Star Wars generations

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I bimbi sono nella loro cameretta: il quattrenne ha imposto al settenne l’ennesima visione di Episodio 2 su un vecchio iMac G4:

[tutte le erre sono inesistenti]

– Vedi, Cesare, quello nero è Anakin, il papà di Luke, quell’altro è Obi-Wan, un suo amico…
– …
– Luke si riconosce perché è SEMPRE insieme a C1…

So, Mr. Lucas, additional scenes don’t matter, better rendering is useless not to mention high def or blu ray. Plot matters, tradition matters, the myth is all that matters.

Il lato oscuro della voce

Palpatine afferma che stai sbagliando

Ci sono esperimenti che si possono fare solo quando ti becchi una bronchite in piena estate. Ho cominciato per scherzo ingannando il tempo ieri in autostrada e ieri sera ho prodotto il mio primo podcast.

Come ognun sa:

La paura conduce al Lato Oscuro

ma anche:

Il Lato Oscuro conduce alla Raucedine

Prendiamola come un esperimento del plugin Podcasting (che mi sembra ben più agile e moderno di PodPress). Così da oggi il Bolsoblog si ritrova con un feed in AAC (con copertine ed URL, per iTunes, iPod, iPhone) ed un feed in MP3 (solo audio).

Eccovi raucedine in AAC e raucedine in MP3.

 

Indiana Jones 4

Indiana Jones shadow

Indy è tornato e per un miracolosa congiunzione astrale che ha tenuto a bada i bimbi (tutta da raccontare) siamo andati a vederlo la sera della prima.

Lo aspettavo da un po’, cercando di non anelarlo come il fan rimasto deluso da Episodio 1 qualche anno fa. Del resto sono troppo vecchio per questo genere di cose, ma neanche troppo:

Indy at the gate

A parte l’impatto con una sala cinematografica, il buio, senza bimbi o felidi casalinghi pronti a interromperti, esperienza che non ricordavo, il film è godibilissimo. E’ un ritorno di vecchi amici, un po’ ingrassati, un po’ acciaccati, ma con la verve di sempre.

La narrazione perde ogni freno inibitorio di credibilità, è un luna park senza essere di cartapesta, travolgente ma senza darti il mal di testa, esagera i tratti e reinventa il personaggio come le tante reinterpretazioni di un classico, come l’Uomo Ragno di Todd McFarlane. Indy diventa una silhouette frusta e cappello contro fondali apocalittici ma se ne esce gigione come sempre e stavolta a cuor contento.

Risolto il problema dell’invecchiamento spostando l’azione 20 anni dopo la trilogia, nel 1957, il film è pieno di riferimenti al passato, c’è l’Arca, c’è il deposito dove è nascosta (si vede dal trailer), c’è il papà Jones-Connery scomparso nella finzione ma anche l’amico Marcus-Elliot morto in entrambi i mondi (nel nostro di AIDS). A Marcus va più di un pensiero affettuoso compresa una statua che giocherà un brutto tiro ai cattivi. Ma ci sono anche riferimenti ad American Graffiti (l’inizio del film è un omaggio esplicito), a Star Wars (I’ve got a bad feeling about this, una crasi fra Indy e Han Solo).

Spielberg sa stare dietro la macchina da presa, il film lo regge in gran parte lui e fa pensare che George avrebbe fatto meglio a reclutarlo come regista per la nuova trilogia.

La trama è esagerata ma il film non ne fa mistero fin dalle prime inquadrature. Inutile incavolarsi per il finale fantascientifico, non è su quello che verte questo episodio di Indiana Jones: i cattivi Russi sono cattivissimi, le esplosioni sono esplosivissime, la guerra fredda è freddissima, i misteri sono misteriosissimi.

E’ un film di sessantenni per cinquantenni o al massimo quarantenni. E’ un film sui personaggi che abbiamo amato, su Indy che può permettersi qualsiasi follia a metà tra fiatone e ghigno sardonico, su una compagna che lei sì che sa come movimentare la vita di un uomo, su un giovane in ormoni che ha tutto da imparare. E’ un film che offre, consolidato e ufficializzato, il prodotto che ci si può aspettare da Spielberg e Lucasfilm, non più sinonimo di giovani talenti del cinema tecnologico ma produttori di un certo cinema fantastico che non tradisce ma non innova più.

La squadra è quella: Steve & George, Kathleen Kennedy e Frank Marshall alla produzione, Ben Burtt al sonoro, John Williams alla colonna sonora e Janusz Kaminski alla fotografia che ha dovuto fare il verso al compianto Douglas Slocombe. Chi ha visto qualche making of degli altri Indiana Jones e di Star Wars sa ormai come ragionano, come progettano e producono un film. Un ristorante di cui conosci chef e menu, sai che è buono e non ti aspetti niente di diverso.

