Lettera

Non so quale sia il posto giusto per questa lettera che oggi è comparsa sul forum delle mi donne.
La sento un po’ mia e la metto di , la sento un po’ di Cesare e la metto qui .
Parole, parole per entrambi.
Parole per tutti i genitori che sono stati investiti dal treno di c’è qualcosa che non va. Per tutte quelle mamme che hanno vissuto lo strazio del cuore.
Per Elena, per Anna, per Paola. E Claudia e Teresa e Cristina.
Per Rita.
Per Daniela.
Per Viviana.

La mia amica sta aspettando il primo figlio. La gente chiede cosa preferisce
Sorride e da la solita risposta che le mamme hanno dato da sempre
non importa se è maschio o femmina, vuole solo che abbia 10 dita sulle mani e piedi.
Ovviamente dice cosi…le mamme dicono sempre cosi.
Le mamme mentono.
A dire la verità tutte le mamme vogliono qualcosa in più. Tutte le mamme vogliono un bambino perfettamente sano, con la testa rotonda, le labbre a cilegia, un nasino perfetto e pelle soffice. Tutte le mamme vogliono un bambino cosi bello che a guardare i bimbi della Anne Geddes sembrano addirittura brutti

Tutte le mamme vogliono un bambino che sta seduto e cammina esattamente quando la dice la tabella della pediatra
Tutte le mamme vogliono un bambino che vede, sente, corre e salta. Che e’ bravo a giocare a calcetto o balla perfettamente nelle lezioni di danza.
Chiamalo egoismo ma noi mamme lo vogliamo cosi

Alcune mamme hanno un bambino con una cosa in più…

Alcune mamme hanno bimbi con condizioni che non sanno nemmeno pronunciare, una spina dorsale che non si è fusa bene o un palato che non si è chiuso.
La maggior parte di queste mamme possono ricordare il momento esatto, il posto, le scarpe che portavano, il colori dei muri nel piccolo ufficio dove il medico ha detto quelle parole che hanno tolto il fiato. Sembrava un pugno nello stomaco che ti toglie il fiato di colpo.

Alcune mamme lasciano l’ospedale con un bimbo sano poi mesi, anni dopo lo portano a fare un controllo di routine e sembra di aver schiantato contro un muro quando subiscono questo devastante notizia. Non può essere possibile! Non c’è nella nostra famiglia, Può succedere a noi?

Come ho detto ai miei figli mentre andiamo in fisioterapia non esiste il corpo perfetto, tutti in un momento o altro nella vita avranno qualcosa. Magari non si vedrà facilemente, sarà curato con delle visite, medicine o chirurgia.
I problemi di salute dei miei figli sono stati minimi e facilmente gestibili quindi e’ con grande ammirazione che guardo le mamme di bambini affilitti di malattie serie e penso come fanno.

Francamente mi spaventi. Come fai a tirare su e giù il bambino dalla sedia a rotelle. Come fai con controll, i test, le seguenti medicazioni, diete e ascoltare 100 specialisti che ti parlano in continuazione.
Penso come fai a sopportare le frase fatte e le parole carine di persone che cercano di convincerti che Dio sta lavorando quando ti è venuto il dubbio che fosse in sciopero.
Penso anche come fai a sopportare pezzi come questo che ti fanno sembrare un’eroe quando sei una persona normale.

Sgridi, urli e mordi. Non ti sei proposto per questo. Non hai saltato su e giù nella fila delle mamme dicendo ‘scegli me dio ce la faccio!!’
Sei una donna che non ha tempo per fermarsi e riflettere quindi permettemi di farlo per te.

Da come la vedo io sei avanti di tutti noi. Hai sviluppato la forza di un cavallo insieme alla delicatezza di un fiore.
Hai un cuore che sciogle come un ciccolatino in macchina in estate mentre sei testarda come un mulo

Puoi essere dolce e tenera nelle circostanze giuste e intenso e aggressivo quando serve.
Sei la madre e protettrice di un bambino con una malattia grave. Sei la vicina di casa, un’amica, una sconosciuta che passo davanti al supermercato, sei la donna che mi siedo affianco in chiesa, mia cugina, mia cognata.
Sei una donna che voleva 10 dita sulle mani e piedi e ha ricevuto qualcosa in più.

Sei una meraviglia.

Lori Bergman

Post CitizenCamp

Dopo il CitizenCamp siamo arrivati a casa emozionati, felici, stanchi morti, distrutti da perdita di voce e mali di schiena in combinazioni varie (iPapy veniva da una trasferta a Roma di quasi 18 ore e iMamy da 2 bimbi in assedio perenne).

E’ stata un’esperienza fantastica, indimenticabile. In un certo senso per noi il punto di arrivo di tante cose che ci tenevamo dentro da quando è nato questo blog.

E’ la prova che la coda lunga funziona anche in ambiti meno “tradizionali” rispetto alla blogosfera, che un argomento intimo, senza essere il caso umano che sarebbe sui mass-media, può fare del bene a chi lo legge e contemporaneamente a chi ne scrive.

