Terry Pratchett a Bologna

Terry con cappello in posa classica

Guarda tutte le foto dell’incontro.

Grazie alle segnalazioni di Ilaria e .mau. oltre alla telefonata di Nicoletta ho potuto assistere al primo incontro di Terry Pratchett in Italia.

Update: .mau. ha raccontato l’incontro con Terry a Milano.

La saletta della biblioteca per ragazzi della Sala Borsa era gremita di fan di ogni età. L’occasione è la presentazione di Stelle Cadenti, traduzione italiana di Moving Pictures.

Il libro viene presentato da Emy Beseghi e William Grandi che leggono ognuno una mini-recensione dai toni un po’ accademici. E’ evidente che non conoscono a fondo la saga e dicono cose risapute su Moving Pictures (si soffermano a lungo sulla cavalcata degli elefanti come se fosse un isolato colpo di genio e non una delle tante trovate apocalittiche dei romanzi di Terry. Si veda ad esempio la marcia delle mummie in Pyramids).

Terry se ne accorge ed esordisce indicando il pubblico in sala:

I think they already knew that!

[GRASSE RISATE]

Sorry, I could not resist it…

A questo punto Pratchett prende il microfono e non lo lascia più per un’ora buona. Parla come un calderone magico fuori controllo, con idee, associazioni di idee, ricordi, osservazioni che escono zampillando con bagliori di octarina.

Parla come scrive, o forse scrive come parla: con un ottimo inglese, una prosa ricca ma buffa al tempo stesso e colpi di genio disseminati come diamanti in una miniera abbandonata.

Spiega dei suoi problemi di salute, dell’ictus che gli fa confondere i libri che deve presentare, risalenti a diversi anni fa (Moving Pictures è del 1990 e lo confonde con Making Money appena uscito). Scherza sulla memoria a breve termine compromessa dall’ictus che invece ha lasciato intatto il ricordo degli spot pubblicitari degli anni ’60 e ’70.

Scherza su droghe e spinelli che negli anni ’60 stimolavano la creatività: quando ha provato e poi ha fissato una macchina da scrivere si è reso conto che tutti i libri del mondo erano racchiusi in quei tasti (“hey, una bella A, poi ce la Q, hey! c’è anche la Y!!”). Praticamente ho visto nascere una tipica pagina dei suoi libri dal vivo. Non sono mancate le note a pié di pagine con tanto di note dentro le note. Conclude dicendo “questa è la prova che la droga trasforma uno scrittore in un hippy”.

Terry è molto attento a lasciare spazio alla brava traduttrice simultanea ma non resiste a prenderla in giro mentre traduce: segue il discorso italiano, si innamora di alcuni termini (“cacca di cavallo” lo ha estasiato), fa il gesto della manovella durante le traduzioni lunghe. Un vero istrione.

Parlando del mondo di Hollywood, di cui Stelle Cadenti è la prima parodia, scherza sulle assurdità dei film (“un proiettile scaraventa una persona contro il muro, io ho provato [a sparare ndr] e la persona rimane lì”), ricorda che agli esordi gli attori erano pagati meno dei falegnami che costruivano il set. Passa poi alla sua vita da milionario (“beh, dopo i primi due milioni gli altri sono milioncini, non ci pensi”), vita da artista che non va mai in pensione che vorrebbe morire dopo aver scritto la parola fine del suo ultimo romanzo.

Le sue ispirazioni sono molteplici: divora qualsiasi libro, dalla storia dell’impiccagione inglese, a quella delle ferrovie americane. Giustifica il fatto di aver ricevuto l’ordine dell’Impero Britannico spiegando che esiste effettivamente un Impero Britannico: è Rockhold una roccia a 250 miglia dall’Irlanda abitata da uccelli. Grazie al titolo ricevuto può andare là sopra e gli uccelli devono fare quello che dice lui.

Lo interrompe la consegna dei regali dell’autorità del Comune di Bologna: un segnalibro in bronzo con lo stemma della città e una stampa con Bologna turrita. Terry ringrazia e annuncia che aggiornerà la mappa di Ankh-Morpork.

Cominciano le domande, non saranno molte perché ad ognuna di esse Terry concede una lunga risposta. Comincia l’amministratore di www.mondodisco.net in estasi mistica ai limiti dello svenimento. Prosegue un ragazzo sardo che sta traducendo Interesting Times e si scontra con le parole impossibili (Terry risponde che gli piacciono i suoni di certe parole inventate e li usa così come un pittore usa un certo tipo di blu ma non saprebbe spiegare perché).

