Ho visto una città civile e sono ancora sotto shock

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Il racconto di viaggio di Antonio Menna a Stoccolma è un pugno nello stomaco non solo per i napoletani ma per chi insegue un’idea di Italia che (ancora) non c’è ma viene inseguito da un’Italia che c’è (ancora) e non lo molla.

Il pezzo va letto tutto ma il suo nucleo più importante sta nella frase:

Ho visto ciascuno prendersi cura del suo tassello di interesse collettivo.

Puoi fare le riforme che ti pare, perseguire gli evasori, incarcererare i criminali, ripulire le strade, inondare di fondi e iniziative la città ma se chi ci abita non si sente parte di una collettività sarà tutto inutile.

Vi chiederete perché ho pubblicato lo screenshot dei pulsanti di sharing e commenti. Perché mi sembrava una bella chiosa all’intervento di Vincenzo Cosenza a State of The Net: uno stesso post ha 10mila condivisioni facebook, 271 su twitter (due ordini di grandezza in meno), nessuno su Google plus e 338 commenti.

25 aprile a Bologna

Bandiere

Una bella giornata di aprile, una piazza troppo vuota

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ascolta un bel discorso sulla faticosa realizzazione negli anni dei valori scritti nella Costituzione.

ANPI medaglie d'oro

E’ la piazza dei ricordi, dove sul muro su cui si fucilavano i Partigiani

Foro di proiettile

ora ci sono le foto di chi non c’è più

Generazioni

e di chi c’era nei sui 14 anni

Un ragazzino di 14 anni nella foto...

ed è di nuovo qui per raccontarlo

...a 82 anni festeggia il 25 aprile

insieme a chi resiste a 98 anni (quasi 99).

98 anni quasi 99

Poco distante il Pratello R’esiste

Il 25 Aprile del Pratello #25aprilebo

e la festa

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di tutti

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continua

Pace

Buon 25 aprile

W la Resistenza

(ingrandisci le foto se non lo hai ancora fatto o guardati tutto il photoset su flickr)

La versione di Ciampi

Carlo Azeglio Ciampi rifiutò il rinnovo di mandato con un comunicato:

nessuno dei precedenti nove Presidenti della Repubblica è stato rieletto.
Ritengo che questa sia divenuta una consuetudine significativa.
E’ bene non infrangerla.
A mio avviso, il rinnovo di un mandato lungo, quale è quello settennale, mal si confà alle caratteristiche proprie della forma repubblicana del nostro Stato.”

Roma, 3 maggio 2006

Reazioni da Barcellona e dibattiti in casa bolsi

Ho trovato oggi diverse reazioni alla puntata di Presadiretta di cui parlavo nel post precedente.

In effetti anche a me la visione della Spagna vista da Barcellona era sembrata anche troppo paradisiaca. Il senso della mia riflessione era tuttavia su ciò che andrebbe fatto in Italia, indipendentemente da quello che è stato fatto in realtà in Spagna.

Ciò detto giornalisticamente parlando ci sono diversi interrogativi che andrebbero approfonditi (grazie a Daria per le riflessioni serali in casa):

– come funziona la libertà di licenziare in Spagna? Quali sono le chances che ha un lavoratore licenziato da un contratto a tempo indeterminato?

– per i 7-8 casi mostrati nelle puntata che ce l’hanno fatta, quanti stanno ancora aspettando in coda?

– qual è il rapporto tra la domanda e l’offerta di lavoro per personale qualificato in Italia? Quanti ingegneri, economisti e avvocati vengono sfornati ogni anno e quanti ne vengono richiesti?

– Quanti posti da infermiere o da imbianchino vengono invece coperti da non italiani per mancanza di offerta?

Dalla piramide all’uovo

Nel libro di Piero Angela Viaggi Nella Scienza che raccoglieva i primi servizi di Quark degli anni ’80, veniva posta la questione della ridistribuzione della piramide sociale, con la maggior parte della popolazione che cercava di spostarsi dalla base al vertice trasformando la piramide in un uovo.

Se un imprenditore o un architetto ha la fila di aspiranti stagisti che vogliono sobbarcarsi un soggiorno in un’altra città per poche centinaia di euro di rimborso spese, quale avviamento e orientamento degli studi ha permesso l’accalcarsi di così tanti concorrenti?

Esiste il problema di un’eccesso di offerta di professioni qualificate che ha generato il problema di concorrenza al ribasso o è solo un cinico argomento di difesa dei datori di lavoro?

Dice L’Umarell Danilo Masotti:

Andresti a raccogliere pomodori a 2 euro l’ora? NO Andresti a fare assistente regista gratis? SI La disoccupazione giovanile è anche questo

E’ una provocazione o è vero? Perché i servizi giornalistici non cominciano rigorosamente con statistiche, numeri e relative fonti?