Ringraziamo ancora Antonio Sofi che ci ha gentilmente lasciato il posto di mattina per l’intervento (come previsto le nostre energie sono terminate nel primo pomeriggio e siamo dovuti fuggire). Non dimenticheremo facilmente l’accoglienza del pubblico di quella saletta. Grazie.

Precisazione 1: nel mio intervento ho dimenticato di dire che se io sono quello dalla parlantina facile (e sarò stato anche troppo logorroico tra l’emozione e il mal di gola incipiente) Daria è la vera colonna portante di iBaby. L’idea è sua, la maggior parte degli scritti è sua, la scrittura dallo stile inimitabile è sua. Le emozioni raccontate sono rigorosamente di entrambi.

Precisazione 2: la presentazione era effettivamente sulla cittadinanza digitale. Cittadinanza data attraverso un blog a chi doveva affrontare un grossa sfida ancor prima di nascere. L’idea di questa impostazione la dobbiamo a Sergio (grazie ancora per il libro con dedica!).

Le slide di iBaby sono per ora in PDF visto che SlideShare non mi ha ancora mandato l’email di conferma dopo numerosi tentativi.

P.S.: JTheo ci ha colti alla sprovvista con due regali per i piccoli. Abbiamo ancora i lacrimoni. 🙂

P.P.S.: sono le tre di notte passate e vedo arrivare nuovi post che parlano di noi. Mi serve lucidità per scrivere un resoconto da blogger su bolsoblog. Buona notte!

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Post-Post(illa)

Visto che da buon bolso mi dicono di essere didascalico-divulgativo, provo a precisare quanto detto nella post(illa) al post sulle nostre scelte passate.

Prima di tutto, non c’è alcun problema con chi ha commentato. La Post(illa) non era contro di loro.

I commenti hanno funto unicamente da spunto, facendoci accorgere della coincidenza temporale fra le nostre riflessioni sul passato e il triste fatto di Firenze e dell’equivoco che poteva sorgerne.

Sono vari mesi che pensiamo a cosa sarebbe successo se… semplicemente guardando gli occhi di Cesare, le frasi buffe che dice, l’energia incontenibile che ci fa stramazzare la sera.

Le nostre decisioni sono state prese in una notte terribile e nei giorni successivi, con la testa in un turbine di ipotesi. Fiches che buttavamo su un tavolo verde immaginario, tiri di dado azzardati, se preferiamo una metafora da gioco di ruolo.
Non c’era nessun dogma a decidere per noi, abbiamo dovuto farci la buccia sul momento come chiunque altro al nostro posto.

Fiuto, intuito, un po’ di aiuto dai nostri studi di fisici nel saper maneggiare le probabilità. Niente di più.

Guardare Cesare ora è un po’ trovare la conferma a quelle scommesse, non solo nell’ovvia interpretazione della gioia di avere un bimbo vivo ma anche in quella meno ovvia di riconoscere che non saremmo sopravvissuti noi moralmente in caso di scelta contraria. Con buona pace dei siete giovani, potete rifarvi una vita che sentivamo all’epoca. Consigli biologicamente validi ma psicologicamente devastanti (d’accordo, non erano insensati ma ci sarà un post a parte su questo).

Non sono riflessioni che nascono di colpo, alla lettura di un fatto di cronaca. Sono consapevolezze che ti trovi dentro un po’ alla volta.

Con tutto questo ribadiamo che non siamo eroi, che abbiamo fatto solo fatto il nostro lavoro di umani. Non siamo nè meglio nè peggio di chi si è trovato a fare altre scelte, con condizioni al contorno che non conosciamo e che meriterebbero un grande approfondimento prima di essere valutate.

Spero di aver divulgato abbastanza… 🙂

Post(illa)

Solo dopo aver letto i commenti mi sono resa conto dell’effetto che può aver fatto il post precedente
Era da tempo che pensavo a come sarebbe la nostra vita se avessimo rinunciato a Cesare e l’ho scritto.

Non voleva essere un riferimento alla polemica (che per altro non conoscevo ancora) sull’aborto terapeutico che imperversa in questi giorni.
Tantomeno voleva essere un noi siamo meglio.
Chiedo scusa se ho urtato la sensibilità di qualcuno.

Ci sono storie in cui non c’e’ un meglio un peggio.
No-win situation.

L’effetto che fa un C’è qualcosa che non va lo sa solo chi se l’è sentito dire.
E’ come un treno in corsa che ti viene addosso e ti spezza la vita.
Sono quelle occasioni che ti trovi solo davanti a te stesso e sei costretto a darti risposte.
Hic et nunc.
E ognuno ha le proprie di risposte. Giuste per sé e solo per sé.

Mi fa sorridere chi pensa di avere la ricetta per tutti.
Perché, di solito, chi pontifica non sa nemmeno di cosa sta parlando.
Discussioni accademiche o chiacchiere da bar dello sport poco cambia.

Bisogna averlo preso quel treno per sapere l’effetto che fa.
Non siamo eroi.