Amore è un corretto ordine delle cose

C’erano una volta due giovani innamorandi, l’uno pigro, metodico, razionalmente sequenziale, l’altra lucida, pratica, fulminea realizzatrice.

Il loro amore nacque e prese vigore durante alcune serate casalinghe, il cui preludio era una cenetta romantica cucinata dalla sapiente cuoca amministratrice di sapori intensi e seducenti.

A cena finita, gli sguardi dei due stavano già dando inizio alla danza dell’attrazione quando, ad un tratto, quello di lei si posa sull’acquaio contenente i due piatti sporchi della cena.

– non vorrai mica lasciare il lavandino in quelle condizioni?

All’imperiosa frase di lei, un turbine di pensieri di lui trovò faticosamente strada nella propria mente: “perché mai mi chiede una cosa per cui mi servirebbero ore? Lo sa che sono incapace, forse che sia una sfida d’amore? OK, meglio accettare”.

Egli prese spugnetta e detersivo e l’amore sbocciò.

Qualche tempo dopo i due giovani ormai innamorati decisero di comprare una casa. Dopo essere sopravvissuta alla lunga quest per agenzie immobiliari, all’indecisione perenne di lui e ad un rogito degno della miglior commedia all’italiana, la proverbiale lucidità di lei venne messa a dura prova dal concetto demoniaco di trasloco.

Quando tutto sembrava perduto, l’amore di lui per l’ordine e la giusta collocazione delle cose portò inaspettato un raggio di sole attraverso una fitta coltre di cumulinembi. Avevano appena sistemato la cucina quando:

– Amore! Ti amo! – Esclamò lei
– Cosa ho fatto stavolta? – Si preparò lui
– Hai sistemato le posate esattamente come avrei fatto io!
– …

Tre cavità nel cassetto ospitano ora come allora cucchiai, forchette e coltelli. Quell’unico ordine azzeccato senza volere contro ogni probabilità delle combinazioni fattoriali cementò per sempre il loro amore.

Alcuni anni dopo i nostri eroi, diventati genitori, assistettero impotenti al nuovo gioco dello svuotamento del cassetto dei lego e palline di mais.

Obbedendo all’ordine perentorio di riempire la paletta con cui i bimbi vogliono rimettere le palline nel cassetto una ad una rifletterono su quanto amore implicito ci fosse in quel rituale.

Magari non facciamolo proprio tutte le sere, eh?

Sentirsi genitori

Nessuno firma niente quando metti al mondo dei figli.

Nessuno fa corsi obbligatori.

Qualcuno fa qualche rituale a base di costumi da meringa. Noi no.

Sta di fatto che non ti accorgi di diventare genitore finché non compaiono i sintomi

Sintomi che peggiorano col tempo. In senso buono, eh?

Che quando i due pargoli e la donna che ami sono lontani per soli cinque giorni cominci a sentirli.

A nulla vale il contatto costante internettiano (chat, mail, video chat, twitter, e combinazioni di essi). Non è la stessa cosa che averli vicino.

Passano una, due foto sul desktop e un vuoto allo stomaco ti segnala che ci sei. Sei in piena zona genitoriale.

Un dolcissimo punto di non ritorno.