Busta della lettera di dimissioni

La parte giusta

Son due giorni che siamo a casa, ma è ancora tutto un po’ irreale.

Cerchi di mettere le cose in fila, ma in fila non ci stanno. Come se i pensieri avessero vita propria: corrono avanti, si fermano, si avvitano, riprendono. Pensieri fatti di tante cose. Quelle che non stanno in fila, appunto.

Erano passati davvero tanti anni dall’ultimo ricovero di Cesare, molte delle persone che lavoravano allora nel nostro reparto non ci sono più. A ben vedere anche il nostro reparto non c’è più, visto che è stato trasferito in un nuovo padiglione. Ma per certi versi è stato, ancora una volta, tornare a casa. Cercare lo zucchero e sapere esattamente dov’è.  E alcune delle persone che ci sono ancora ti parlano o solo ti sorridono come se fossero passati non 15 anni ma 15 giorni. Vecchi amici.

E’ stato trovarsi in soggiorno a far dell’ironia tra una friulana, una veneta e una trentina, come se ci si conoscesse da sempre, che sembrava una di quelle barzellette Ci sono un italiano, un francese e un tedesco…

E’ stato mettersi a raccontare a un ragazzo che odia la matematica (ma che disegna e dipinge benissimo), come si fa a misurare gli angoli in radianti. E promettergli di tornare a spiegargli anche il resto, tu che abiti a 20 minuti dal reparto, finché non tornerà in classe, nella sua scuola, a 2 regioni di distanza.

E’ stato trovarsi a sfiorare storie immense, che in confronto ti senti piccolo piccolo. E a capirle in un lampo, a capirsi senza parlare con chi è al 45esimo giorno di ricovero. Dell’ennesimo ricovero.

E’ stato soprattutto che, anche se l’anatomia era molto complessa, può succedere davvero di farcela in cinque giorni, anche se chi i cateterismi non li conta più, uno di 8 ore non lo aveva mai visto.
Con qualche se e qualche ma, ma con una lettera di dimissioni che dice che è andata bene.

E Cesare che, già all’ultimo giorno, si mette a ripetere i teoremi di geometria, che due giorni dopo scrive algoritmi in C e finisce gli altri compiti. Che il lunedì si torna a scuola, come se niente fosse.

La verità è che non ci siamo mica abituati a star nella coda della gaussiana, ma dalla parte giusta.

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