CSI Bologna – un racconto di fine estate

Fresh World

Originally uploaded by Roc 78.

Nel palazzo di sei piani dove vivono i miei genitori c’è un vecchio ascensore. le porte di legno pesante con la finestrella, gli interni color ciclamino, i meccanismi quasi interamente analogici, che se non lo chiudi bene rimane fermo al piano, il motore rimodernato da poco con la ripresa degna della deriva dei continenti.

Questa vecchia gloria dei trasporti condominiali non brilla per capacità di ricambio d’aria tanto è vero che quando passa l’ascella pezzata di un condomino accaldato il ricordo permane a lungo. In agosto col caldo di Bologna non è cosa infrequente.

Orbene giusto ieri si andava a festeggiare il compleanno di Cesare e si coglieva un odore nell’aria che andava oltre i limiti previsti dall’ARPA. Dicono che hanno un cane odoroso, quelli di sopra. Vivo o morto?, penso io. Quattro piani passano in fretta e il compleanno, le candeline e la torta fanno dimenticare la tanfa che ferma gli insetti a mezz’aria.

Nel palazzo a sei piani dei miei genitori ci sono spesso correnti d’aria: facile, con tutti quei piani. Oggi pero’ la puzza sembrava incollata dentro la cabina dell’ascensore completamente vuota. Una puzza da far pensare al brulicare delle larve su un cadavere abbandonato. Roba da chiamare CSI Bologna, a patto di trovarlo un cadavere in un metro quadro e mezzo di ascensore vuoto.

In una Bologna calda e deserta gli abitanti non sono molti. Lasciati i bimbi dai nonni sguinzagliamo i nostri nasi per tutto il palazzo, dalle cantine, alle soglie di tutti gli appartamenti. Con la torcia faccio luce in quel che si vede del pozzo dell’ascensore, sul suo tetto, sugli ingranaggi che magari, con un po’ di fortuna, troviamo il piccione o il topo che ha deciso di finire i suoi giorni lì. Niente da fare. La puzza rimane e, beffarda, appare e scompare cambiando di intensità ma sempre dentro l’ascensore. Vuoto come una bara vuota.

E’ tempo di chiedere aiuto: in mancanza di esperti forensi ci rivolgiamo ad esperti di ascensori. Una chiamata urgente porta il tecnico in salopette blu a varcare la nostra soglia proprio mentre sto uscendo con un bimbo per braccio. Mi aiuta 10 minuti? Certo, sono io che ho scoperto la puzza.

L’ascensore color ciclamino è fatto a modo suo, ha bisogno di due persone per essere mosso a porte aperte e così, tenendo a bada i bimbi schiacciamo i pulsanti, e lo muoviamo. Prima in alto: accendiamo la luce e illuminiamo il pozzo. Vuoto. Odore di cantina, di grasso lubrificante, odore di vecchio condominio. Niente cadaveri.

Vado su, lei lo chiami e io lo fermo a metà del primo piano. Obiettivo: controllare il tetto della cabina. L’ascensore pigramente parte poi si ferma, noi tutti saliamo (sempre con bimbi al guinzaglio) e guardiamo giù. Nessuna vittima di Hannibal Lecter in completo bianco, nessun animale, neanche uno scarafaggio, niente di niente. Persino la puzza sembra essersene andata. Se vuole andiamo a vedere il locale macchine sul tetto, dice il tecnico dopo aver controllato tutto il pozzo in piedi sopra la cabina. Certo, sarei curioso di vederlo.

Nel palazzo a sei piani dei miei genitori c’è l’attico al sesto piano. Un’appartamento grandioso che sta dando non pochi grattacapi sia al proprietario che ai condomini. Una roba di lusso con l’ascensore che entra dentro casa, (per questo c’è la chiave accanto al pulsante 6) e il locale macchine comunicante con essa. Il proprietario non c’è. Si deve salire dalla botola.

Il tecnico in salopette blu apre cauto il copriscala di metallo. Mi raccomando: attento alla testa. Attento anche alla schiena, la botola (che stranamente è già aperta) è stretta. Il vano è piccolissimo, il cunicolo è buio e tetro. Il momento perfetto per uno stacco pubblicitario. Se fosse un telefilm.

La puzza si fa sentire di nuovo. Comincio a capire di cosa parlava lei, prima. Non rispondo e mi copro la bocca. Il tecnico sbuca in uno stretto corridoio. 80 centimetri di lato, sedie di legno pieghevoli appoaggiate ai lati. Strette aperture verso il cielo infuocato di Bologna. Una puzza infernale.

