Incantatori

Chi ha esaminato a mente fredda quelle promesse ha capito che non sono affatto a portata di mano, ma una buona parte degli italiani ha sempre creduto che i miracoli si fanno, la bacchetta magica esiste e anche l’asino che vola c’è da qualche parte. Se così non fosse, non ci sarebbe un venti per cento di elettori che vota ancora per Silvio. Silvio c’è e se non ha fatto miracoli è perché finora gliel’hanno impedito i suoi nemici toghe rosse e comunisti.

Meno male che Silvio c’è e dunque anche meno male che c’è Renzi. Si somigliano? Sì, si somigliano e anche molto.

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La vera — e formidabile — bravura di Silvio è sempre stata quella d’incantare la gente, ma è la stessa bravura di Matteo che sa incantare la gente come Silvio e anche di più ora che Silvio è vecchio e fisicamente un po’ provato.

Matteo è un Silvio giovane dal punto di vista dell’incantamento e quindi più efficace.

Eugenio Scalfari – I Campi Elisi di Silvio l’Ispanico

Strategie e sacrifici

Il piano di Matteo Renzi è definito. Lo strappo di oggi è solo una prima tappa. Quella più importante passa per l’elezione del capo dello Stato. Che il sindaco Rottamatore non solo ha deciso di giocare in prima persona. Ma da dentro il Palazzo. Da leader nazionale. Come espressione di un altro Pd rispetto a quello bersaniano. E’ la “fase due” della Rottamazione, la Rottamazione dall’alto, e non più (e non solo) da dentro. Che passa non dalle fumose direzioni di partito, da cui è assente da un po’. Ma da una strategia su due livelli: il Palazzo, dove giocare il grande risiko sul Quirinale. E l’opinione pubblica, da sensibilizzare attraverso una strategia mediatica studiata nei dettagli.

Se quanto ricostruito nel pezzo dello Huffington Post è vero, mi convinco ancora di più di preferire chi le cose le cambia dal di dentro rispetto a chi scatena un assalto da fuori del suo campo di azione.

E mi chiedo, chi, nei media e in altri ambienti, dà supporto a Matteo Renzi senza dirlo apertamente? Le comparaste in televisione sono su invito o su proposta?

E’ lecito far pesare le proprie truppe con mezzi del genere?

Mi trovo d’accordo con Civati: Se devo sacrificare qualcuno

Sacrifico Berlusconi, non Bersani. O Prodi.

E mi chiedo da un mese, anzi, da quando andavo al liceo, perché mai dobbiamo sempre aiutare Berlusconi. E se non lo facciamo noi, troviamo qualcun altro dispostissimo a farlo.

Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente?

– il senatore Berlusconi Silvio, eletto per la lista “Il Popolo della Libertà” nelle Regioni Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Lazio, Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna, ha dichiarato di optare per la Regione Molise;

(Comunicato ufficiale del Senato: Annunzio di opzioni e senatori subentranti – 21 Marzo 2013)

Avevo notato che si era candidato in molte regioni ma non avevo mai fatto il totale: 18.

L’ho scoperto su IlPost a proposito di ineleggibilità.

Deve aver rivisto Ecce Bombo di recente.

Qualcosa di vivo che rotola insieme a qualcosa di morto

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La mattina in cui ci si è risvegliati declassati da S&P mi stavo chiedendo quanto ancora si potesse andare avanti con una locomotiva lanciata verso il baratro da un macchinista in coma. Come poteva essere che la fascinazione per il Capo ci mantenesse in questo abbraccio mortale.

Poco dopo ho ascoltato questo illuminante editoriale di Doppiozero raccontato da radio3:

Il problema è dato dal fatto che il corpo del Capo appare, a questo punto, inseparabile dal corpo stesso del Paese, ne è strettamente avvinto in un invincibile istinto di morte. In una delle efferate torture che i Romani infliggevano ai loro nemici, o ai cittadini condannati, il corpo di un vivo veniva legato saldamente al corpo di un morto, e poi i due fatti rotolare insieme giù da un pendio ripetendo, se necessario l’azione più volte. Si può figurare, come ha detto qualcuno, che l’Italia sia in questa posizione rispetto al corpo del Capo: qualcosa di vivo che rotola insieme a qualcosa di morto, o che tende alla Morte. Tutta la politica del corpo di Silvio Berlusconi è stata tesa a escludere la morte dal campo delle possibilità, ma, come rivela l’immagine di Majoli, la Morte tallona da presso la Vita.

I corpi dei Capi | Doppiozero via pagina 3.

L’editoriale è da leggere tutto e da incrociare con quello che ora sappiamo dalle ultime intercettazioni telefoniche e da quello che diceva Veronica Lario nel 2009.

Mi stupisco di Finiiiii

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Nella mia ingenuità un po’ beota, in questi anni ho creduto che Fini prima o poi si rendesse autonomo da Berlusconi. Pensavo: ecco ora dice una cosa in contrasto con Berlusconi, Fini almeno il senso dello Stato ce lo dovrebbe avere. Ecco, ora dice che sul conflitto d’interessi o sulla legge antitrust Berlusconi ha torto. Non avevo capito niente. Non avevo capito che con cinismo all’ombra di Berlusconi Fini lo stava usando politicamente per avere dei pezzettini di potere. Fini l’ho sottovalutato politicamente anche perché l’avevo sopravvalutato moralmente. Ma valeva la pena dedicare tutta la vita alla politica, energie, tempo, sforzi per diventare democratico, strappi, discussioni, litigate, lacerazioni. Tutta la vita per poi diventare nemmeno l’unico ma uno dei tanti signorsì di Berlusconi.

(via Girotondi – Wikipedia)

Quel 14 settembre 2002 ero arrivato in treno a Roma dall’Apple Expo di Parigi e mi ricordo come se fosse ora la voce di Nanni Moretti che faceva vibrare la piazza del nome di Fini… “Finiiii, Mi stupisco di Finiiiiii”.

Ora non riesco a ritrovare la citazione ma sono quasi certo che AN rispose con qualcosa tipo “non accettiamo lezioni di democrazia da nessuno” (se puoi trovarla sarò ben lieto di correggere il post).

Sta di fatto che lo statista degli altri ci ha messo poco meno di otto anni per cogliere il velato suggerimento di quella piazza.

Bastava non trattenere il fiato nell’attesa.