Seminare la civiltà

Spiego: polis, cittadinanza, classe. Sono tre contenitori millenari (la polis: Atene), rivoluzionari (la cittadinanza: Francia 1789), socialisti (le classi, Karl Marx, fine ’800). Tutti e tre implicano un’assunzione di responsabilità, l’ultimo attiene anche alla difesa degli umili. Il piccolo branco che ha spaccato i denti al cittadino solidario, li ha violati tutti. Ha irriso i diritti di ogni bolognese — quei muri sono, appunto, di ognuno: sono nostri — ha deriso il coraggioso moto di ribellione dell’oste indignato (lui sì rivoluzionario, a non girare la faccia dall’altra parte) e ha preso a colpi di nocche sul viso il diritto di tutti a vivere in un luogo minimamente decente.

Luca Bottura – Nettuno d’oro all’oste rivoluzionario

Quando un pezzo ti insegna qualcosa in più del semplice essere d’accordo bisogna superare la viralità del rewteet e del condividi, che suonano come un passivo “eh già”, “anch’io”, “ma guarda tu dove siamo finiti” e si accompagnano ad un’alzata di spalle virtuale o reale.

Ogni tanto bisogna ricordarsi che un blog è una cosa dove le idee vengono seminate e, a volte, germinano e rinascono.

Questo paragrafo di Luca mi è parso un buon seme.

Però voi il pezzo lo leggete tutto, vero?

25 aprile a Bologna

Bandiere

Una bella giornata di aprile, una piazza troppo vuota

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ascolta un bel discorso sulla faticosa realizzazione negli anni dei valori scritti nella Costituzione.

ANPI medaglie d'oro

E’ la piazza dei ricordi, dove sul muro su cui si fucilavano i Partigiani

Foro di proiettile

ora ci sono le foto di chi non c’è più

Generazioni

e di chi c’era nei sui 14 anni

Un ragazzino di 14 anni nella foto...

ed è di nuovo qui per raccontarlo

...a 82 anni festeggia il 25 aprile

insieme a chi resiste a 98 anni (quasi 99).

98 anni quasi 99

Poco distante il Pratello R’esiste

Il 25 Aprile del Pratello #25aprilebo

e la festa

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di tutti

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continua

Pace

Buon 25 aprile

W la Resistenza

(ingrandisci le foto se non lo hai ancora fatto o guardati tutto il photoset su flickr)

Sotto il sole del 2 agosto

2 agosto 1980

(vedi tutto il photoset del 2 agosto)

L’immediatezza delle cronache su Instagram e Twitter insieme alla fatica degli ultimi giorni prima delle ferie mi ha fatto ritardare il post annuale con la galleria di foto del 2 agosto

La lunga camminata dall’incrocio della T, fra via Rizzoli, via Ugo Bassi e via Indipendenza fino alla Stazione di Bologna è un rituale collettivo cui non si può mancare. Non mi sento a mio agio nel mio essere bolognese se non prendo un permesso al lavoro per il 2 agosto per esserci, là in mezzo ai gonfaloni, alle voci e della gente, a quelli che ti guardano dagli archi dei portici di via Indipendenza, agli amici che incontri proprio là in mezzo, alle biciclette, ai padri che portano i figli piccoli, nel lungo corteo che si allunga e si ricompaia come una fisarmonica per poi riempire ogni angolo di ombra in piazza Medaglie d’Oro.

La camminata è in gran parte all’ombra ma quando si giunge di fronte alla Stazione il termometro sulla facciata rimbalza fra i 35 e i 36 gradi, l’autobotte di Hera distribuisce acqua fresca a tutti. Fa caldo ma non importa. Andresti alla stazione anche a piedi nudi quel giorno. Già ma perché?

Perché, come ha detto nel suo discorso il sindaco Virginio Merola noi portiamo una cicatrice

Care cittadine e cari cittadini, la storia che abbiamo tramandato ha funzionato, si è radicata nelle anime, ha preso una goccia di sangue dai nostri cuori, e oggi, ogni bolognese grande e piccolo, porta nel cuore una piccola cicatrice, la cicatrice che questa storia ci ha lasciato.