Ecco il sunto delle reazioni e lettere aperte a Riccardo Iacona:

– Le persone intervistate “che hanno trovato lavoro in 4 giorni” non trovano riscontro con la situazione presente. Secondo i dati del Ministerio del Trabajo pubblicati il 4 ottobre 2011, la Catalogna è la seconda comunità autonoma con il più alto incremento di disoccupazione nel settembre 2011 (16.282 ossia il 2,78% in più rispetto ad agosto) con un numero di disoccupati che supera le 600.000 persone (20%).

(Via Presa Diretta e gli italiani a Barcellona.)

Purtroppo conosco tanti giovani italiani emigrati a Barcellona e tanti, tantissimi catalani che fanno fatica ad avere un lavoro stabile, ad arrivare alla fine del mese e a pagare l’affitto. Per non parlare di comprare una casa e avere dei figli. Esattamente come succede in Italia. Credo che sia doveroso e intellettualmente più onesto nei loro confronti raccontare tutta la verità, se necessario con dati alla mano, e non limitarsi a dipingere ‘l’altrove’ come la soluzione a tutti i mali.

(Via Lettera aperta a Riccardo Iacona riguardo la puntata di Presa Diretta ‘Generazione sfruttata’. « It’s not just the economy, stupid..)

La cosa peggiore è stato, a mio giudizio, il messaggio salvifico: in Spagna si fanno contratti lavorativi a tempo indeterminato, in Italia la gente viene sfruttata e tenuta in nero. Ecco, purtroppo le cose non stanno proprio così (leggi il secondo intervento di Armando sui contratti a tempo parziale)

e SOPRATTUTTO occorre specificare che:

– il contratto a tempo indeterminato in Spagna NON ha lo stesso valore che in Italia. In Italia con un contratto così, se hai la fortuna di lavorare in un’impresa con più di 15 dipendenti, sei in una botte di ferro, ti sposi con l’azienda. In Spagna, invece, ti possono licenziare quando e come vogliono, pagandoti solo un’indennità ed hai diritto a percepire un sussidio di disoccupazione per un periodo non superiore ai 2 anni, in funzione del tempo lavorato. NON esiste la cassa integrazione.

Iacona avrebbe dovuto anche spiegare questo. Il vero motivo per cui in Spagna si assume di più che in Italia è che qui è facile licenziare. Punto e basta. Il miraggio del posto per tutta la vita è un’altra cosa. Se non si dice questo si sta dando un’idea distorta della verità, dipingendo la Spagna come il paese delle grandi opportunità e della legalità.
Legalità sì, ma perché le variabili sono MOLTO differenti.

(Commento dell’Autrice al suo lungo post Lettera da… Barcellona | Il corpo delle donneIl corpo delle donne.)

Ufficio Presadiretta

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Scriveva Paolo Valdemarin un lunedi mattina del 2006:

Credo che la Presidenza del Consiglio dei Ministri dovrebbe istituire un “Ufficio Report”, presso cui sistemare alcuni volonterosi funzionari che la domenica sera si guardino la puntata di Report prendendo appunti, per poi iniziare a fare qualcosa in proposito di qualunque cosa venga descritta nella trasmissione e riferendo al pubblico eventuali progressi (magari su un blog, che costa poco e andrebbe bene allo scopo).

(Via Paolo Valdemarin Weblog.)

Ieri sera, alla fine della bellissima puntata Generazione Sfruttata di Presadiretta ho avuto il medesimo pensiero con una piccola variante: mi sono augurato che le forze politiche di opposizione, in vista delle elezioni, fabbricassero il loro programma prendendo appunti da questa inchiesta.

C’è dentro tutto: oltre 10 anni di applicazione all’italiana del diritto del lavoro con il classico metodo “fatta la legge, studiato l’inganno”. Una raccolta dati su un danno che è stato fatto e un grido di aiuto di una generazione che chiede una via d’uscita. Ma c’è dentro anche il rimedio: i casi di successo degli Italiani che hanno trovato una nuova vita a Barcellona, con un nuovo lavoro in tre giorni quindi casa e famiglia in 2-3 anni. E non erano tutte eccellenze ma normali persone che la meritocrazia ha portato alla loro meta.

Ci sono tutte le istruzioni per riuscire nella ricostruzione dell’Italia: tassazione più bassa del lavoro, controlli sul lavoro nero, attenzione a bambini e famiglie nei servizi e negli spazi cittadini.

C’era il mondo come dovrebbe essere: non il paradiso ma un mondo normale che funziona. La prima forza politica che mostra di crederci sul serio e che riesce a farci credere gli italiani stravince le elezioni. Chi si fermerà a slogan e “ricette per la crescita” verrà sgamato subito.