Il processo creativo dei suoi libri è sequenziale o c’è una scaletta nella sua testa? “Books are like movies in my mind”, li immagina e li scrive come dei film, se li vede qui nella testa e a volte la vicenda gli prende la mano e lo porta da qualche parte. E’ come condurre un cavallo al trotto o al galoppo. Cesare gli chiede conto della “britishness” dei suoi romanzi, Terry risponde che in effetti c’è molto di britannico in quel che scrive ma che trova che alcuni romanzi non potrebbero che essere italiani.

L’ultima domanda la fa una ragazzina (update: si chiama Anna), su invito esplicito di Terry che chiede domande ai più giovani. La risposta vale da sola l’intero incontro: perché ha scelto il Fantasy come genere? Terry risponde che per lui il fantasy è come un secchiello di cacca di cavallo (horsepoo, la cui traduzione italiana gli piace da matti e continua a mimarla in playback mentre la traduttrice parla): se versi del vino nel secchiello la cacca rimane cacca. Se versi la cacca in un secchiello di vino questo si trasforma in cacca. Puoi fare un romanzo a Dodge City in Arizona, con i cowboy, le diligenze, i saloon i cactus e gli indiani e avrai fatto un romanzo western. Mettici un solo pidocchioso drago e lo trasformerai in un romanzo fantasy. Il fantasy è una scatola, un contenitore, un meta-genere che puoi piegare ai tuoi scopi. Il fantasy è una scatola di matite colorate ma non una qualunque: quella che comprende l’oro e l’argento, quella che a scuola avevano solo i bambini più ricchi. La sala esplode in un applauso. Meritatissimo. Terry si diverte a dirigerlo come un direttore d’orchestra.

Infine comincia la lunga fila per gli autografi. I veri fan si riconosono da quali e quanti libri hanno portato. Io mi sono limitato a 5 ma ho fatto la fila due volte per non danneggiare gli altri nel caso Terry si fosse stufato prima. Ho visto edizioni pregiate, cartonate, ricoperte in plastica. Quasi tutti con edizioni originali. Questo la dice lunga sul terreno da recuperare da parte dell’Editore italiano. Il primo romanzo è del 1983 e Terry stesso ha detto che ne ha scritti 34 e quando noi saremo riusciti a leggerli tutti lui ne avrà scritti tanti altri ancora.

Ce ne siamo andati alle 8 di sera. La biblioteca doveva pur chiudere.

7 thoughts on “Terry Pratchett a Bologna

  1. Qui sei in stato di grazia! Una recensione così bella non la leggevo da tempo. Pare di esserci stati. Certo pare di esserci stati, ma la sensazione è resa col minimo impiego di mezzi tecnico-retorici.
    Una goduria :-)

  2. Anch’io faccio i complimenti a Federico per la sua recensione fin troppo partecipata. Mi chiedo (con grande meraviglia e ammirazione) come abbia fatto a tenere a mente tutti i particolari detti durante la serata e gli interventi fatti. Conoscendolo, non lo immagino con taccuino in mano, ma magari con il suo fido Mac (dico giusto, Fede?). Ma se e’ cosi’, come ha fatto anche ad avere il tempo di scattare le foto?
    A latere (ma non troppo in questi casi): è bello avere un rapporto cosi’ personale con una libreria, che conosce i tuoi gusti e ti avvisa all’occorrenza.
    Bravo
    Francesco

  3. Ciao,

    sono contento che ti sia piaciuto il post. La mail mi è arrivata poco fa.

    Il tutto è sotto creative commons quindi puoi ripubblicare tutto quello che vuoi citando la fonte. Per mio gusto preferisco citare una parte dei post altrui e aggiungere del mio rimandando la lettura completa sul blog originario ma puoi fare come vuoi.

    Ciao ciao,
    Fed

  4. Ero io la ragazzina! :D
    E’ vero, la teoria della cacca di cavallo è valsa l’intera serata.
    Bel blog!

  5. @anna: ciao, benvenuta e ancora complimenti per la domanda a Pterry. E’ bello che ci siano lettori di Pratchett cosi’ giovani. Una cosa che non ho potuto dirgli in pubblico è che, in mancanza di un’adeguata promozione come in Italia, finisce che i libri di Pratchett si leggono per passaparola e soprattutto il consiglio di amici. Di fatto il Mondo Disco è un social network di amici appassionati i cui nodi sono indifferenti alle differenze di età.

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