Una cicatrice che ciascuno di noi porta con orgoglio.

E quando si ha una cicatrice che di per sé non duole ma sente le variazioni del clima, i tentativi di sminuire o alterare la verità, l’unica cosa che puoi fare è non dimenticare e stare vicino a chi la cicatrice ce l’ha sulla propria pelle:

Quel giorno medici, infermieri, ferrovieri, vigili del fuoco, in un clima surreale di pietà e rabbia, in silenzio hanno lavorato ben oltre le ore dei singoli turni. Semplici cittadini volontari e giovani militari di leva sono accorsi in stazione per liberare i feriti sepolti dai calcinacci, per estrarre da quell’inferno piccoli corpicini senza vita che sembravano bambole, ma erano esseri umani. In certi momenti, di fronte alle infinite urgenze e alle scene devastanti, molti soccorritori non riuscivano a nascondere la commozione e a reprimere i singhiozzi, ma hanno continuato ad aiutare e ad aiutarci.

Sappiamo che molti sono fra voi e vogliamo ancora, per questo, dirvi GRAZIE.

Quel giorno nessuno era preparato a fare quello che ha fatto, ma nessuno si è tirato indietro. E quella determinazione, quella dignitosa fermezza ci è stata d’ esempio e di sprone per costituirci in Associazione, per ricercare, ottenere, uniti, giustizia e verità per i nostri cari.

(dal pdf del discorso di Paolo Bolognesi il 2 agosto 2012, via stragi.it)

Il 2 agosto è un comune sentire civile di Bologna tutta, al di là degli schieramenti e dei chiodi arrugginiti girati nelle carni, come scrive Luca Bottura in uno dei suoi pezzi più belli e sentiti in assoluto, che stranamente non ha trovato posto sul Corriere di Bologna cartaceo ma che è stato pubblicato sul corporale blog BOblog:

Basta girare quel chiodo arrugginito nelle carni di chi ha patito la strage di Bologna sulla propria pelle. Basta allontanarsi così tanto dal sentire di una città, la tua, che vuole verità e non guerre politiche. Peggio: partitiche.

Basta, in questa foga revisionista, lasciarsi prendere la mano e attribuire patenti di illiceità a gente che quel 2 agosto di 32 anni fa perse per sempre i propri cari, i propri affetti, il proprio futuro.

Bologna non dimentica

Le cicatrici si curano con la pervicacia, con la partecipazione e con la memoria. Dal canto mio, credo di aver saltato due o tre cortei e da quando esiste la fotografia digitale cerco di documentare com’è essere lì in mezzo, a costo di fare ogni anno le stesse foto. Del resto ogni anno si mettono gli addobbi di natale e i fiori ai partigiani. Quando ho potuto ci ho portato i miei figli, dall’età del passeggino in poi e sono stato felice di incontrare i miei vecchi compagni di liceo, in bicicletta e a piedi che ci portavano i loro.

Quest’anno i social network sono un fatto assodato, il Comune di Bologna con Twiperbole e ha fatto un lavoro egregio di partecipazione e coinvolgimento della cittadinanza, dall’emergenza neve, alla progettazione partecipata, alle celebrazioni istituzionali.

Per le celebrazioni del 2 agosto è stato aperto un blog ufficiale: Bologna 2 agosto verso una memoria condivisa. Realizzato su tumblr, una piattaforma che io amo molto per semplicità e potenza, il blog è riuscito a fondere l’idea di racconto della memoria e quello di partecipazione. Al momento del lancio sul tumblr comparivano i contenuti già noti del sito stragi.it; la pubblicazione in forma di sequenza cronologica di contenuti che diversamente presentavano la forma di archivio statico, ha realizzato un climax di avvicinamento alla giornata del 2 agosto. Guadagnando visibilità il blog si è arricchito di contributi originali tramite l’apposita funzione contribuisci di tumblr.

