La versione di Rodotà

La risposta di Stefano Rodotà all’editoriale di Eugenio Scalfari che è anche una lettera a tutti gli italiani.

E allora: perché avrebbe dovuto chiamarmi Bersani? Per la stessa ragione per cui, con grande sensibilità, mi ha chiamato dal Mali Romano Prodi, al quale voglio qui confermare tutta la mia stima. Quando si determinano conflitti personali o politici all’interno del suo mondo, un vero dirigente politico non scappa, non dice “non c’è problema “, non gira la testa dall’altra parte. Affronta il problema, altrimenti è lui a venir travolto dalla sua inconsapevolezza o pavidità. E sappiamo com’è andata concretamente a finire.

[…]

Aggiungo che proprio questa vicenda ha smentito l’immagine di un Movimento tutto autoreferenziale, arroccato. Ha pubblicamente e ripetutamente dichiarato che non ero il candidato del Movimento, ma una personalità (bontà loro) nella quale si riconoscevano per la sua vita e la sua storia, mostrando così di voler aprire un dialogo con una società più larga. La prova è nel fatto che, con sempre maggiore chiarezza, i responsabili parlamentari e lo stesso Grillo hanno esplicitamente detto che la mia elezione li avrebbe resi pienamente disponibili per un via libera a un governo. Questo fatto politico, nuovo rispetto alle posizioni di qualche settimana fa, è stato ignorato, perché disturbava la strategia rovinosa, per sé e per la democrazia italiana, scelta dal Pd. E ora, libero della mia ingombrante presenza, forse il Pd dovrebbe seriamente interrogarsi su che cosa sia successo in questi giorni nella società italiana, senza giustificare la sua distrazione con l’alibi del Movimento 5Stelle e con il fantasma della Rete.

Da leggere tutta su Repubblica.it

P.S.: Scalfari ha risposto nuovamente: I 5Stelle fuori dall’Europa.

Napolitano Reloaded

Venerdi sera, bruciata la candidatura di Prodi, ho avuto un’intuizione:

Quando sabato mattina l’ipotesi prende corpo, Bersani e Berlusconi vanno a parlare con l’interessato. In molti stentiamo a crederci ma iniziamo a rassegnarci:

Napolitano ha quasi 88 anni, ha detto che non si sarebbe ricandidato ma ha sempre fondato le sue azioni sul senso di responsabilità. Andarlo a implorare di ritornare mi è sembrato un colpo basso, oltre che una resa alla propria impotenza:

E così arriviamo allo scrutinio: Napolitano conduce sin dall’inizio per un rapporto di 4:1 dei voti ricevuti rispetto a quelli per Stefano Rodotà. Solo briciole ad altri confidati.

BoldriniNapolitano.png

Alle 18:15 circa, il magic number è superato:

Napolitano Rieletto

Come diceva Ian Malcom in Jurassic Park:

Dio, quanto odio aver sempre ragione (Ian Malcolm)

P.S.: Lia Celi l’ha detto molto meglio di me:

La versione di Ciampi

Carlo Azeglio Ciampi rifiutò il rinnovo di mandato con un comunicato:

nessuno dei precedenti nove Presidenti della Repubblica è stato rieletto.
Ritengo che questa sia divenuta una consuetudine significativa.
E’ bene non infrangerla.
A mio avviso, il rinnovo di un mandato lungo, quale è quello settennale, mal si confà alle caratteristiche proprie della forma repubblicana del nostro Stato.”

Roma, 3 maggio 2006

L’effetto rete su Marini

La notte precedente attaccato a Twitter, interagendo con chi come Scalfarotto o Civati faceva la cronaca dal Capranica sulla propria pelle mi sono illuso di aver dato una spintarella:.

Luca Sofri lo dice meglio:

Per come l’ho vista io, senza internet e i social network, ieri intorno alle 19 Bersani e Berlusconi si sarebbero accordati su Marini, e i telegiornali avrebbero accennato a questo come un retroscena, di fronte a spettatori intenti a cenare e fare altro, molti dei quali avrebbero borbottato un po’ nei loro tinelli. Poi Bersani sarebbe andato a spiegare la scelta ai suoi parlamentari, alcuni dei quali avrebbero mugugnato, ma senza ricevere un flusso costante di reazioni sempre più aggressive da internet (persino di gente che di Marini non sa niente, solo che è vecchio e democristiano) e senza quella pressione: ignari, di cosa ne pensassero gli italiani. Qualcuno avrebbe dissentito, ma sarebbe finita lì: neanche si sarebbe deciso di votare, a fronte di un limitato dissenso interno.

(Via Internet, Bersani e Marini | Wittgenstein)

Strategie e sacrifici

Il piano di Matteo Renzi è definito. Lo strappo di oggi è solo una prima tappa. Quella più importante passa per l’elezione del capo dello Stato. Che il sindaco Rottamatore non solo ha deciso di giocare in prima persona. Ma da dentro il Palazzo. Da leader nazionale. Come espressione di un altro Pd rispetto a quello bersaniano. E’ la “fase due” della Rottamazione, la Rottamazione dall’alto, e non più (e non solo) da dentro. Che passa non dalle fumose direzioni di partito, da cui è assente da un po’. Ma da una strategia su due livelli: il Palazzo, dove giocare il grande risiko sul Quirinale. E l’opinione pubblica, da sensibilizzare attraverso una strategia mediatica studiata nei dettagli.

Se quanto ricostruito nel pezzo dello Huffington Post è vero, mi convinco ancora di più di preferire chi le cose le cambia dal di dentro rispetto a chi scatena un assalto da fuori del suo campo di azione.

E mi chiedo, chi, nei media e in altri ambienti, dà supporto a Matteo Renzi senza dirlo apertamente? Le comparaste in televisione sono su invito o su proposta?

E’ lecito far pesare le proprie truppe con mezzi del genere?

Mi trovo d’accordo con Civati: Se devo sacrificare qualcuno

Sacrifico Berlusconi, non Bersani. O Prodi.

E mi chiedo da un mese, anzi, da quando andavo al liceo, perché mai dobbiamo sempre aiutare Berlusconi. E se non lo facciamo noi, troviamo qualcun altro dispostissimo a farlo.

Non puoi fare tutto quello che ti pare

La pur condivisibile intenzione di avvicinare l’amministrazione pubblica ai cittadini, pertanto, non può spingersi al punto di immaginare una “capitale diffusa” o ” reticolare” disseminata sul territorio nazionale, in completa obliterazione della menzionata natura di Capitale della città di Roma, sede del Governo della Repubblica.

Lettera del Presidente della Repubblica al Presidente del Consiglio sul tema del decentramento delle sedi dei Ministeri sul territorio

Il testo integrale della lettera del Presidente della Repubblica al Presidente del Consiglio a proposito delle sedi distaccate al nord di alcuni Ministeri è un limpido esempio di applicazione pratica della Costituzione:

Mi risulta che il Ministro delle riforme per il federalismo e il Ministro per la semplificazione normativa, con decreti in data 7 giugno 2011 – peraltro non pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale – hanno provveduto a istituire proprie “sedi distaccate di rappresentanza operativa”; […].

Iniziativa autonoma dei ministeri con decreti non pubblicati e mancata informazione del Presidente della Repubblica.

Paragrafo dopo paragrafo un vero e proprio “case study” che spiega significato ed effetto di norme fondanti della Costituzione e dei pesi e contrappesi che Ministri e Presidenti devono rispettare.

Da leggere tutta fino in fondo.

E applaudire.