Cesare vuole una sorellina

Cesare da qualche tempo chiede a bruciapelo una sorellina. Incurante di obiezioni di ordine pratico tipo

– dove la mettiamo?
– qui in mezzo (indica lo spazio fra i due letti a castello)

da oggi dribbla anche quelle di tipo deterministico:

– e se viene un fratellino?
– non ho mai avuto un fratellino che cresce così in alto

e quelle di tipo relazionale:

– ma hai già Ulisse
– sì ma una sorellina forse non morde

Amore è un corretto ordine delle cose

C’erano una volta due giovani innamorandi, l’uno pigro, metodico, razionalmente sequenziale, l’altra lucida, pratica, fulminea realizzatrice.

Il loro amore nacque e prese vigore durante alcune serate casalinghe, il cui preludio era una cenetta romantica cucinata dalla sapiente cuoca amministratrice di sapori intensi e seducenti.

A cena finita, gli sguardi dei due stavano già dando inizio alla danza dell’attrazione quando, ad un tratto, quello di lei si posa sull’acquaio contenente i due piatti sporchi della cena.

– non vorrai mica lasciare il lavandino in quelle condizioni?

All’imperiosa frase di lei, un turbine di pensieri di lui trovò faticosamente strada nella propria mente: “perché mai mi chiede una cosa per cui mi servirebbero ore? Lo sa che sono incapace, forse che sia una sfida d’amore? OK, meglio accettare”.

Egli prese spugnetta e detersivo e l’amore sbocciò.

Qualche tempo dopo i due giovani ormai innamorati decisero di comprare una casa. Dopo essere sopravvissuta alla lunga quest per agenzie immobiliari, all’indecisione perenne di lui e ad un rogito degno della miglior commedia all’italiana, la proverbiale lucidità di lei venne messa a dura prova dal concetto demoniaco di trasloco.

Quando tutto sembrava perduto, l’amore di lui per l’ordine e la giusta collocazione delle cose portò inaspettato un raggio di sole attraverso una fitta coltre di cumulinembi. Avevano appena sistemato la cucina quando:

– Amore! Ti amo! – Esclamò lei
– Cosa ho fatto stavolta? – Si preparò lui
– Hai sistemato le posate esattamente come avrei fatto io!
– …

Tre cavità nel cassetto ospitano ora come allora cucchiai, forchette e coltelli. Quell’unico ordine azzeccato senza volere contro ogni probabilità delle combinazioni fattoriali cementò per sempre il loro amore.

Alcuni anni dopo i nostri eroi, diventati genitori, assistettero impotenti al nuovo gioco dello svuotamento del cassetto dei lego e palline di mais.

Obbedendo all’ordine perentorio di riempire la paletta con cui i bimbi vogliono rimettere le palline nel cassetto una ad una rifletterono su quanto amore implicito ci fosse in quel rituale.

Magari non facciamolo proprio tutte le sere, eh?

Riti di passaggio

Due mezzi di lettino

Da alcune notti le notti sono sempre più difficili. Il sonno di iMamy, che ha il dono non richiesto di sentire ogni rumore e svegliarsi del tutto, viene turbato più del solito da un Ulisse che non ne vuol sapere di dormire sul lettino.

Ulisse prima si rifiuta di dormire, poi migra da divano a lettino a letto del fratello (cui ha strappato ripetutamente le tende da castello-letto), al nostro lettone. Se non viene bene accolto si fa spazio a calci, guai a protestare.

Come già successe per Cesare è evidente che il lettino ha fatto il suo tempo: forse geometricamente adatto ad un esserino di meno di un metro ma praticamente inservibile per un piccolo Diavolo della Tasmania, tutto muscoli, giravolte e tornadi.

Parte la missione Ikea, da cui i due prodi iParents tornano con scaffalatura a tre gradini per favorire l’ascensione al castello-letto e pouf imbottito di palline per attutire le cadute.

Il pouf verrà restituito perché troppo massiccio e imgombrante ma la missione prosegue e poco fa, di nuovo a colpi di brugola, ha colpito il suo bersaglio, obbligandolo a trasformarlo in due poltroncine.

A tante cose ero pronto ma non a vedere andare in pensione un lettino. Groppo alla gola, senso del dovere inevitabile, e amorevole cura per i pezzi da smontare.

E chissà cosa diranno di due diretti interessati, che stanno dormendo di là, in un eccezionale pomeriggio di pace.