Il marketing ai tempi della crisi

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Nel corso del 2011 siamo entrati anche noi nella spirale di Groupon, un sito in cui le aziende propongono servizi fortemente scontati sotto forma di coupon venduti a mo’ di Ebay. Compri ora il buono e lo utilizzi entro sei mesi.

Tra abbonamenti e passaparola si passa da una cena giapponese a massaggi sottoprezzo, a parrucchieri a prezzi stracciati. Così come vai a fare la spesa guardando solo il ripiano degli sconti e compri vestiti solo all’outlet, finisci per fare conto anche su Coupon, non solo per gli acquisti voluttuari.

In giugno il ristorante giapponese ci ha accolti dicendo “anche voi il buono”? e ha messo il PDF stampato su un mucchio di altri fogli che aveva vicino alla cassa.

In luglio abbiamo fatto una giornata rilassante al Villaggio della Salute: era un giovedi di fine luglio, c’erano file alla cassa e alle piscine, e una cassa dedicata ai soli utenti Groupon. L’addetta cercava il nostro codice su una mazzetta di fogli A4 stampati fitti fitti a due colonne. Saranno stati letteralmente centinaia. Per fortuna c’era posto ma saremmo potuti andarci anche in un altro giorno.

Poche settimane fa compro un buono per lavaggio auto esterno e interno con sanitificazione: come può ridursi l’interno di un auto con due figli e due gatti in vacanza solo chi c’è passato lo sa. Praticamente un biotopo, un esperimento di vita in vitro come quelli che si preparano al terraforming di Marte. L’inserzionista consiglia di telefonare per prenotare: proviamo un paio di volte senza successo. Oggi mi faccio coraggio e passo di lì:

– Groupon? Ho qualche posto dopo il 27 ottobre.
– eh?
– Facciamo 5 macchine al giorno. Prendo prenotazioni per ottobre, forse mi è rimasto qualche posto.

Sono contento per loro ma rabbrividisco per la nefasta accoppiata crisi-scontistica che ha trasformato un servizio utile (non voluttuario, non superfluo come un massaggio al cioccolato, se vogliamo) in un Denial of Service degno di un’appuntamento medico all’AUSL.

Se si abbassano i prezzi la gente corre a frotte, fino a intasare le strade. D’altra parte non fa gioco né a Groupon né all’inserzionista dire “non c’è più posto”. Anche a Ferragosto nessun hotel scrive “Siamo al completo” ma aspetta che i turisti vengano alla reception.

Fossi nella stanza dei bottoni, prima di alzare l’IVA una riflessione la farei.

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