Basta poco
Non ci pensavo. E sono sembra possibile che non mi fosse venuto in mente prima.
E’ proprio vero: il tempo lenisce ogni ferita.
Poi, per strade traverse sono arrivata a leggere la storia di Gaia, una bimba che sta affrontando battaglie ancora più grandi di quelle del Tatino.
Ed eccomi travolta, come da un treno in corsa, da una marea crescente di ricordi. Un pugno allo stomaco che non mi aspettavo.
Il saluto al piccolo paracadutista. Le porte della sala operatoria che si chiudono dietro di lui. I bomboloni mangiati lentissimamente per far scorrere il tempo. Il teledrin a lungo implorato di non suonare e poi, altrettanto a lungo, implorato di suonare. Il primo volume dell’eciclopedia della storia di Repubblica. Pam che doveva ritirare le sue analisi ed è rimasta tutta la mattina con noi. Le lunghe ore che non passavano mai. La conta dei fili d’erba nel prato e delle crepe nell’asfalto. Centonovantasei minuti di cardioplegia. L’arrivo, muto, delle 14, ora della fine teorica dell’intervento. Il fiato sospeso fino alle 15.30 quando il cicalino finalmente ha suonato. I due piani di scale percorsi più rapidamente di tutta la mia vita. Il viso disteso di Gargiulo e la sua voce calma. Lo sterno rimasto aperto. Le porte sempiternamente chiuse della CEC ad oscurare il nostro piccolo mondo. La cena da Luca e Laura nella loro vecchia casa sui colli dove il cellulare prendeva solo sulle finestre. Il saluto della Casina Verde. L’attesa dopo l’attesa.
Due anni.
Per certi versi tantissimi e per altri sembra ieri.
Uno sfarfallio dentro lo stomaco a memoria che la paura è un mostro che non ti lascia mai. Basta poco.
Ma anche la canzone dei porcellini che ormai è una persecuzione.
Mai persecuzione fu più gradita.
Forza Gaia, noi facciamo il tifo per te!