Se tutti rispettano le regole forse ti viene anche la voglia di gareggiare.

Se questo ci fosse un mondo normale dovremmo già sentire rumore di tastiere o almeno di penne su blocchetti per appunti.

Aggiornamento: ci sono diverse reazioni di giovani precari che vivono all’estero e che non si sono riconosciuti nel ritratto “paradisiaco” del servizio di Iacona.

Mancanza di rivoluzione italiana

A rebellion is a revolution without a vision. Italians, probably, don’t really need a rebellion. They need a shared vision based on facts and reality (not on ideology and reality shows): a deep cultural change, that helps them to understand their shared project, that helps rebuild a perspective and that makes them look ahead with an empirically based hope. They know they will have to work hard. And they usually do, when they know for what they are working. Thought, art and culture are to change. A rebellion is an act. A deep cultural change is a movement that is needed to transform the eventual act of a rebellion in the process of a constructive and generous revolution.

The case for an Italian rebellion. Why it doesn’t happen. And what could happen – Luca De Biase

Un lungo post di analisi delle aspirazioni politiche degli Italiani impantanate nell’impotenza del presente (And cynism leads to terror or to helplessness. We had terror in the past. Now we are experiencing helplessness).

Ci sono diversi spunti di riflessione, su come siamo e su perché siamo così. Magari un punto di partenza per smettere di essere così.

Bologna rinasce nei TDays

Alla fine sono arrivati i giorni della pedonalizzazione della T: i TDays

Sabato 17 mattina la T formata da via Rizzoli, Via Ugo Bassi e Via Indipendenza è tornata ad essere quello che era a metà degli anni’80: un concerto di voci di persone, di passi di persone, di pedalate di persone e un’esagerazione di biciclette legate per ogni dove (nota per l’Amministrazione: aumentare i rastrelli per le bici d’ora in poi).

I tempi sono cambiati, i negozi sono cambiati, un Apple Store in centro città apre fra le urla dei fan e degli addetti Apple. La città sembra rinascere sia nel sabato di sole cocente che nella domenica di pioggia che la sera ha permesso un passeggio al fresco.

I Bolognesi si riprendono la città, i negozi sono aperti, le iniziative di green economy non si contano più (auto elettriche, bici elettriche, attività podistiche).

Sarà che ricordo i miei 17 anni di vita in centro a Bologna con nostalgia ma nei TDAys mi sono sentito ringiovanire e una campanellina di un possibile bel futuro mi è risuonata in fondo alla testa.

Sui tetti con le parole di Sergio

Fargli un monumento » Sergio Maistrello: Ma io mi ostino a pensare che questa protesta, geniale e coinvolgente, degli studenti che si prendono i luoghi simbolo d’Italia non sia tanto contro questa riforma e contro questo governo. Quelli sono il pretesto, la notizia buona per i titoli del tg. La scintilla che innesca. Mi piace invece pensare che stiano protestando per lo sfascio, per l’arroganza, per il cinismo, per la miopia che gli ultimi venti o trent’anni di storia italiana, con governi di ogni colore, hanno riservato loro. Per lo stato in cui è ridotto l’intero sistema della formazione nazionale, per la precarietà degli edifici, per la prostrazione degli insegnanti, per la tristezza delle ultime riserve di potere, per il tedio dell’ennesima riforma che sai già destinata a impoverire ancora. Per lo spettacolo disonorevole di questi anni. Mi piace pensare che questi esuberanti giovanotti abbiano trovato il coraggio, la motivazione e l’intuizione per fare quello che noi ex-studenti sfuggiti per un soffio al collasso, noi genitori che portiamo a scuola la carta igenica per i nostri figli, noi adulti tramortiti al pensiero dell’eroismo quotidiano che ci sarebbe richiesto, non siamo stati capaci di fare: ritrovare dignità, alzare la voce, riprenderci – almeno simbolicamente – ciò che ci spetta. Per questo trovo quei monumenti occupati un’immagine potente come non se ne vedevano da anni. Per questo auguro a tutti noi che non si stanchino o non siano distratti troppo presto. E per questo, come altri in queste ore, penso che su quei monumenti dovremmo esserci anche noi.

Ho già condiviso le parole di Sergio stamattina ma rileggendole sul post di Massimo ho scelto anch’io di ribloggarle in toto.

Perché le parole sono importanti e nell’essere lette è la loro forza.

Perché la forma è sostanza e il periodare di Sergio in questo post è la perfezione.

Perché quando qualcuno estrae dalla tua testa il tuo stesso pensiero da giorni incapace di uscire gli devi come minimo un caffè, meglio un abbraccio, per ora un post.

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