Quanto traffico nei blog?

The truth about traffic on the Internet:

I don’t want a big audience. I want a smart audience. So far I’ve gotten exactly that from TechMeme.

If I wanted a big audience I’d go write a Paris Hilton blog or something like that.

(Via Scobleizer – Microsoft Geek Blogger.)

Sembra che il dibattito sull’essere in cima alle classifiche senza per questo avere numericamente un alto traffico secondo le metriche 1.0 tocchi anche le blogstar d’oltreoceano.

La risposta di Scoble mi piace molto e spero che contribuisca a diffondere le idee rivoluzionarie di coda lunga, di percolamento delle informazioni nella rete sociale e di abbandono dell’idea di VIP/blogstar come accentratore di traffico.

Quello che conta è il fluire delle informazioni da un blog all’altro, magari passando da un tumblr o da un twit, da una casetta all’altra della rete.

L’altra sera mi sono trovato ad una cena privata per le ultime battute della primarie del nascente Partito Democratico. Pubblico di età media superiore alla mia, misto di amici ed élite locale, alfabetizzato al punto giusto da venire invitato via mail ma non di più. Non mi stupisco di non sentire pronunciare la parola Internet o Blog dall’oratore. Passate le domande di rito (come si vota, come avviene lo scorporo, etc.) si forma un capannello per proseguire la discussione.

Mi azzardo a parlare di blog e feed rss, vengo ascoltato con molto interesse e rispetto per la tecnologia e il fenomeno. Chi mi ascolta mostra molta più ricettività di quanto mi aspettassi pur non adoperando gli strumenti di cui parlo (ha un sito tradizionale con email, newsletter, form contatti): mi dedica parecchi minuti e dà per scontato che è un fenomeno con cui bisogna fare i conti. Passi da gigante rispetto alle riunioni per le primarie di Prodi del 2005 quando le mie osservazioni su fare una mailing list invece di passare il pomeriggio a fare telefonate e spedire lettere per convocare la riunione serale.

Spiego il passaparola tra blog con un esempio: se scrivo che io e lei stasera abbiamo la stessa giacca può succedere che uno dei miei dieci lettori rilanci l’osservazione. Un nome noto come Luca Sofri può leggerla e così la notizia finisce su un blog molto conosciuto in cima alla classifica italiana. Avevo scelto volutamente Luca per mettere in risalto divulgativamente il meccanismo. Praticamente ho chiamato in causa in VIP come da Bruno Vespa. Perdonatemi. L’oratore annuisce, ringrazia e viene chiamato da un’altra parte come succede in questi casi.

Un’altro invitato rimane con me interessatissimo e mi fa la domanda: sì ma quanti accessi fa [un blog in cima alla classifica]?.

Ed eccoci al post di oggi di Scoble: non contano gli accessi, contano le idee e le riflessioni che metti in moto. E’ il principio del peer-to-peer: non importa che un singolo nodo della rete faccia indigestione di traffico entrante, importa quanta informazione riesci a veicolare fa i nodi.

Chi mi ascolta si dimostra molto interessato e fa l’altra domanda da neofita: quanto tempo passi al giorno sui blog? Da come parli sembra quasi un lavoro. Cerco di spiegare che i blog e il web2.0 sono pervasivi, che non si stacca mai dal leggere news e ragionarci sopra, che io sono bolso non riesco a staccarmi quindi magari esagero ma che il metodo è quello. Niente da fare vuole una stima numerica.

Discutiamo ancora un po’ e arriviamo alla mia conclusione preferita: la rete non si può spiegare oltre un certo grado: bisogna viverla. E ritagliarsi addosso tempi e modi. E fabbricarsi i propri strumenti mentali. Mi fermo qui. Su quest’ultimo punto mi piacerebbe che continuasse blogbabel.

P.S.: per gli amanti del genere: è stata una cena in piedi raffinatissima curata da uno dei migliori ristoranti di Bologna. Niente tramezzini, gli assaggini erano buonissimi.

P.P.S.: l’incontro è finito 1-1 con scambio moo card vs. biglietto da visita aziendale.