lo guardiamo, stupiti, camminare sulle sue gambine. Prendere felice lo scuolabus che lo porta a scuola da voi.
Lo vediamo tornare a casa la sera con tante nuove storie. Con nuove cose imparate, dalle braccia conserte all’aragosta da dipingere.
Con tanti amici di cui raccontare. Con un bosco di avventure da scoprire.

Lo aiutate a crescere nel suo percorso di autonomia, lo aiutate a imparare a stare con gli altri bambini, lo aiutate a fermarsi su un obiettivo.
E trasformate tutto questo ogni giorno in una nuova eccitante avventura che lui non vede l’ora di vivere.
Cosa potremmo aspettarci di più?

Grazie, care maestre di Casaglia.
Grazie per quello che gli regalate – e ci regalate- ogni giorno.
😀