E’ un film cinquantenne: nostalgico, familiare, commedia e avventura insieme, quasi sitcom in certi punti. Un film immensamente affettuoso verso i suoi personaggi e di questi tempi non è cosa da poco, con il rischio di prendersi sul serio in agguato dietro l’angolo.

Il doppiaggio mi è piaciuto, con voci classiche come Michele Gammino per Indy e Dario Penne o Francesco Pannofino per i comprimari. Il doppiaggio è avvenuto negli Skywalker Sound studios a San Francisco, segno che ormai la Lucasfilm vuole controllare ogni dettaglio dei suoi franchise film.

P.S. ferraresi e bolognesi schiatteranno dal ridere allo scambio di battute con la cattivona russa:

– tu di dove pensi che io sia?

– da come pronunci la ELLE devi essere dell’Ucraina… o Monestirolo?

P.P.S.: no, non si può dire.

P.P.P.S.: toh, con questo faccio 400 post in poco più di 5 anni. C’è chi festeggerebbe per molto meno.

Update: m’ero dimenticato il titolo per esteso, a uso e consumo di Google. Eccolo: Indiana Jones e il Regno del Teschio di Cristallo.

Serendipity sinfonica e banda larga

Questa volta mi dilungo in un piccolo racconto zen con finale tecnologico.

Ogni sera a casa nostra c’è un rituale costituito dal doppio bagnetto parallello dei due ibaby immersi in vaschina e vascotta. Alle abluzioni segue una complicata rincorsa sul lettone nel disperato tentativo di asciugarli, dotarli di pannolino per la notte e mettere loro il pigiamino.

Alta sopra il lettone una lunga mensola bianca tiene lontane le nostre cose dai due piccoli Unni, a mo’ di comodino fluttuante. Il piano ha funzionato egregiamente finché i piccoli non sono cresciuti all’altezza giusta per guadagnare la cengia. A questo punto il giardino proibito ha cessato di essere tale diventando terreno di esplorazione e conquista.

Il tesoro più bramato è attualmente la radiosveglia porta-ipod. L’infante prova i tasti, l’apparecchio si sveglia ed emette musica. Il game engine più antico della storia: lo stimolo&risposta iPod-powered. La radio vive dei suoi pochi preset e attualmente è fissata su Radio 3 per un risveglio poco traumatico e, ultimamente, per un’andata a letto dei bimbi a suon di musica classica.

Orbene, ieri sera Cesare ha ripetuto il gioco mentre rincorrevo lui e Ulisse mezzi nudi e li placcavo coi pannolini. Dalla radio esce una musica nota e piacevole ma non subito riconoscibile. Sembra il tema di Leila di Star Wars ma non sono sicuro. Mi rimetto a vestire Cesare, riproponendomi di controllare il palinsesto, sarà un brano di passaggio.

La musica continua e l’orecchio del fan riconosce ogni singolo passaggio di Star Wars, la fuga, la battaglia finale, la sala del trono, i titoli di coda. Tuttavia l’esecuzione suona strana. Controllerò il palinsesto appena messi a letto i bimbi. Non posso aspettare la fine dell’esecuzione, c’è il latte, le favole, la buonanotte. Ci sarà il podcast di radio 3. Ma di quale trasmissione o rubrica?

Mi concedo un secondo per guardare il display della radio: tradimento! L’infante ha schiacciato i bottoni fino a spostare il preset su una frequenza sconosciuta. Non c’è il nome della stazione, solo la frequenza: 93.6. L’RDS è disabilitato altrimenti mi ritrovo l’orologio su fusi orari improbabili. Non c’è modo di sapere chi sta solleticando le corde di un fan. O forse c’è.

Cesare viene mandato a letto con il suo biberon. Faccio un po’ di melina con lui e intanto penso a cosa chiedere a Google: Radio frequenze Bologna. In un paio di salti una pagina mi svela il mistero: si tratta di GrParlamento! GrParlamento? Tra una legislatura e l’altra a Montecitorio ascoltano John Williams?

