Disaster!

Prendi una mamma con l’emicrania, un papà stanco e due figli scatenati da due settimane di vacanze natalizie.
Metti che il balletto serale per andare a letto sia ormai diventato un cancan.
Aggiungi che l’Ululisse a volte decide che la cacca non si fa in bagno, ma dove ci si trova.

Il risultato è una cacca fumante sull’orsetto preferito di Cesare che, per altro, era sul relativo letto. Ululisse che ci finisce dentro con i piedi e la spalma per tutta casa. iPapy in preda ad attaccodi panico da pericolo invasione di batteri. La porta di camera dei bimbi che si incastra per via di una sedia e Cesare che invece di spostarla si mette a legger calendari…

iMamy si alza, infila il braccio dalla porta, prende l’orsetto e lo butta in lavatrice.
Poi cerca di spiegare a Cesare come si fa a disincastrare la sedia, ma questo peggiora la situazione e adesso la porta si apre ancora meno.
Lui chiuso dentro, noi chiusi fuori. E una porta che non sappiamo togliere dai cardini.

Ulisse che si lancia contro la porta come un ariete, che non si dica mai che il suo adorato fratello stia in prigione come Geppetto. iPapy che lo sta per prender per la collottola e buttar fuori di casa.
E quello dentro che continua, imperterrito, a legger calendari cantando la siglia dei wonder pets.

iPapy sta pensando di abbatter la porta ad asciate (e non è nuovo a questi pensieri) quando iMamy, sfruttando le sue lunghe braccia*, riesce a raggiungere la maledetta sedia e a disincastrarla.

Cesare libero, Ulisse ulula di felicità, iMamy raccatta le lenzuola imbrattate e iPapy si fa venire i conati di vomito, ma non ci riesce.

Tutto è bene quel che finisce bene.
La lavatrice e va.
iMamy torna a letto.

* da Orango a detta di iPapy

L’apertura dei cancelli

Finalmente libero

Con Cesare non c’era stata occasione: il lettino era diventato troppo stretto per lui noi eravamo prigionieri della casa provvisoria, troppo piccola per fare cambiamenti e troppo provvisoria per un letto nuovo.

Semplicemente Cesare si prese il lettone, Ulisse neonato il lettino e noi genitori il divano letto di Paolone.

Ma ora siamo a casa nostra e ogni notte è un carosello di letti: lettino, lettone, divano, letto di Cesare. Una transumanza continua.

Ulisse potrebbe essere trattenuto solo da un trasportino per cani di grande taglia, a patto di sopportare le urla da carcerato. Il lettino gli serve solo ad emulare Nino Castelnuovo (*).

E così ieri sera mi sono armato di brugole e ho abbattuto barriere e cancelli.

Ed è stata libertà e felicità.

E stanotte ci hanno dormito insieme. Abbracciati. Almeno per un po’.

Poi è ricominciato il carosello fino all’alba.

(*) Secondo me “fare olio cuore” dovrebbe entrare nel vocabolario.

Annunciaziò annunciaziò

Cesare e Ulisse sono lieti di annunciare il fidanzamento del parente acquisito jkl (1) con la signorina xyz (2) .

Prossimamente la giovane coppia sara’ lieta di organizzare pomeriggio danzante (3) con tutti gli amici.

Tanti auguri di imperitura felicità.

1 – il parente acquisito jkl nega esplicitamente l’autorizzazione al link. Noi siam gentiluomini e rispettiamo il suo volere.
2 – non abbiamo ancora avuto il piacere di conoscere la signorina xyz, pertanto linkarla ex abrupto ci sembrerebbe alquanto fuori luogo. Più che altro vorremmo evitare di essere stroppiati di mazzate.
3 – siam vecchietti, le serate le lasciamo ai giovani

L’arrivo del Tatinobis

Agitazione.
Non saprei trovare un termine migliore per descrivere l’aria che mi gira intorno. E mia madre che inizia a telefonare prima delle sette per sapere se siamo già in ospedale. E iPapy che continua a dirmi che è tardi (da che pulpito…) e che ci aspettano e che per strada potremmo trovare le tempeste di neve e le cavallette e gli alieni.

Insomma arriviamo in maternità alle otto e mezza, ben in tempo visto che so benissimo che prima delle dieci non vedrò la sala operatoria.
L’infermiera ci dice che, dandoci per dispersi, stavano per lanciare i razzi di segnalazione… ma poi si limita a darmi il camice e a dirmi di aspettare a letto.
Meno male che mi sono portata il mio libro da ospedale: i giorni del potere. Un migliaio di pagine che fan passare il tempo che è un piacere. E iPapy morde il freno, continua ad andare avanti e indietro come i migliori padri fuori della sala parto. E non ha le sue news. E non ha il suo computer. E non ha fatto colazione.
Al solito, Geremia non avrebbe saputo fare di meglio.

Insomma, dio volendo, arrivano le dieci e io parto per la sala operatoria. iPapy mi accompagna fino alla porta ciao ciao, chissà quando ne vederem!

Anestesia rapidissima e si alza il sipario: che lo spettacolo inizi!

E tra ASA, odor di pollo bruciato e discussione sul miglior ristorante giapponese a Bologna si arriva a vedere il piccolo… che non ne vuole proprio sapere di uscire.
Pigro come suo padre, lui.
Una decina di salti ben assestati sul mio povero diaframma (che avrà di che ringraziare per molte ore) ed eccolo lì: sono le 10.39 e Ulisse è nato.

Uguale uguale a suoi fratello, almeno per me.
Ma stavolta, arrivata in camera l’avrei trovato ad aspettarmi. E ci sarebbero stati i fiori, stavolta. E i nonni e gli amici l’avrebbero potuto vedere, stavolta.
Stavolta le cose sarebbero andate in modo diverso.

Non sempre la storia si ripete.
E meno male.