Il risultato era tutt’altro che scontato, poteva fermarsi ad una mera ripubblicazione ed è diventato un percorso, un racconto fatto dal montaggio proprio come nel miglior cinema documentaristico. Ottimo lavoro.

In ricordo di Nino Loperfido

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Oggi pomeriggio dalle 15 alle 18, nella sala Zodiaco della Provincia di Bologna, si terrà il convegno Le pratiche del Sogno – In ricordo di Nino Loperfido – Bambini e bambine di nuova generazione a Bologna.

Dopo il documentario realizzato da Giuliano e Giacomo, un altra occasione per ricordare un pilastro delle nostre amicizie.

Intervengono: Anna Del Mugnaio, Graziella Giovannini, Mariagrazia Contini, Maria Teresa Tagliaventi, Giancarlo Rigon.

Io ci sarò, almeno per la prima parte.

Scarica l’invito in pdf

Bologna rinasce nei TDays

Alla fine sono arrivati i giorni della pedonalizzazione della T: i TDays

Sabato 17 mattina la T formata da via Rizzoli, Via Ugo Bassi e Via Indipendenza è tornata ad essere quello che era a metà degli anni’80: un concerto di voci di persone, di passi di persone, di pedalate di persone e un’esagerazione di biciclette legate per ogni dove (nota per l’Amministrazione: aumentare i rastrelli per le bici d’ora in poi).

I tempi sono cambiati, i negozi sono cambiati, un Apple Store in centro città apre fra le urla dei fan e degli addetti Apple. La città sembra rinascere sia nel sabato di sole cocente che nella domenica di pioggia che la sera ha permesso un passeggio al fresco.

I Bolognesi si riprendono la città, i negozi sono aperti, le iniziative di green economy non si contano più (auto elettriche, bici elettriche, attività podistiche).

Sarà che ricordo i miei 17 anni di vita in centro a Bologna con nostalgia ma nei TDAys mi sono sentito ringiovanire e una campanellina di un possibile bel futuro mi è risuonata in fondo alla testa.

Coccolare le schede

La chiamata è arrivata il venerdi sera. Sabato mattina telefono all’ufficio elettorale, le vigilesse mi spiegano che posso rinunciare per gravi motivi familiari o impegni precedentemente presi.

Se mi chiamano a fare lo scrutatore il venerdì, ultimo giorno disponibile, vuol dire che tutti gli altri hanno già addotto gravi motivi familiari o impegni precedentemente presi.

Sono 21 anni che faccio lo scrutatore, è un lavoro stancante contrariamente alle apparenze; ho due figli, in casa siamo disfatti dall’insonnia, la tentazione di rinunciare è tanta.

Poi penso: tutti gli altri hanno già tirato il pacco.

Le facce che vedo all’ufficio elettorale quando ritiro la nomina me lo confermano.

E così vado a coccolare quelle schede, a contarle quando sono nuove nuove, a firmarle una per una, a sigillarle, a fare in modo che non succede loro niente, a ricontarle quando sono votate e a ricontarle di nuovo per confermare i risultati.

Insieme ai miei compagni di seggio, il cui presidente è un vecchio amico ritrovato, guidiamo gli elettori che, strano a dirsi, sono sempre smarriti e incerti in uno spazio così piccolo e così pieno di frecce e indicazioni su dove andare e cosa fare.

Se dici loro: “cabina due” la tua sicurezza diventa la loro. Se non dici niente vedi sguardi smarriti e passi incerti.

C’è ancora chi chiede indicazioni su come si vota, sul voto disgiunto e tu a spiegargli sugli esempietti a base di candidato Tizio e Caio, di croci su Sempronio.

Un anziano entra con fare deciso: Buongiorno, sono del 1918! E gli brillano gli occhi. E anche a noi. Complimenti! Eh, devo arrivare a 100!

Ne passerà anche uno del 1916, e un altro che dice “questa per me è l’ultima”. “Non dica così, l’aspettiamo fra 5 anni!”.

