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Il mattino ha la privacy in bocca

Copertina del Manuale del Giovane Detective

Sono le 7:29 del mattino. Tra pochi minuti porterò fuori i bimbi (già svegli da un’ora): Ulisse al nido e Cesare alla fermata dello scuolabus.

In un paio di centinaia di metri succederanno, in ordine sparso le seguenti cose:

L’impiegato dai capelli scuri della banca sotto casa mi saluterà con un asciutto “buongiorno”, conquistato dopo un anno di incrocio di sguardi.

Incontrerò la sua collega dall’espressione triste, i lunghi capelli castani lisci, che ogni mattina esce dal giornalaio abbracciando il sole 24 ore, fumando la sua prima sigaretta ed evitando il mio sguardo. Ricorda paurosamente la ragazza depressa di What Women Want.

Occasionalmente la loro direttrice, una bella donna sui 50 anni, bionda, farà qualche convenevolo ai bimbi, ché lei ha la parlata facile. La piccola squadra aprirà quindi la filiale.

Vedrò il vicino di casa occhialuto dall’espressione depressa che sta dentro il giornalaio. Se ne andrà su una vecchia bici graziella.

Davanti al barbiere che deve ancora aprire c’è il signore elegante che esce tutti i giorni vestito di tutto punto in gessato scuro, camicia a righe, cravatta e fermacravatta, volto fresco di rasatura e lunga chioma da farsi sistemare. Ha sempre una borsa della spesa elegante, di un particolare negozio di abbigliamento, per portare due piccoli oggetti (occhiali forse?, si vedono appena dall’imboccatura).

A volte, prima del barbiere fa la fila alla posta, che si trova nello spiazzo della fermata, insieme alla piccola coda di abitudinari, già pronti con i bollettini in mano alle 8 meno 5. I vetri dell’ufficio postale ancora chiusi.

Vicino alla fermata c’è la banca nuova tutta vetri trasparenti, un acquario inaugurato da poco più di un anno, che ogni giorno viene aperto da una bellissima ragazza dal caschetto biondo tagliato al laser: fa colazione insieme ai suoi colleghi alla pasticceria di fronte, si rifornisce di sigarette al tabaccaio qui vicino e apre la filiale rigorosamente dopo averne fumata una. Potrei fare il grafico della frequenza di cambio d’abito e del Giorno del Parrucchiere tanto è ISO 9000 quella pettinatura. Per non parlare dell’utilitaria nel parcheggio condominiale, proveniente dal concessionario di Imola.

Stesso discorso, un po’ meno modaiolo per i suoi colleghi maschi. Abiti scuri elegantissimi, capigliature corte lucide di gel e scolpite con la mola a disco. Facce da primo mattino, li vedi attraverso i vetri sfogliare pigramente il sole 24 ore. E’ evidente che si spartiscono le mattine di apertura lungo la settimana.

Sui bar non diciamo niente: quelli sono luoghi di abitudinari, li frequenti e sai cosa succede senza che ciò debba stupire. Limitiamoci ad annotare le consegne che fanno le bariste, armate di vassoi e caffé al vetro ricoperti di fazzolettini di carta, negli uffici e negozi attigui.

Per non parlare di tutta la popolazione che vive alla fermata dello scuolabus: i “compagni di fermata” della materna e delle elementari sono praticamente degli amici ed è ovvio che conosca le loro abitudini mattutine.

Naturalmente vale il contrario: l’impiegato, la direttrice, il giornalaio, la biondina, il distinto signore si chiederanno chi è quel papà che tutte le mattine alterna facce sempre più stravolte e si aggira per la via con la tuta al posto dei vestiti, lottando contro due bimbi un tempo piangenti a sirena, ora litiganti per fare passeggino-pooling, spinto di corsa per prendere il bus al volo.

Tra le 7 e mezza e le 8 il quartiere si anima e tutti sembrano fare le stesse cose, sincronizzati come soldatini. Se ci vivi dentro non puoi fare a meno di (an)notarli. La gente non si nasconde, anzi: lascia tracce, mostra scritte e marchi. Non c’è niente di male a ricordarsene: nulla che da tredicenne non avessi letto ne Il Manuale del Giovane Detective.

Se fosse una canzone sarebbe una cover bolognese di Penny Lane.

Se il quartiere fosse FaceBook il Garante della Privacy chiederebbe a tutti di girare con occhiali, baffi e nasi finti.

Da qui a chiedere l’oscuramento di via Andrea Costa il passo sarebbe breve.

{ 1 } Comments

  1. Aaron | 24 October 2008 at 02:32 | Permalink

    Post SPETTACOLARE! Complimenti veramente, molto molto bello e ben scritto.

{ 1 } Trackback

  1. [...] giorno fa Federico diceva che il mattino ha la privacy in bocca. Ho pensato al suo post quando ho visto il servizio Sleep.fm che si definisce come “social alarm [...]

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  • 23 October 2008 at 03:22 bloggo
    Giocane Detective all'inizio pensavo fosse una nuova bestemmia
  • 23 October 2008 at 03:27 vic
    Probabilmente stava per scrivere Giacane Detective.
  • 23 October 2008 at 03:28 Federico Bolsoman
    @bloggo: fixed! E pensare che l'ho riletto più volte per evitare errori da dormiveglia :)
  • 23 October 2008 at 03:51 Massimo Morelli
    Naturalmente il manuale l'avevo anch'io
  • 23 October 2008 at 04:34 Federico Bolsoman
    @momobo allora ti ricorderai degli ispettori Orma e Impronta che andando a spasso in bici notano le abitudini del quartiere... :)
  • 23 October 2008 at 05:51 bartlebooth aka paolo b
    ce lo avevo anch'io, quel manuale. però non ricordo niente.
  • 23 October 2008 at 09:05 Massimo Morelli
    in effetti anch'io sono sulla linea del compagno paolo
  • 23 October 2008 at 09:12 bartlebooth aka paolo b
    tra l'altro ho scaricato pochi giorni fa il Manuale di Paperinik in pdf... ;)
  • 23 October 2008 at 09:17 Federico [Kurai]
    urca, bellissimo il manuale di Paperinik! Lo conservo ancora gelosamente (cazzo quei manuali erano tutti illustrati da carpi, sono grandiosi).
  • 23 October 2008 at 09:33 bartlebooth aka paolo b
    eh, io li ho persi tutti (tranne il Manuale del gol, che però ha in comune con quelli solo il formato)
  • 24 October 2008 at 08:57 Federico Bolsoman
    @paolo: però nel frontespizio aveva un'azione disegnata da Silva che era grandiosa, anche per gli immuni da calciomalattia come me.

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