Sul sito rai accendo la diretta streaming: dall’iMac esce, compresso, il suono del finale di Star Wars, con il consueto piccolo ritardo dovuto al buffering. E’ proprio GrParlamento, non si scappa. Il palinsesto parla di cose ben diverse, il podcast c’è ma di Star Wars nemmeno l’ombra. Cesare chiama, devo andare a leggergli la favola. La musica finisce, lo speaker annuncia con la consueta voce Rai fuori dal continuum spazio-temporale:

john williams
star wars (guerre stellari)
premio oscar 1977 per la miglior colonna sonora originale – dal film omonimo di george lucas.
[…]
los angeles philharmonic orch dir. zubin mehta
e jazz band “cantina band” dir. jules chaikin

E poi aggiunge:

Abbiamo trasmesso: And the winner is… musiche da Oscar.
Rai, filodiffusione. I programmi proseguono con…

Finalmente metto a fuoco la stranezza che sentivo nell’esecuzione: non è la versione canonica della London Symphony Orchestra, quella del film vero e proprio, è la Los Angeles Philharmonic Orchestra diretta da Zubin Metha coadiuvata da una jazz band.

Tutti i pezzi vanno a posto: grazie a Internet scopro che la filodiffusione viene trasmessa a volte anche da GrParlamento:

Il programma Auditorium è trasmesso anche sulle frequenze di GR Parlamento in orari variabili a seconda del palinsesto giornaliero, ma prevalentemente dopo le 21.

Il sabato sera c’è un programma dedicato alle musiche da film (potrebbero anche aggiornarne la pagina, en passant).

Grazie al ricco sito sulla filodiffusione (con modalità di ascolto in streaming e multicanale) scopro un sacco di cose su questa struttura Rai che da sempre ha diffuso musica in casa nostra via filo, appunto. Dal palinsesto, infine, risalgo alla trasmissione di ieri e trovo tutti i dettagli: è un disco Decca con tanto di matricola (417-846-2) e durata dei brani.

Un altro paio di salti con Google e trovo nel posto giusto la pagina dedicata a quel disco con tanto di foto e brani scaricabili in formato midi.

C’è qualcosa di particolare che unisce gli ingredienti di questo racconto, la sera coi bimbi, la curiosità, la musica del cuore, la caccia al tesoro su Internet. E’ il ruolo cardine che sta assumendo la combinazione di due elementi: la tecnologia (la banda larga) e la confidenza con essa nella vita di tutti i giorni. Qui siamo oltre il semplice quiz: vedo in TV un film iniziato, raccolgo due indizi (il nome di un personaggio, quello di un attore) e trovo titolo e ogni dettaglio su IMDB. Incespicando nella musica del cuore ho intrapreso un viaggio che mi ha fatto (ri)scoprire una realtà ricca e strutturata. Iniziando la quest da un numero di frequenza radiofonica, ho trovato una risposta che già conoscevo (la musica era proprio Star Wars) ma al contempo ho ricostruito un contesto ampio e ho provato un senso di soddisfazione impensabile in altri ambiti.

La necessità della diffusione della banda larga, di fare una rete cittadina è un tema che ricorre spesso nella blogosfera e sulle testate internettiane. Il rischio è che suonino come consigli generici al lettore occasionale: mi è capitato spesso di cercare esempi calzanti per spiegare a chi non è uso al computer in always on, quanto questo possa cambiarti la vita. Gli esempi che vengono alla mente sono sempre cose banali come la ricerca di un orario del treno o le previsioni del tempo. Il raccontino che vi ho fatto conteneva un germoglio di idea in più, a mio parere. Forse mi sbaglio, forse no. Se fossi stato connesso via modem o via cellulare ci avrei pensato due volte prima di avviare la connessione e decidermi a cercare informazioni sulla musica che sentivo alla radio.

Non mi serve l’ADSL, leggo la posta solo ogni tanto è la premessa peggiore per avvicinarsi a Internet. Pensate all’acqua o all’elettricità. Non trovate qualcosa, andate a cercarlo nello sgabuzzino buio. Ma se per accendere la luce doveste prima andare in cantina a girare gli interruttori a coltello non cambiereste idea?

Update: corretti alcuni errori di battitura. Il post è stato scritto sotto assedio di infanti.

Star Wars: Empire at War su Applicando

Questo mese su Applicando (di settembre intendo, che mi ricordo sempre in ritardo):

Star Wars: Empire at War “Quanto più stringete la presa, Tarkin, tanti più sistemi vi sgusceranno via tra le dita”, ammoniva la Principessa Leila ai bei tempi della prima Morte Nera. Provateci voi a conquistare tutti quei pianeti

Recensione scritta in solitario stavolta (ma aspetto Pietro al varco in futuro) del classico titolone strategico a sfondo Star Wars. Si va dal rivivere l’epopea della saga classica e dei prequel alla generica conquista della Galassia; è giocabile dalle due parti, Ribellione e Impero con un discreto mix tra gestione risorse (energia, fabbriche, uomini, truppe) e strategia in tempo reale (RTS) sul campo di battaglia. Appagante l’effetto mi rivivo il film dal punto di vista del Tauntaun.

Masturbatorio per fanatici della saga come me, un po’ meno entusiasmante come gioco in generale.