Pappanoinweb 2014 stasera 4 aprile live streaming Brahms

Il mio radicato amore per la musica classica nonché il mio passato di studente di conservatorio mi hanno fatto accettare con piacere l’invito di Telecom Italia a ospitare lo streaming dei concerti di Pappanoinweb 2014 anche qui su questo piccolo blog.

L’iniziativa va avanti da diversi anni, i video delle edizioni precedenti sono disponibili nella pagina eventi, ed è pronto l’hashtag per la discussione live su twitter #Pappanoinweb.

Il concerto di stasera venerdì 4 aprile inizierà alle 20:30, in programma:

Alexander Lonquich pianista

Solisti di Santa Cecilia: Alessandro Carbonare al clarinetto, Alessio Allegrini al corno, Carlo Maria Parazzoli al violino e Gabriele Geminiani al violoncello.

Johannes Brahms

  • Trio op. 40 per violino, corno e pianoforte;
  • Klavierstücke op. 118;
  • Trio op. 114 per clarinetto, violoncello e pianoforte

Incidentalmente mi fa molto piacere ascoltare dal vivo Alessio Allegrini perché la sua magnifica esecuzione dei concerti per corno di Mozart ha superato quella di Barry Tuckwell che finora era la mia preferita.

Per comodità di consultazione ho predisposto una pagina che rimarrà nel menu principale per tutta la durata dell’evento: Pappanoinweb 2014.

Buon ascolto.

Quella foto per Freak

Beatles by Norman Parkinson

30 anni fa a Bologna c’era un negozio di fotografia in via Volturno. Un gran bel piccolo negozio, figlio di un altro grande negozio che esiste tuttora, che aveva l’unica sfortuna di trovarsi sulla traiettoria casa-scuola di un giovine bolso di sedici anni preso tra due sue grandi passioni (manie, per meglio dire): i Beatles e la fotografia.

Erano gli anni 80, i più giovani faticheranno a capire che si trattava di due passioni ardue da perseguire: quella musicale doveva limitarsi a ellepi e cassette da comprare con la propria paghetta, qualche speciale televisivo e un paio di libri, la seconda era una scalata verticale economica, un vortice risucchia-risparmi alimentato da reflex, pellicole, sviluppo e stampa, ingrandimenti, manuali e la lettura religiosa dei 120 fascicoli settimanali dell’enciclopedia Obiettivo Foto.

Niente Google immagini, niente iPhone, niente iTunes, niente youtube, niente di niente.

Rimediare una foto in più dei propri idoli voleva dire cercare un poster da Ricordi in via Ugo Bassi o spulciare vecchie riviste. Stampare una foto voleva dire fare i negativi, i provini, ordinare l’ingrandimento e aspettare.

Un pomeriggio come tanti passo dal mio negozio di fotografia preferito e rimango ipnotizzato da un cartoncino pubblicitario della Ilford: sfondo nero, i quattro volti dei Beatles e nient’altro. Una foto stupenda, mai vista prima da me, era appoggiata dietro alcuni obiettivi da reflex di seconda mano.

Cerco tutto il coraggio necessario a superare la mia timidezza adolescenziale e chiedo tremante se posso avere in prestito la foto per… rifotografarla. In un colpo solo posso far convergere due manie: riprodurre una foto dei Beatles e mettere in pratica le tecniche di ripresa in luce artificiale studiate in uno dei 120 fascicoli settimanali.

Manuela acconsente, si arrampica su uno sgabello, apre la vetrina e si mette a spostare obiettivi e accesori. Il compito non è agevole. Il cliente ha sempre ragione, specie quello che passa di lì – impietosamente – tutti i pomeriggi, ma alla fine sbuffa:

Giacanelli, lo faccio solo perché sei tu.

Arrosisco, la ringrazio e chiedo una Ilford FP4 per la riproduzione.

A casa allestisco il mio mini studio fotografico, scansando libri e giochi dal tappeto e appoggio la preziosa reliquia contro l’armadio bianco, lo sfondo più neutro che potessi rimediare. Una lampada da tavolo e un’abat-jour piazzate ai lati mi fanno da illuminazione professionale. Prendo un cavalletto da tavolo e ci piazzo la mia Yashica FX-D Quartz.

Credo di aver fatto almeno una ventina di scatti, forse ho adoperato tutti e 36 i fotogrammi per una foto immobile, variando l’esposizione in più o in meno come da manuale. Uno scatto finale da lontano come ricordo del set-up. Il giorno dopo porto il rullino a sviluppare al negozio. Riporto il prezioso reperto che torna al suo posto.

– I provini sanno pronti venerdì.

– Grazie ancora di avermelo prestato.

Venerdi ripasso, mi guardo i provini di 20 foto identiche per investire la paghetta nell’unico ingrandimento 20×30 che potevo permettermi. Elisa mi dice:

– Senti, ti dispiace se ne faccio fare una in più? Me l’ha chiesta un altro cliente.

