Fansubber guest star

Su FriendFeed è comparsa la notizia che un noto blogger abbia partecipato l’altra notte alla traduzione dei sottotitoli dell’ultimo episodio di LOST.

Per l’occasione la produzione ha deciso di cambiare lo speakeraggio introduttivo: ecco il file in due formati: Lost intro voice (m4a), Lost intro voice (mp3).

 

Il lato oscuro della voce

Palpatine afferma che stai sbagliando

Ci sono esperimenti che si possono fare solo quando ti becchi una bronchite in piena estate. Ho cominciato per scherzo ingannando il tempo ieri in autostrada e ieri sera ho prodotto il mio primo podcast.

Come ognun sa:

La paura conduce al Lato Oscuro

ma anche:

Il Lato Oscuro conduce alla Raucedine

Prendiamola come un esperimento del plugin Podcasting (che mi sembra ben più agile e moderno di PodPress). Così da oggi il Bolsoblog si ritrova con un feed in AAC (con copertine ed URL, per iTunes, iPod, iPhone) ed un feed in MP3 (solo audio).

Eccovi raucedine in AAC e raucedine in MP3.

 

Una voce nel cuore di tutti

Signor Capone, lei forse non lo sapeva ma l’Italia l’amava, ha fatto crescere generazioni intere, e migliaia di vecchiette che aspettavano di sapere chi tra Broke o Taylor, volesse sposare.

Dice un commento tra i tanti, sentitissimi, che stanno trasformando il post sulla morte di Claudio Capone in un album dei ricordi.

Fan, passanti, appassionati, colleghi doppiatori (chi in chiaro chi solo con il nome) salutano una voce nel cuore, un amico, un grandissimo doppiatore, una persona splendida, immortalata nei ricordi della sala di doppiaggio, dei consigli dati ai colleghi, di tanti piccoli flash.

Claudio ha sempre fatto parte del mio Olimpo personale dei doppiatori, insieme a Cesare Barbetti, Ferruccio Amendola, Pino Locchi, Gualtiero De Angelis.

Di Claudio, come degli altri che amo, mi piace l’equilibrio inconfondibile fra la riconoscibilità di una voce fantastica e la fusione con il personaggio interpretato dall’attore originale. Capisci che è qualità pura, amore per l’uso della voce, e al contempo ti dimentichi e segui il personaggio.

Ma in trasparenza rimane sempre la voce, quella bravura soffusa che avvolge tutto e ti coccola il cervello.

La voce di Claudio, la persona di Claudio trasmettono quella bravura. Bassa ma vellutata, rugosa e morbida al tempo stesso, modulabile, con parole e sillabe scandite, un piacere di altri tempi come un bicchiere di whisky invecchiato bevuto davanti al caminetto.

Bravura nei documentari, ad accompagnarti con le aquile sulle vette più alte, bravura nei telefilm, dallo Sceriffo Brock al pastore di Settimo Cielo, bravura in parti improbabili per quella voce.

Bravura e basta.

Claudio se ne è andato giovane, maledetto ictus, ma ha avuto modo di viaggiare accanto ai grandi in un lungo arco di storia del cinema: la sua voce, dal timbro ancora giovanile, da’ corpo ad alcuni aiutanti del Tenente Colombo nei primi anni ’70, ed è sempre la sua voce acerba che nel 1978 ben si adatta al Luke Skywalker ragazzino di Episodio IV, per poi evolvere con la timbrica a Luke che scopre la forza su Dagobah e al Luke Jedi che fa il suo ingresso nel palazzo di Jabba.

Claudio è una costante: pubblicità, documentari, film. Dicono tutti: la sua voce ci mancherà. Verissimo, ma a quelli come me manca Claudio, come mancano Cesare, Ferruccio, Pino, Gualtiero e gli altri.

M’importa assai se il tal personaggio ora cambierà voce. Mi importa molto di più che si sia spenta la voce di Claudio.

Siamo appena entrati in un periodo di repliche televisive. Sul satellite si replicano continuamente film e telefilm. Ogni volta, ad occhi chiusi, una, tante fitte al cuore.

Il doppiatore è un mestiere che presupporrebbe l’immortalità: perché le voci sono ovunque non legate ad una sola faccia, le voci sono sempre nell’ombra. Come le favole della buonanotte.

Oltreoceano non lo capiranno mai.

Addio, Claudio.

Indiana Jones 4

Indiana Jones shadow

Indy è tornato e per un miracolosa congiunzione astrale che ha tenuto a bada i bimbi (tutta da raccontare) siamo andati a vederlo la sera della prima.

Lo aspettavo da un po’, cercando di non anelarlo come il fan rimasto deluso da Episodio 1 qualche anno fa. Del resto sono troppo vecchio per questo genere di cose, ma neanche troppo:

Indy at the gate

A parte l’impatto con una sala cinematografica, il buio, senza bimbi o felidi casalinghi pronti a interromperti, esperienza che non ricordavo, il film è godibilissimo. E’ un ritorno di vecchi amici, un po’ ingrassati, un po’ acciaccati, ma con la verve di sempre.

