Rimuovimi questo

Non sono pagato da nessuno se non dal mio lavoro di artigiano, non ho votato m5s e non voglio fare polemiche. Non mi sento uno schizzo di merda e nonostante tutto speravo che l’ingesso del Vs movimento potesse dare un vero contributo ad un cambiamento sempre più indispensabile. Non so se aspirare al 100% dei consensi possa essere l’obbiettivo di un un espressione politica in un paese realmente democratico. La capacità di trovare soluzioni si esprime attraverso il confronto, magari duro , onesto e trasparente, ma confronto. Mi aspetto questo ora che ne avete giustamente la possibilità. Uno schizzo vale uno schizzo per parafrasare uno slogan a voi caro e condivisibile in pieno ma tanti shizzi possono fare un fiume, …. ribadisco senza polemiche.

Questo è il commento di Roberto al post di Beppe Grillo “Schizzi di merda digitali”.

E’ un commento che esprime un parere discordante con parole misurate e prive di insulti.

Eppure non lo si può trovare sul sito di Beppe Grillo: fate una prova cercando il cognome del commentatore poi cercate il cognome o il nick di un commentatore che abbia un commento pubblicato sul sito.

Fa parte dei commenti rimossi che vengono recuperati dal sito nocensura: il sito esegue automaticamente la scansione dei commenti del blog di Beppe Grillo e recupera i commenti rimossi.

Nelle Note informative del sito si legge:

  • Non si intende violare alcun tipo di copyright o appropriarci di materiale di terzi. Vengono riportati soltanto
    i contenuti RIMOSSI, tranne nel caso di rimozione di un sotto-commento, in cui viene riportato (per contestualizzazione)
    anche il commento principale.
  • Non si vuole esprimere alcuna opinione o giudizio o azione diffamatoria nei confronti del blog, ma esercitare il semplice
    diritto di cronaca, riportando i fatti avvenuti.

Anche questa è Internet, il luogo dove non puoi mentire (cit.).

Google Reader vs Friendfeed: guerra a colpi di commenti

Poco fa ho condiviso un elemento via Google Shared Items e mi sono accorto della possibilità di aggiungere un commento

Una breve ricerca nello stesso Google Reader mi ha rivelato questo botta e risposta:

Google Reader, Google’s online feed aggregator, has finally added commenting functionality, allowing friends to discuss their shared items.

[…]

On the same day that feature was released, Paul Buchheit announced via Twitter that FriendFeed would automatically import these notes, enabling the conversation to continue over on FriendFeed instead, so many Google Reader users have already been doing this for some time.

(via Google Reader Adds Comments)

Il mio commento “attacco frontale a friendfeed” non è più giustificato… se solo fossi riuscito a leggerlo su FriendFeed!

Update: maggiori dettagli su Google Reader Blog e sulle pagine di help.

Commentiamo insieme

Diceva sempre la mia prof. di prima liceo il cui metodo didattico si basava sul saldo pilastro di leggere un paragrafetto del libro di storia, dieci righe di importanza qualsiasi, e di chiedere alla classe di commentarlo. Risultato: qualche parola balbettata e un tragico vuoto di idee sulle idiosincrasie di Pericle.

La tag mainstream del mio Google Reader mi porta stamattina su un post di Michele Santoro sul blog di Annozero. L’argomento è estremamente limitato, una precisazione sulla puntata del 23 ottobre. Sotto il post ci sono attualmente 168 commenti. Pro, contro la trasmissione, pro, contro Marco Travaglio, sulla situazione rifiuti in Campania, su molte altre cose, pochi ne ho visti su quella precisazione. Tra tutti ho notato questo commento:

UN CONSIGLIO PER TUTTI VOI !!!
Cercate di scrivere commenti più brevi per cortesia.
Non siamo qua per dimostrare di saper scrivere o di sapere le cose.
Il blog è uno strumento per esprimere una opinione….non per esibire
il proprio sapere.
Se avete questa intenzione create un vostro blog così potrete istruirci e sfogarvi in ogni modo.
GRAZIE

Che dire, 1-1 per Fabio Metitieri, il commentatore è una vox clamans in mezzo a centinaia di altri animati da ansia da forum o agorafobia da blog: aprirsi un blog è tecnicamente facile ma è un atto di coraggio verso sé stessi e le proprie opinioni non proprio alla portata di tutti.

La differenza fra gregario e leader, fra chi dice la sua ma riesce a farlo solo nella massa di un luogo di ritrovo e chi sale sulla propria soapbox nel parco è tutta a favore dei primi. Non è solo un problema di digital divide, c’è una barriera di alfabetizzazione socio-informatica da superare prima di veder crescere il numero dei blog italiani di un ordine di grandezza.

Mi ritrovavo a spiegare le basi del meccanismo bidirezionale di lettura-scrittura, vero motore del blogging ad un mio caro amico che di recente si è messo a raccontare le sue vicende americane su un blog aperto per l’occasione. Il soggiorno in America è finito ma il blog è diventato un trampolino per le idee, qualsiasi esse siano.

Mentre parlavo con lui mi sono reso conto di quanto sia importante colmare il gap fra chi gode di un blog e di una rete sociale ben avviata e chi vede l’apertura di un blog come l’antitesi della partecipazione in rete: meglio commentare un blog famoso, più facile cliccare sul “scrivi sulla sua bacheca” dentro Facebook.

E intanto ti perdi la capacità di distinguere un’informazione satellite (un commento ad un post) e un nuovo nucleo di informazione, un seme che pianti nel tuo blog con la speranza che attecchisca e cresca nel tempo.

E intanto Annozero corre ai ripari.