Quando si chiude la votazione comincia la vera fatica. Riempi verbali, prepari una matrioska di bustone, buste e bustine. Poi apri l’urna e ti prepari alla maratona dello spoglio delle comunali. Con i voti alle liste e al sindaco, con le preferenze, con i voti disgiunti, una scheda e tre o quattro stanghette in altrettante tabelle su due registri diversi. In duplice copia, col frontespizio rosso e con quello nero.

Inutile preparare mucchietti, ogni scheda va aperta, vista, scrutata, annunciata ad alta voce, scritte una, due, tre e quattro stanghette, riposta in ordine dove dovrà essere ricontata quando sarà in un mucchietto da dieci.

E gli occhi guardano croci calcate, croci tremolanti, segni flebili, preferenze sulla riga sbagliata, croci accennate dentro i pallini, perché ogni voto non vada perso, perché sia chiara la volontà dell’elettore.

Stimiamo due orette per chiudere tutto, ce ne metteremo tre e mezza solo per lo spoglio. 508 schede tirate fuori una alla volta non ti fanno mai vedere il fondo di cartone dell’urna e la volontà collettiva degli elettori di quella sezione viene fuori un quanto alla volta, come un’immagine che si componga pixel per pixel. Ogni voto conta ma la statistica si fa coi grandi numeri, finché pochi voti non si aggregano sui grandi numeri, dieci schede per una lista sembrano tante ma poi ne arrivano 20 per la lista rivale e poi 1 o 2 per una lista minore semisconosciuta. E ripensi a quei passi incerti, a quelli decisi, alla diversità della gente che è entrata, a quanto è difficile metterli d’accordo tutti e quanto sia delicata quella volontà in forma cartacea che ogni elettore ti ha consegnato.

E nessun voto deve andare perso, nessuna stanghetta in più o in meno rispetto ai mucchi di carta che stendi sui tavoli, e quel voto in più che non torna fa adombrare presidente e scrutatori, e tutti a testa bassa a recuperare quel voto smarrito ricontando 508 schede una per una, mucchietto per mucchietto, decine per decine fino a trovare l’errore e a confermare il totale esatto dei votanti.

Ogni scheda viene presa, coccolata, riposta, curata anche se fai fatica, anche se sembra assurdo nell’epoca di Internet.

E’ come cambiare il pannolino alla democrazia, rimboccarle le coperte, farla dormire tranquilla.

Almeno per me.

Ci salutiamo, facciamo lo scioglimento dell’adunanza, come recita il verbale e mi ritrovo a casa a fare refresh della pagina dei risultati delle elezioni di Bologna. Con Daria facciamo le nostre proiezioni casalinghe, e azzecchiamo il 50,5 di Virginio Merola, visto il numero di sezioni, la composizione dei quartieri e il parziale dei voti validi.

Ogni sezione che arriva penso a 6 persone esauste, ai tre scarni fogli A4 con i totali, ai bustoni chiusi con lo scotch e i timbri e a quelle 500 o 600 schede coccolate che dormono lì dentro, alla volontà degli elettori consegnata, alla fatica che è stata fatta per rilevarla e preservarla.

E non mi lamento se certe sezioni ci mettono molto, se i dati arrivano tardi, se le adunanze si sciolgono a notte alta.

E’ fatta, dormite bene piccoli voti.

In cerchio intorno a Virginio Merola

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Il candidato sindaco del PD ritiene che i blogger siano una risorsa e invita i blogger che gravitano intorno a Bologna ad un incontro.

Ci vado, capitombolando fra gli impegni. Arrivo durante la seconda parte dell’incontro, e trovo un una stanza gremita da un cerchio di persone sedute che discutono di possibili scenari di uso della rete per Bologna.

L’atmosfera è molto buona, si parla a turno, a bassa voce, mentre Merola prende appunti e il suo staff anima la diretta su twitter. Gli interventi vengono riportati nella stringatezza dei 140 caratteri e condensati nel post riassuntivo del giorno dopo contornato da photoset su flickr (qui il mio mini photoset).