La narrazione perde ogni freno inibitorio di credibilità, è un luna park senza essere di cartapesta, travolgente ma senza darti il mal di testa, esagera i tratti e reinventa il personaggio come le tante reinterpretazioni di un classico, come l’Uomo Ragno di Todd McFarlane. Indy diventa una silhouette frusta e cappello contro fondali apocalittici ma se ne esce gigione come sempre e stavolta a cuor contento.

Risolto il problema dell’invecchiamento spostando l’azione 20 anni dopo la trilogia, nel 1957, il film è pieno di riferimenti al passato, c’è l’Arca, c’è il deposito dove è nascosta (si vede dal trailer), c’è il papà Jones-Connery scomparso nella finzione ma anche l’amico Marcus-Elliot morto in entrambi i mondi (nel nostro di AIDS). A Marcus va più di un pensiero affettuoso compresa una statua che giocherà un brutto tiro ai cattivi. Ma ci sono anche riferimenti ad American Graffiti (l’inizio del film è un omaggio esplicito), a Star Wars (I’ve got a bad feeling about this, una crasi fra Indy e Han Solo).

Spielberg sa stare dietro la macchina da presa, il film lo regge in gran parte lui e fa pensare che George avrebbe fatto meglio a reclutarlo come regista per la nuova trilogia.

La trama è esagerata ma il film non ne fa mistero fin dalle prime inquadrature. Inutile incavolarsi per il finale fantascientifico, non è su quello che verte questo episodio di Indiana Jones: i cattivi Russi sono cattivissimi, le esplosioni sono esplosivissime, la guerra fredda è freddissima, i misteri sono misteriosissimi.

E’ un film di sessantenni per cinquantenni o al massimo quarantenni. E’ un film sui personaggi che abbiamo amato, su Indy che può permettersi qualsiasi follia a metà tra fiatone e ghigno sardonico, su una compagna che lei sì che sa come movimentare la vita di un uomo, su un giovane in ormoni che ha tutto da imparare. E’ un film che offre, consolidato e ufficializzato, il prodotto che ci si può aspettare da Spielberg e Lucasfilm, non più sinonimo di giovani talenti del cinema tecnologico ma produttori di un certo cinema fantastico che non tradisce ma non innova più.

La squadra è quella: Steve & George, Kathleen Kennedy e Frank Marshall alla produzione, Ben Burtt al sonoro, John Williams alla colonna sonora e Janusz Kaminski alla fotografia che ha dovuto fare il verso al compianto Douglas Slocombe. Chi ha visto qualche making of degli altri Indiana Jones e di Star Wars sa ormai come ragionano, come progettano e producono un film. Un ristorante di cui conosci chef e menu, sai che è buono e non ti aspetti niente di diverso.

E’ un film cinquantenne: nostalgico, familiare, commedia e avventura insieme, quasi sitcom in certi punti. Un film immensamente affettuoso verso i suoi personaggi e di questi tempi non è cosa da poco, con il rischio di prendersi sul serio in agguato dietro l’angolo.

Il doppiaggio mi è piaciuto, con voci classiche come Michele Gammino per Indy e Dario Penne o Francesco Pannofino per i comprimari. Il doppiaggio è avvenuto negli Skywalker Sound studios a San Francisco, segno che ormai la Lucasfilm vuole controllare ogni dettaglio dei suoi franchise film.

P.S. ferraresi e bolognesi schiatteranno dal ridere allo scambio di battute con la cattivona russa:

– tu di dove pensi che io sia?

– da come pronunci la ELLE devi essere dell’Ucraina… o Monestirolo?

P.P.S.: no, non si può dire.

P.P.P.S.: toh, con questo faccio 400 post in poco più di 5 anni. C’è chi festeggerebbe per molto meno.

Update: m’ero dimenticato il titolo per esteso, a uso e consumo di Google. Eccolo: Indiana Jones e il Regno del Teschio di Cristallo.

Pentole a reti unificate

Ci ho messo un po' a reagire, il pollice si era incollato sul telecomando in seguito allo sbigottimento. I contenitori della domenica cominciano a ragionare in sincrono.

Avevo scritto pochi giorni fa di Pino Insegno che passa con nonchalance da Aragorn alla pseudo Ape Maia… e oggi me lo ritrovo nel mio scanalamento nel trash televisivo, a reclamizzare una nota batteria di pentole. Altro che Aragorn… cambio canale e…

Su Rai 1 ci sono Mara Venier e Stefano Masciarelli che reclamizzano la stessa batteria di pentole, della stessa arcinota marca con lo stesso inebetito entusiasmo, nello stesso momento.

E' finito pochi istanti, fa, il tempo di riprendermi e fare questo post…

Aragorn Insegno

Vedendo nei giorni scorsi LOTR:TTT (Le Due Torri) mi sono ri-stupito di udire nuovamente una adattissima voce cavernosa per Aragorn, già ammirata nel primo film della trilogia, e di riscoprirla appartenere al buon Pino Insegno.

Certo, il rischio di perdere la concentrazione durante le tre ore di film pensando al leggendario Aragorn, figlio di Arathorn nei panni di Pino-ApeMaia è forte e il prezzo è rovinarsi l'intero filmone…