Avrei fatto qualsiasi cosa per sdebitarmi.

– Figuratevi… Certo, fate pure!

Passano i giorni di rito in attesa dell’ingrandimento. Quando vado a ritirarlo nel piccolo negozio ci sono quattro persone che nascondono il bancone. Elisa mi vede, mi indica e uno di loro si volta:

– Ciao, grazie per questa foto, sai: siamo ammiratori sfegataaaati dei Beatles!

Ciao Freak, 30 anni dopo quella foto è ancora per te.

La musica si impara da piccoli

1. Si parla spesso delle “scuole medie coi flautini dolci”, come se ci fosse una delega totale all’educazione dell’orecchio alla scuola dell’obbligo. Ma quando mai. La musica si impara, come la parola, come la pipì sul vasino, come la forchettina e il bicchiere con due manine, da mamma e papà.

(via La Flauta – L’educazione alla buona musica (come provare a cambiare il mondo))

La Flauta ha scritto una bellissima lettera al Ministro Bray e questo gli risponde nei commenti trascinandosi anche Gino Paoli come presidente SIAE.

Non contenta di aver conquistato i siti di news musicali e la home page del sito SIAE, si è montata la testa ed è passata alla parte propositiva.

E anche stavolta lo fa da applauso a scena aperta.

Non foss’altro perché ieri sera Piero Angela ci ha presentato un servizio sui neuroscienziati che hanno dimostrato che il cervello di bambini educati precocemente alla musica funziona meglio di quello degli altri bambini.

Non foss’altro perché la musica, vissuta e capita – per non dire studiata – è un piacere della vita che se la gioca ai punti col sesso e il cibo.

Non foss’altro perché, tra le righe, la Flauta si immagina una generazione che si appassiona alla musica e non ai testi delle canzoni, confondendo la litania cacofonica di voci stonate che azzeccano le parole di tutte le strofe di De André o Guccini (erre moscia compresa) in fondo al pullman della gita scolastica con l’amore per la musica di quelle stesse canzoni.

(ho citato solo i Grandi, sorvoliamo sul sapere – e trovare belle – tutte le strofe di Ramazzotti e co.)

Del resto lo aveva(mo) già scritto che la musica viene prima.

La musica è una gran figata e il godimento si nasconde nei passaggi, negli accordi, nell’insieme e nell’assolo ben dosati, nell’armonia e in un sacco di altri anfratti. Talvolta anche nella melodia, dai.

Se la musica italiana fosse cibo, mangereste sempre pasta al pomodoro e basilico?

Conoscendo davvero la musica si può veramente cambiare il mondo cambiando noi stessi. Non è un’esagerazione.

Cultura popolare

Stamattina, per un caso cui non sono riuscito a sfuggire, ho scelto nell’armadio tutti capi blu.

Mentre prendevo uno dopo l’altro pantaloni, camicia e golf blu, nella testa risuonava Blue (Da Ba Dee).

Non mi è venuto in mente Gershwin o Modugno, sarebbe stato troppo facile.

Ieri stavo vedendo le splendide foto del centenario del Titanic su The Big Picture; non sono neppure arrivato alle prime foto subacquee che nella testa avevo la voce di Celine Dion:

Non sono foto tratte dal film, sono foto storiche, documenti originali, pezzi esposti nella mostra commemorativa, eppure il cervello era già deviato.

E’ impressionante quanto un messaggio mainstream non desiderato possa inculcarsi nel cervello a scapito di altri messaggi desiderati e studiati. Sarà per quello che, dopo aver governato televisivamente quel tale aveva paura che i libri di storia inculcassero nozioni sgradite negli intonsi cervellini degli ignari scolaretti? Sarà per quello che i 10 milioni di spettatori di Striscia o quelli de Le Iene mi hanno sempre dato i brividi?

Al solito meglio di me l’ha detto (e disegnato) xkcd:

in_popular_culture.png

Music comes first

Perchè, e questo ve lo dico alla fine, ma sarebbe bello lo capiste dall’inizio, una bella canzone ha le note belle, anche se decantate la lista della spesa. Altrimenti, è solo l’ennesima noiosissima opera onanistica con la quale impesterete You Tube ed affini.

Come imparare a scrivere canzoni | La Flauta

Il lungo post de la flauta è consigliatissimo a chi intende affollare i casting di x-factor e simili e tutti gli adolescenti dentro di noi che hanno provato almeno una volta a scrivere canzoni.

Il sottoscritto è noto per saltare a piè pari i mostri sacri come De André, Guccini e Battisti (diciamo quasi tutta la musica italiana in generale) perché gli sembra che parlino troppo.

Salvo poi perdere la testa per chi fa musica di prima grandezza, come gli Elii, musica che permette loro di dire qualsiasi cosa ancor prima di metterci le parole.

Ché gli archi, le note, la cadenza avrebbero già reso perfetta scrambled eggs.