C’è un’aria buona, dicevo, dominata da un’ingeniuità da primi barcamp, ognuno ansioso di promuovere la “sua” idea come se fosse stato tolto il tappo al serbatoio delle idee, come se non ci si sentisse in rete intorno al tema di focalizzare la rete per la politica della città.

L’impressione è che si voglia andare oltre ai proclami e alla propaganda, la preoccupazione (di Maso e di altri) è che il sito wordpress preelettorale muoia e che invece bisogna dargli nuova vita.

Da più parti si chiede una seconda vita per Iperbole, che negli anni ’90 mise Bologna all’avanguardia e oggi sa di ricordo nostalgico. Lo si immagina come un grande social network, senza ancora avere idee chiare sul community mix e sul set di servizi da offrire: facciamo una cosa tipo Facebook è diversa da facciamo un multiblog con WordPress , come impatto tecnologico e come riempimento di contenuti.

Merola chiede a questo proposito se abbiamo idea della quantità di impegno e persone da dedicare alla redazione, nessuno sa dare una risposta precisa e qualcuno lancia l’idea (illusoria, secondo me) che la community si animi e funzioni da sola.

Una bella esperienza, vecchi e nuovi nick e url da annotare, la mia solita smemoratezza per le facce al primo incontro, il rimpianto di non aver ordinato le MOO card nuove quando servono.

L’entusiasmo ci ha portati a sforare fino alle 20:25. Vedremo cosa ne scaturirà.

P.S. dedico alla mia proposta, molto stringata nel resoconto pubblico, un post separato.

Una dashboard cittadina per Bologna

Scrivo qui per esteso la proposta che ho fatto all’incontro dei blogger con Virginio Merola. Nel resoconto c’è la versione stringata.

I programmi di Content Management System come WordPress ci hanno abituato al concetto di Dashboard: un “cruscotto” informativo in cui vengono raccolti i dati in tempo reale raccolti dalle principali funzioni di quel programma. Il concetto viene applicato anche in altri ambiti del software e del business.

In pratica è una rappresentazione in tempo reale dello stato di un sistema visto “a colpo d’occhio”.

Se una città come Bologna crede nella rete non può non dotarsi di una sua Dashboard con cui rappresentare, in primis, lo stato di traffico e parcheggi, per arrivare alla disponibilità dei posti prenotati negli ambulatori, negli ospedali, etc. etc.

Ma partiamo dal traffico: perché devo sapere da Google Maps sul mio iPhone quali strade sono colorate in rosso (intasate) e quali in verde (scorrevoli)? Non dovrei saperlo dalla home page di Iperbole?

Se si aggregassero i dati in tempo reale ad es. su:

  • Numero di macchine entrate in centro città
  • Numero di macchine ferme ai semafori con telecamera
  • Numero di permessi per residenti/operativi/handycap
  • Numero di parcheggi disponibili
  • Numero di parcheggi in costruzione

Si otterrebbero almeno due effetti:

1) Una funzione pratica: leggendo un cartello come quelli in autostrada “coda per il centro” oppure “numero macchine entrate superiore al numero di parcheggi” potrei convincermi a prendere l’autobus o la bici.

2) Educazione a lungo termine: a forza di leggere statistiche sulla mia città potrei rendermi conto se si sono fatti abbastanza parcheggi, se è il caso o meno di lamentarsi per i costi dei nuovi parcheggi o per la lentezza dei lavori di costruzione. Conoscendo il proprio contesto e il comportamento numerico (aggregato quindi anonimo) dei propri concittadini si realizzerebbe una politica attiva. Appoggio o meno una scelta o mi impegno per far sentire la mia voce perché ho una conoscenza oggettiva da cui partire. Maturata nel tempo quindi affidabile, cioè non figlia di un titolo sul giornale.

Il traffico è la forma più immediata di test sulla convivenza e la civiltà: il rispetto delle regole si ottiene più facilmente se si ha un vantaggio misurabile dall’applicazione delle regole stesse (se tutti stanno in fila senza superarsi a destra, per intenderci).

L’Amministrazione avrebbe il coraggio di esporre i proprio numeri, scontentando inevitabilmente qualche categoria?