Trovato: io pero’ questo me lo ricordo con una catena intorno e col lucchetto. Un congelatore verticale si staglia davanti a noi. Una pozza di sangue alla base. Mosche. Tanfo. Puzza. Fetore come una mano che ti accartoccia lo stomaco. Socchiudiamo lo sportello, sacchetti di carne. Provviste per chissà quale barbecue. Che l’assenza di corrente elettrica rimanderà sine die.

Nel palazzo a sei piani dei miei genitori i rapporti col sesto piano non sono proprio lisci come l’olio. La telefonata scatena urla. I bambini urlano, un’ora e passa di ritardo sulla loro cena, stanchi, nervosi. Cesare rincorre Ulisse e finisce con il muso sul seggiolone di legno. Altro sangue, stavolta facile da pulire. Fate qualcosa, chiamiamo i carabinieri, l’ufficio d’igiene, la polizia sanitaria. Qualsiasi cosa pur di convincerli a sbarazzarsi di quel fetore. Non c’è più mistero infatti: c’è lo stomaco chiuso, il non poter più prendere l’ascensore, che le correnti d’aria decidono di trasformare in un campioncino di pessimo profumo che non si svuota mai.

Altra telefonata, altra arrabbiatura. Me li faccio passare e ci parlo io. Racconto per filo e per segno. E’ colpa di uno sbalzo di corrente. Quello stretto corridoio sarà anche di sua proprietà con servitù di passaggio. D’accordo non è parte comune, ma non può neanche far colare sangue sul palazzo che mi fa venire in mente la scena più kitsch de La Casa 1. OK, mandate i parenti, quelli che vi innaffiano le piante a pulire tutto, ma subito.

I bimbi e i nonni non ce la fanno più. Mi metto a disposizione per tornare nel caso l’escalation arrivasse fino a dover raccontare tutto ai Carabinieri e porto i bimbi a casa. Nonni e nipoti devono cenare ognuno a casa sua.

Cesare è stanchissimo. Tuttavia mangia di gusto, con la bocca che non sanguina più curata dal cuscino ghiacciato e poi si mette a letto, chiedendo il suo latte. Ulisse lo segue dopo poco. Noi si guarda una tripletta di episodi di House che Fox gentilmente ci propina. A metà del terzo arriva la telefonata.

Nel palazzo a sei piani dei miei genitori sono arrivati i parenti del sesto piano, che invece di dare acqua alle piante la devono dare ai congelatori. Che lo sbalzo di corrente ha preso tutto il piano ed è marcito anche il frigo dentro casa. Dicono che si è sciolto tutto, non sanno come fare. Riattaccano la corrente per far righiacciare tutto. Torneranno domani, dicono. Col piccone, dico io.

Arriva anche la telefonata di scuse, nel palazzo a sei piani dei miei genitori. Arriva la speranza che il sangue non sia colato fino ai lampadari del quinto piano (come ne la Casa 1, appunto) che chissà i danni. Arriva anche il bollettino di guerra. Nello scongelamento sono caduti:

  • un agnello intero, appena arrivato dall’Abruzzo
  • trenta fiorentine con l’osso
  • un numero imprecisato di conigli

E chi aspettavano per cena, un T-Rex?

4 thoughts on “CSI Bologna – un racconto di fine estate

  1. Che cos’è questo COMMENT? Come lo si pronounce? inglisc? fransuà? doicesko? (ma manca appunto la cappa).
    Oppure, tutto semplicemente, hai dimenticato nel pennino la o finale? Qui ci propendo…
    D’ogni modo vuol dire, credo, che un commentino bisogna farlo, eh?
    Beh, grande, grande, grande, Federino del mio core, Come mi son divertito con le tue puzze ed i tuoi bambini, poverelli, la cui festa saltò, di compleanno, mentre in attesa dell’odiosamato divorator TiRex, seguivano le verticali peripèzie di un ascensore dalle versicolori (*) tinte.
    A proposito, quella dell’ascensore zafferan/ciclamino non me la ricordavo. Per fortuna noi grandi abbiamo i biografi che ci ricordano le cose importanti della vita… Mi faresti un cenno di rappel per la mia deficitaria alzaimerica memoria?
    Ciao, e grazie del tuo persistere ad esserci, da qualche parte.
    Mario ex-Larkie

  2. Ciao Mario!!

    Benvenuto su Bolsoblog!

    Prendici l’abitudine: su SEI la persona più adatta a popolare il web 2.0 di vecchie glorie. Sei sempre nei nostri pensieri, sai?

    Quando ci vediamo ti dico qualche idea a voce.

    P.S. perché ex-larkie? Scherziamo?

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